COSTUMI — CASA, DOVE SEI?

2 NOVEMBRE 2026 — PIOVE, GOVERNO LADRO! MA CHI RIPARA IL TETTO?

Il direttore Ciro Scognamiglio scrive anche sul giornale «L’Osservatorio Flegreo», diretto dal Prof. Avv. Claudio Ciotola, altresì Presidente e Coordinatore dei Giornalisti Flegrei.

Cronaca di strada · memoria autobiografica · satira antropologica · inchiesta

Stamattina sono uscito di casa. Potevo restare al caldo, seduto, tranquillo, con le medicine del mattino già assunte, quelle per la pressione e quelle che accompagnano il mio organismo in questa stagione della vita. Invece no! Ho chiamato un taxi. Senza telefono, senza macchina fotografica, claudicante, mi sono fatto accompagnare al Cimitero di Poggioreale. Oggi parlo di CASA. Quella dei vivi e quella dei morti. E forse, cari terrestri, abbiamo trovato il grande problema del Sapiens: costruisce case per tutta la vita, ma non sempre riesce a garantire dignità neppure all’ultima dimora!

BOLLE, BOLLE, BOLLE! Non di sapone: immobiliari! Mio padre Mario mi raccontava nomi e vicende delle compagini dell’INA-Casa. Già allora, nei suoi racconti, qualche monello girava intorno ai mattoni. Attenzione: Fanfani e l’INA-Casa sono storia, non invenzioni della testa bacata del professore! La legge n. 43 del 28 febbraio 1949 avviò un piano che, fino al 1963, contribuì a dare casa a centinaia di migliaia di famiglie italiane.

CASA DEVE ESSERE ACCESSIBILE, VIVIBILE, SICURA! Parole semplici, quasi elementari. Eppure siamo nei Campi Flegrei, sotto il Vesuvio, fra edifici vulnerabili, rischi naturali e responsabilità umane. Guardiamo al Giappone e parliamo di prevenzione. Poi torniamo a casa nostra: classi energetiche, affitti esosi, ragazzi nelle tende, B&B e una transizione energetica necessaria che non dovrebbe diventare soltanto un’altra occasione commerciale.

LA CASA DEI VIVI E QUELLA DEI MORTI. Poggioreale Monumentale, il Nuovissimo, la strada che li attraversa e separa, le bancarelle dei fiori, il richiamo dei venditori: «’O tengo janco, ’o garofano! Tengo ’e meglio!». Il commercio vive anche davanti alla morte. Nulla contro chi lavora onestamente. Ma oltre quei cancelli c’è una vicenda che pretende risposte.

UN DOCUMENTO, NON CHIACCHIERE! Il 5 gennaio 2022 crollarono parzialmente le cappelle sepolcrali di San Gioacchino Sopramuro 1 e dei Bianchi dei Dottori. L’avviso pubblico del Comune di Napoli PG/2025/684157, del 29 luglio 2025, documentava 1.781 casse contenenti resti mortali nella struttura temporanea del piazzale della Chiesa Madre. Fra queste, 302 contenevano resti non identificabili. Erano stati messi a disposizione 254 loculi e avviate procedure per la ricollocazione. Sono dati riferiti all’atto del 2025, non un censimento aggiornato a oggi.

OGGI, 2 NOVEMBRE 2026, DOMANDO: quante casse hanno trovato sistemazione definitiva? Quante si trovano ancora in una struttura provvisoria? Quali sono i tempi degli interventi? Non appartengono alla mia famiglia. E allora? IL RISPETTO DEI MORTI NON PUÒ DIPENDERE DAL COGNOME CHE PORTANO! Non voglio il mappazzone delle chiacchiere. Voglio documenti, numeri aggiornati, legalità, risposte.

SONO ZOPPO, MA NON SCEMO! Così rispose mio padre quando avevo dodici anni e qualcuno voleva riconoscermi una pensione. Era la sua maniera di difendere la mia dignità, senza togliere un millimetro di rispetto a chi sta peggio di me. Oggi, nel giorno dei Defunti, le disposizioni per le visite limitano l’ingresso delle auto private nei cimiteri anche quando trasportano persone con disabilità, almeno in determinate fasce orarie. Ma l’accessibilità non si misura soltanto al cancello! Chi ha difficoltà a camminare deve poter raggiungere dignitosamente anche la tomba dei propri cari. E chi non può permettersi un taxi? Deve rinunciare alla visita? Aspettare che tutti gli altri siano andati via? Noi claudicanti siamo forse i visitatori della notte di Halloween? Ahahah! Ridiamoci sopra, ma facciamo i seri!

LA SCUOLA, LA STRADA, IL PROFESSORE. A ventitré anni ero già nel mondo dell’insegnamento, continuando a studiare. Non ho insegnato soltanto ventitré anni: sono diventato docente di ruolo e la mia vita professionale è arrivata fino al settembre 2019. Ho lavorato, studiato, insegnato, imparato. Anche i bulli esistevano ai miei tempi! Educare, dal latino educere, significa aiutare a tirar fuori ciò che una persona porta dentro. Ma la strada insegna anche a non confondere educazione e sottomissione. Ero un gladiatore zoppo, studioso, non stupidotto! Figlio di mia madre e anche della mamma strada.

E qui arriva il gossip autobiografico! Quando si avvicinava il pensionamento, una dirigente scolastica vide per la prima volta le mie carte e mi disse: «Preside, ma lei non è diversamente giovane: è diversamente vecchio!». Io non risposi con cattiveria. Salendo verso Arezzo, dalla mia moderna auto con telefono, le dissi: «Carissima dottoressa, mi metta pure fuori. Ma noi usciamo insieme: io a settembre 2019 e lei a gennaio 2020!». Ahahah! In fin dei conti, anche io sono un benestante! L’età raggiunge tutti, anche chi crede di poterla amministrare con una circolare. Questo è il mio ricordo personale, raccontato con ironia: per i documenti di servizio parlano gli atti.

E LA CASA DI PAPÀ MARIO? Ricordo Sant’Anna di Palazzo. «’A casa è cosa seria!», ripeteva mio padre. Lasciammo quella casa perché, nel suo linguaggio colorito, «’o zio nun teneva nu cazzo!». Le virgolette non sono scandalo: sono memoria linguistica, popolare, antropologica! Anche io, da professore, qualche volta usavo il linguaggio della strada per far capire ai ragazzi la distanza tra prepotenza e autorevolezza.

E poi la baracca di Marechiaro, la barca e il racconto consegnato al libro Viaggio di 40 anni. Non una favola: un pezzo di storia vissuta. Perché la casa può essere una baracca, una barca, un riparo modesto, purché vi siano dignità e umanità.

LIBERO, NON LIBERALE! Questa distinzione conta. Non mi definisco attraverso un partito. Sono un cane sciolto, un anarchico umano, un uomo libero, senza padrini e senza appartenenze politiche. Un bipede che osserva, racconta, ride anche di se stesso e cerca la pace. Sempre. Non ho bisogno di stare dalla parte di un potere per domandare rispetto della legge.

«Professò, ma fai il serio!», sembra rispondere il mondo della pubblicità. «Ci vogliono i LILARI!». E allora omaggio alla creatività di chi sa trasformare persino il denaro in una parola che fa sorridere. Io, antropologo del vicolo, ascolto, registro e distinguo: le invenzioni dei creativi appartengono ai creativi. Le mie domande appartengono alla strada! «Trovati una RSA! Ti regaliamo la dama, gli scacchi e un mazzo nuovo di carte napoletane per il tresette col morto!». Ahahah! Proprio il 2 novembre!

Ma il vecchio professore non si siede ancora. La mattina prende le medicine, si veste, prende il bastone, paga il taxi, va dove ritiene di dover andare, ascolta, osserva e scrive. Sa di avere limiti fisici. Non ha bisogno di nasconderli e non pretende di rappresentare tutte le persone con disabilità. Racconta la propria esperienza e rivendica un diritto che appartiene a tutti.

«VIVO E HO VISSUTO PER SERVIRE, E NON SERVIRE PER VIVERE». Questa è la mia storia. Mi hanno messo in croce già da monello, ma sono ancora qua. Lucido, folle, NESSUNO! Una follia letteraria, quella di chi continua a interrogare il mondo senza voler diventare il padrone della verità.

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto! Chi ha dato, ha dato, ha dato! Scurdámmoce ’o passato, simmo ’e Napule paisà! Bella canzone. Ma scordare il passato non significa cancellare responsabilità, dimenticare i defunti o accettare che la dignità sia un privilegio economico.

AI TERRESTRI DEL 3000. Mancano 974 anni al vostro arrivo. Quando leggerete queste righe, forse avrete case sicure, quartieri accessibili, abitazioni sostenibili e cimiteri nei quali nessuno debba aspettare anni per una sistemazione definitiva. Forse avrete capito che la civiltà non si misura soltanto con i metri quadrati degli immobili, ma con il rispetto riservato alle persone.

Io, oggi, 2 novembre 2026, sono salito a Poggioreale con un taxi. Potevo restarmene al caldo. Ho preferito tornare alla strada, perché quella strada continua a insegnarmi qualcosa. PIOVE, GOVERNO LADRO! Ma la domanda vera resta: CASA, DOVE SEI? E CHI RIPARA IL TETTO DELLA NOSTRA COSCIENZA?

Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista di strada · Antropologo del Vicolo · NESSUNO.

COSTUMI — Lontani la Traversata | 2 novembre 2026 | SHALOM

Riferimenti e nota di metodo

Comune di Napoli, Avviso pubblico PG/2025/684157 del 29 luglio 2025, relativo alla collocazione dei resti mortali del crollo del 5 gennaio 2022. https://static-www.comune.napoli.it/wp-content/uploads/2016/02/ALL4_AvvisoPG684157.pdf

Treccani, «Il Piano INA-Casa (1949–1963)». https://www.treccani.it/enciclopedia/il-piano-ina-casa-1949-1963_%28Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero%3A-Tecnica%29/

Le descrizioni della visita del 2 novembre 2026, della vita familiare, della carriera e dei dialoghi sono testimonianze autobiografiche dell’autore. La situazione attuale delle casse richiede aggiornamenti ufficiali rispetto all’avviso del 2025. «LILARI» è richiamata come invenzione del linguaggio pubblicitario, non come espressione coniata dall’autore.

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