COSTUMI  |  FOTOGRAFIA VAGABONDA  |  29 OTTOBRE 2026

BASTA SCEGLIERE!

Il grano, il contadino, il mare. E quei ragazzi che non hanno smesso di diventare uomini.

Una scena condivisa: la targa, il quadro, gli sguardi e il mare alle spalle.

Una fotografia non cattura soltanto una scena. Qualche volta restituisce il senso di una vita.

A destra, il Direttore con il quadro. A sinistra, il Dottore. Al centro, la Maestra Grazia custodisce una targa. Gli sguardi non sono immobili: qualcuno sorride, qualcuno ascolta, qualcuno cerca negli occhi dell’altro il significato di quel momento. E poi c’è NESSUNO, il vecchio Professore istrionico, che prende il microfono non per occupare la scena, ma per chiamare ciascuno a farne parte.

Accanto a lui, il presidente dell’Associazione, Vincenzo Russo. Lui aveva tredici anni, io ventitré. Oggi siamo uomini di sessantatré e settantatré anni: mezzo secolo di strade, incontri, fatiche, ragazzi, successi e sconfitte. Davanti a quella platea siamo tornati, per un istante, i due giovani che avevano scelto di credere nella possibilità di fare qualcosa per gli altri.

BASTA SCEGLIERE!

Questo è il messaggio che vorremmo consegnare ai ragazzi. Vi chiameranno in cento modi. Vi assegneranno un’etichetta, una categoria, un posto nella graduatoria delle persone rispettabili o indesiderabili. Qualcuno pretenderà perfino di stabilire chi siete prima di avervi ascoltato. Ma nessun appellativo può sostituire la vostra coscienza.

Mi torna alla mente Roberto Vecchioni, professore e cantautore, e il suo invito a non spegnere la voce del ragazzo che abita in noi. Perché la giovinezza non è soltanto un’età: è anche il coraggio di non rinunciare alla scelta.

E noi, uomini dicasi maturi, che cosa abbiamo raccolto? Il tempo. Lo abbiamo raccolto come si raccoglie il grano quando è arrivato a maturazione. Il contadino conosce la terra, la lavora, la custodisce. Ma non comanda la pioggia e non dispone del sole: non può imporre alla natura il giorno della mietitura. La sua autorevolezza sta nel lavoro e nella cura, non nel possesso della vita.

Così anche noi. Ci hanno formati le persone incontrate, le occasioni, gli errori, le mani tese e perfino quelle ritirate. Ci ha accompagnati Madre Natura, che alimenta e talvolta devasta, ricordandoci quanto sia fragile ogni pretesa di onnipotenza. Non siamo il raccolto di noi stessi: siamo anche il frutto di ciò che abbiamo ricevuto.

Per questo quella fotografia non deve diventare un monumento alla nostra persona. Non cerchiamo l’autocelebrazione; cerchiamo il segno lasciato da una scelta. Guardate il mare dipinto alle nostre spalle: un orizzonte che non promette conquiste, ma invita alla traversata. Davanti, uomini e donne che per una sera hanno condiviso parole, emozioni, riconoscimenti.

Altrove, nei palazzi del potere, si continua troppo spesso a confondere grandezza e comando, consenso e giustizia, forza e sopraffazione. Ma la domanda non riguarda soltanto chi comanda: riguarda anche chi consegna il potere. Ripensando alla lezione storica di Giambattista Vico, possiamo interrogarci sui costumi, sulle istituzioni e sulle responsabilità collettive. Non basta condannare il potente: bisogna capire perché una società talvolta lo applauda, lo legittimi, lo scelga anche con il voto.

La forza non è necessariamente autorevolezza. La popolarità non è necessariamente saggezza. Il consenso non è necessariamente giustizia. E tuttavia scegliere non è semplice: paura, disinformazione e alternative insufficienti possono offuscare la coscienza. Perciò la libertà non consiste soltanto nel poter scegliere, ma nell’imparare a distinguere.

Ritorno alla fotografia. Un uomo con il microfono, un presidente che gli sta accanto, una maestra emozionata, un dottore che ascolta, un direttore che custodisce un’opera. Nessuno ha bisogno di dominare gli altri. Ognuno contribuisce al senso dell’insieme. Forse è questa la piccola lezione di una grande serata: non uomini sopra gli uomini, ma uomini capaci di stare accanto agli uomini.

Se vogliamo davvero arrivare alla pace, bisogna partire dall’educazione alla libertà, dal rispetto della persona, dalla responsabilità di non delegare ad altri la propria coscienza.

IL NEGATIVO DELLA COSCIENZA — TRE PASSAGGI PER UNA VITA ALTRA

Noi uomini saremo mai capaci di chiudere il negativo di uno scatto dopo aver imparato a leggere questi tre passaggi?

1. ANTROPOLOGICO — L’UOMO E L’ALTRO. Non siamo ciò che gli altri ci chiamano, né soltanto ciò che abbiamo conquistato. Siamo le relazioni costruite, le mani strette, i giovani accompagnati e le persone dalle quali abbiamo imparato.

2. FILOSOFICO — IL CONTADINO E IL GRANO. Possiamo seminare, lavorare, educare e attendere. Non possiamo comandare la maturazione. L’autorevolezza nasce dalla cura, dalla responsabilità e dal riconoscimento di quanto abbiamo ricevuto.

3. POLITICO — LA COSCIENZA E LA SCELTA. Non basta denunciare il potere arrogante. Dobbiamo chiederci perché gli uomini riconoscano talvolta nella sopraffazione una virtù. La libertà è anche saper distinguere prima di affidare il proprio consenso.

Forse, allora, capiremo che il negativo di una fotografia non va cancellato: va sviluppato. Anche le ombre possono restituire una verità che la sola luce non racconta. Concepire una vita altra significa non arrendersi all’idea che il mondo debba restare quello che ci viene imposto.

Non dobbiamo deluderci se alcuni tratti della traversata saranno solitudine. La solitudine di chi cerca non è necessariamente sconfitta: talvolta è il prezzo della libertà di pensare, in un mondo sovraffollato di venditori di fumo cattivo, capaci di riempire le piazze di parole e lasciare vuote le coscienze. Ma anche noi dobbiamo continuare a dubitare, ascoltare e imparare. Perché nessuno possiede tutta la verità. NESSUNO, soprattutto!

Questa fotografia non segna dunque la conclusione di una carriera. È una nuova partenza: Vincenzo e Ciro, due ragazzi diventati uomini, ancora davanti al mare. Non per insegnare al mondo come vivere, ma per testimoniare che si può scegliere di vivere diversamente.

BASTA SCEGLIERE. MA PRIMA BISOGNA IMPARARE A SCEGLIERE.

Il grano è maturo. Il mare è ancora davanti a noi. La traversata continua. E forse, insieme, possiamo arrivare alla pace.

Vivere per servire e non servire per vivere.

Prof. Ciro Scognamiglio

Scrittore · Giornalista di strada · NESSUNO

https://www.tiktok.com/@ciroscognamiglio1954/photo/7701870703292828960?is_from_webapp=1&sender_device=pc

Rispondi