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COSTUMI  •  PIANURA, 7 NOVEMBRE 2026

LA LAMPADA DEL VANGELO DEVE RESTARE ACCESA

L’omelia di padre Ciro Sarnataro alla Casa Madre dei Vocazionisti: fede, vigilanza e responsabilità prima di ogni incarico.

PIANURA (NAPOLI), 7 NOVEMBRE 2026 — «Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». È dalla parabola evangelica delle dieci vergini che prende forma il messaggio centrale dell’omelia pronunciata da padre Ciro Sarnataro, Superiore Generale della Società Divine Vocazioni, durante la celebrazione eucaristica delle ore 17:30 alla Casa Madre dei Vocazionisti.

IL VANGELO PRIMA DI TUTTO

Dieci vergini attendono lo sposo. Tutte hanno una lampada e tutte sono invitate alla festa; soltanto cinque, però, hanno portato l’olio necessario per alimentare la fiamma. La differenza non sta nell’invito ricevuto, ma nella preparazione e nella perseveranza.

Che cosa accade alla nostra lampada quando il cammino si prolunga, quando i risultati tardano e quando le energie diminuiscono? La domanda che emerge dall’omelia va oltre la vita religiosa e interroga il modo in cui ciascuno attraversa il tempo e le responsabilità.

La vigilanza cristiana non è paura del futuro, ma fedeltà quotidiana: preghiera, carità e responsabilità. L’olio richiama la fede che resiste, la speranza perseverante e l’amore concreto. La lampada non resta accesa per il solo fatto di essere stata consegnata: va custodita e alimentata.

È in questa chiave che la conclusione del Vangelo — «Vegliate dunque» — si fa invito a usare responsabilmente il tempo, a custodire il bene ricevuto e a trasmetterlo alle nuove generazioni.

SAPIENZA, PREGHIERA E SPERANZA

Il Libro della Sapienza richiama la capacità di riconoscere la presenza di Dio negli avvenimenti. Il Salmo esprime una sete del Signore che non si esaurisce con gli anni o con gli incarichi svolti. Nella prima lettera ai Tessalonicesi, san Paolo indica la speranza cristiana nella risurrezione: i passaggi della vita non hanno l’ultima parola sulla vocazione.

Il postulatore non “crea” la santità: studia la documentazione, raccoglie testimonianze e collabora al discernimento della Chiesa. Competenza e rigore sono indispensabili, ma non sostituiscono la ricerca personale di Dio.

IL SERVIZIO CHE SI CONSEGNA E LA MISSIONE CHE CONTINUA

Su questo fondamento evangelico si innesta la circostanza della celebrazione: il ringraziamento a padre Giacomo Capraro per il lungo servizio di postulatore generale e l’accoglienza di padre Claudio De Caro, chiamato a succedergli.

Nel corso dell’omelia è stato richiamato il cammino ecclesiale verso il riconoscimento della santità del fondatore, san Giustino Maria Russolillo, tra studi, atti, testimonianze e attese: il decreto sulle virtù eroiche nel 1997, la beatificazione nel 2011 e la canonizzazione il 15 maggio 2022. A padre Giacomo è stato espresso il grazie della famiglia vocazionista per un impegno spesso silenzioso, accompagnato dall’augurio di serenità, salute e pace.

A padre Claudio, che assume la responsabilità del nuovo ufficio, è stato rivolto l’invito a unire competenza e spiritualità, rigore e comunione, attenzione alle norme e amore per la missione. La memoria di san Giustino non va soltanto custodita: il suo messaggio deve continuare a diventare vita.

Alla celebrazione era presente anche suor Chiara Vitale, Superiora Generale delle Suore Vocazioniste, che ha proclamato la seconda lettura: una presenza che richiama l’ampiezza della famiglia spirituale legata a san Giustino.

UNA CONSEGNA CHE RIGUARDA TUTTI

La conclusione ritorna alla lampada del Vangelo. Gli incarichi finiscono, le persone si avvicendano, le responsabilità cambiano. Non deve spegnersi, però, l’olio della preghiera, della fedeltà e della carità. La missione continua nella comunità e nel servizio alle nuove generazioni.

Questo è il nucleo dell’omelia: non fermarsi alla successione di un ufficio, ma leggere ogni passaggio alla luce di una domanda essenziale: abbiamo custodito l’olio necessario per continuare il cammino?

Prof. Ciro Scognamiglio — Giornalista

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