COSTUMI — LONTANI LA TRAVERSATA · BLOG GIORNALE
2 novembre 2026 · Commemorazione dei defunti
IL SILENZIO, LA PAROLA E IL RUMORE DEGLI UOMINI
Quando non sappiamo più ascoltare, anche la pace diventa una parola senza dimora.
I NOSTRI NATI IN CIELO
I nostri nati in cielo certamente hanno più forza di noi. Il loro silenzio è la luce! In questo 2 novembre vorrei affidare alla loro memoria un desiderio: che si plachi finalmente questo vociare e che tutte e tutti possiamo ascoltare il battito del nostro cuore, me compreso. Non cerco il silenzio per fuggire dagli uomini, ma per tornare ad ascoltarli. Perché la memoria dei nostri cari non ci allontani dalla vita: ci insegni a custodirla.
«Il silenzio non cancella la parola. Le concede il tempo di diventare sapienza.»
IL MISTERO CHE NON SAPPIAMO ASCOLTARE
Ci sono territori che fremono, comunità che discutono, uomini che parlano e altri che attendono soltanto il proprio turno per rispondere. Le parole si moltiplicano, i giudizi precedono la conoscenza, le chiacchiere attraversano piazze, case e strumenti digitali. Eppure, in questa immensa produzione di rumore, qualcosa sembra mancare: la capacità di ascoltare.
Non mi riferisco al silenzio dell’indifferenza, della paura o della rassegnazione. Parlo di quel silenzio che permette alla coscienza di interrogarsi prima di giudicare, alla parola di maturare prima di ferire, all’uomo di riconoscere nell’altro non un avversario, ma un essere umano.
MAX PICARD: IL SILENZIO NON È IL VUOTO
Il filosofo Max Picard, nella sua opera Il mondo del silenzio, riconosce al silenzio una dimensione fondamentale dell’esistenza umana. Non è semplicemente assenza di suoni. È una realtà interiore dalla quale la parola può ricevere profondità e autenticità. La parola che nasce dal silenzio non ha bisogno di imporsi gridando.
Oggi, invece, siamo immersi in un archivio permanente di stimoli: notizie, immagini, commenti, reazioni, provocazioni. Tutto reclama attenzione. Tutto sembra pretendere una risposta immediata. Ma quando ogni stimolo diventa urgente, quale spazio rimane per comprendere?
SENECA E LA FATICA DI GOVERNARE NOI STESSI
Già Seneca invitava l’uomo a interrogarsi sul proprio rapporto con le passioni, con le distrazioni e con il tempo. La sua riflessione ci ricorda quanto sia difficile custodire una mente libera quando ci lasciamo trascinare continuamente dagli eventi esterni.
I presocratici, molto prima di noi, cercavano nella natura e nell’ordine del cosmo le ragioni profonde dell’esistenza. Non possedevano le nostre tecnologie, ma avevano già posto domande che nessuna tecnologia ha definitivamente risolto: chi siamo? Che cosa possiamo conoscere? Quale rapporto ci unisce agli altri e al mondo?
DAL COGITO ALL’ALTRO: IL RISCHIO DI DIVENTARE PRIGIONIERI DELL’IO
Il cogito cartesiano pone il pensiero al centro della certezza della propria esistenza. Ma riconoscere se stessi non significa aver già compreso gli altri. Il nostro errore potrebbe cominciare proprio quando trasformiamo la coscienza di esistere nella presunzione di possedere la verità.
Anche il pensiero di Plotino, con la sua ricerca dell’Uno, invita a riflettere sul rapporto tra molteplicità e unità. Non dobbiamo confondere questa ricerca filosofica con una spiegazione scientifica della mente. Possiamo però trarne una domanda: siamo capaci di riconoscere l’unità della dignità umana senza cancellare le differenze?
Ogni uomo è irripetibile. Ogni coscienza custodisce una storia. Ogni dolore merita ascolto. E noi, troppo spesso, pretendiamo di conoscere un’intera esistenza dopo averne ascoltato soltanto una frase.
IL NON DETTO PUÒ VALERE PIÙ DELL’ATTACCO
La mente umana possiede straordinarie capacità di apprendimento, imitazione e relazione. Le neuroscienze studiano anche i cosiddetti neuroni specchio, ma nessuna singola scoperta può spiegare da sola la complessità dell’empatia, della coscienza e dei comportamenti sociali.
Forse il nostro problema non è possedere pochi strumenti per comprendere. È utilizzarli troppo spesso per distinguerci, prevalere, giudicare. Perché lui è stato scelto e io no? Perché la sua parola deve contare più della mia? Perché il riconoscimento dell’altro dovrebbe diminuire il mio valore?
Sono interrogativi umani. Ma quando diventano risentimento permanente, rischiano di impoverire le relazioni. Il silenzio potrebbe insegnarci che non ogni mancato riconoscimento è un’offesa, non ogni divergenza è un’aggressione e non ogni parola merita una risposta.
LA LEZIONE DI UN RAGAZZO CHE DIVENTA VECCHIO
C’è una frase che accompagna il mio cammino: «ASCOLTA, RAGAZZO! VIVI PER SERVIRE E NON SERVIRE PER VIVERE». Forse queste parole hanno contribuito a costruire quella poca umiltà che spero di avere conquistato attraversando la vita.
Mi hanno insegnato che il dolore non autorizza a infliggere altro dolore. Che la conoscenza non è un privilegio da esibire. Che il servizio non è sottomissione, ma una scelta libera di responsabilità.
Eppure, dopo tanti anni, devo riconoscere qualcosa che mi riguarda personalmente: non sempre so ascoltare. Il chiacchiericcio permanente mi turba. Le parole ingiuste mi feriscono. Talvolta non riesco a lasciare scivolare un’offesa nel silenzio.
E allora mi interrogo: come posso chiedere agli altri quella misura che io stesso fatico a custodire? Forse è proprio qui che comincia l’umiltà. Non nella dichiarazione di possederla, ma nella scoperta quotidiana dei propri limiti.
I VILLAGGI CHE HANNO PERDUTO IL SILENZIO
Guardo i nostri territori, le periferie, i vicoli, le comunità che conosco. Ascolto discussioni che sembrano non finire mai. Vedo uomini e donne consumare energie per stabilire chi abbia ragione, chi meriti maggiore considerazione, chi debba prevalere.
Intanto la vita continua a chiedere lavoro, dignità, solidarietà, istruzione, cura e pace. Non possiamo costruire una comunità soltanto attraverso le parole. Occorrono gesti, responsabilità e soprattutto la disponibilità ad ascoltare anche ciò che mette in discussione le nostre certezze.
Il silenzio non deve proteggere l’ingiustizia. Davanti alla violenza, alla sopraffazione e alla menzogna documentata, la parola può diventare un dovere. Ma esiste una differenza immensa tra parlare per difendere la dignità e parlare per alimentare il conflitto. La prima parola costruisce. La seconda può distruggere.
IL MISTERO DELLA PACE
In questo 2 novembre, mentre la memoria ci riporta a chi non cammina più accanto a noi, vorrei che il silenzio diventasse un luogo d’incontro. Un incontro con la nostra coscienza, con chi abbiamo amato, con chi abbiamo ferito e con chi forse non abbiamo saputo comprendere.
Per chi crede, può diventare anche uno spazio di ricerca del divino. Non per sentirsi superiori, ma per riconoscere quanto siamo piccoli davanti al mistero dell’esistenza.
Non so se riusciremo mai a dare una patria comune alle nostre migliori azioni umane. Non so se sapremo abbandonare la continua necessità di apparire, essere riconosciuti, essere scelti. Forse ritornerò ancora su queste riflessioni.
Anche perché, dopo una vita trascorsa a studiare, insegnare, osservare e raccontare, mi accorgo che non ho ancora compreso fino in fondo quanto mi resta da comprendere. E questa consapevolezza non mi umilia. Mi invita a continuare.
LA CHIOSA DI COSTUMI
Non chiedo agli uomini di tacere. Chiedo a me stesso, prima ancora che agli altri, di imparare a distinguere la parola necessaria dal rumore inutile.
Perché il silenzio non è la sconfitta della ragione. È uno dei luoghi nei quali la ragione può incontrare la coscienza. E se ancora non riusciamo a costruire la pace, forse dovremmo cominciare da una domanda semplicissima: come possiamo ascoltare il dolore del mondo, se non sappiamo ascoltare neppure il fratello che ci sta accanto?
Il silenzio non cancella la parola. Le concede il tempo di diventare sapienza. E forse la pace comincia proprio quando rinunciamo ad avere sempre l’ultima parola.
Ho speranza che si plachi questo vociare. Che tutte e tutti riescano ad ascoltare il battito del proprio cuore. Me compreso.
Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista di strada, Nessuno
Vivere per servire e non servire per vivere. · SHALOM.
lontanilatraversatablog.wordpress.com

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