

COSTUMI — FOTOGRAFIA VAGABONDA ARTE
VINCENZO RUSSO — LA BARCA CHE MI HA RITROVATO
Il pittore, il suo antico professore e quarant’anni di viaggio che il caso ha fatto incontrare
27 ottobre 2026 — Recensione d’arte e testimonianza
Ci sono doni che si ricevono con le mani e altri che si raccolgono con la memoria. Quello ricevuto dal pittore e scrittore Vincenzo Russo appartiene a entrambi.
Alla XII edizione del Premio alla Cultura dell’Associazione San Giustino Russolillo, nella Casa Madre delle Suore Vocazioniste a Pianura, ho ricevuto, insieme alla targa di riconoscimento, una sua opera pittorica. Anche altri premiati, provenienti dal mondo delle arti, della regia, dei mestieri e delle professioni, hanno ricevuto un’opera dell’artista. Un gesto che unisce il riconoscimento pubblico al linguaggio dell’arte.
Ma per me quel dono custodiva una storia ulteriore. Vincenzo Russo è stato un mio allievo all’IPSIAM di Bagnoli, in quella Napoli di mare, di lavoro e di cultura. Eravamo due ragazzi della stessa strada: uno insegnava e l’altro imparava. Oggi lui è pittore e scrittore; io continuo a chiamarmi Vecchio della Memoria. Davanti alle sue opere torno, con gioia, studente.
Osservo i suoi alberi, costruiti con piccoli tocchi di colore; i cieli incandescenti; le acque che raccolgono rossi, gialli e azzurri; le figure che attraversano paesaggi sospesi fra realtà e immaginazione. Vi riconosco una sensibilità vicina alla pittura naïf, qualche eco della libertà narrativa di Henri Rousseau, accenti espressionisti nell’intensità cromatica. Non è un’attribuzione di scuola, ma una lettura delle opere: il colore di Russo non si limita a descrivere la natura, cerca di raccontarla.
Nel quadro che mi è stato assegnato una vela bianca attraversa il mare. Gli uccelli accompagnano il viaggio, un astro luminoso si riflette sull’acqua, le chiome degli alberi incorniciano la scena. A me quella vela parla del cammino umano: nessuno possiede il mare, ma ciascuno può imparare ad attraversarlo. È la mia interpretazione; desidero ascoltare anche quella dell’artista.
LA BARCA CHE NON SAPEVA DI DOVER TORNARE A ME
E qui arriva il particolare che mi ha lasciato senza parole. Io ho scritto un libro, «Viaggio di 40 anni e una barca». Le opere di Vincenzo erano state assegnate casualmente ai premiati. Fra tanti quadri, proprio a me è arrivata la barca. La stessa immagine che attraversa la mia scrittura, la mia memoria, la mia esistenza. Nessuno aveva concordato quell’incontro fra la sua tela e il mio libro.
È una coincidenza? Sul piano dei fatti, sì: l’assegnazione non era programmata. Ma una coincidenza può assumere un significato profondo per chi la vive. Cartesio mi invita a distinguere ciò che so da ciò che interpreto; Plotino, con la riflessione sull’Uno e sulla molteplicità, mi offre una metafora per pensare a storie differenti che si ritrovano in un’unica immagine. Non è una dimostrazione del destino. È un’occasione per comprendere e ringraziare.
Vincenzo, tu mi hai donato un quadro. Ma quella barca mi ha restituito quarant’anni di viaggio.
Questa vicenda si compie nella mia Pianura, Chianura, il mio Decumano Minore, la mia Recanati del Sud: la terra di San Giustino Maria Russolillo. E la memoria torna al 15 maggio 2022, quando Papa Francesco canonizzò, nella stessa celebrazione, Giustino Russolillo e Charles de Foucauld. Il santo del mio territorio e una figura decisiva per la mia formazione spirituale. Il pensiero corre anche a Carlo Carretto e a Spello, dove il fanciullino che ero ha imparato a cercare nella fede una responsabilità verso gli altri.
All’accoglienza della Casa Madre e di Suor Chiara si unisce oggi, per me, il valore del gesto di Vincenzo: offrire a donne e uomini impegnati nel servizio alla comunità un frammento della propria sensibilità.
Non conosco medicina capace di fermare gli anni. Ma conosco la forza degli allievi, delle domande e degli incontri che continuano a tenere in esercizio la mente e la ragione. Il professore che smette di studiare rinuncia a una parte della sua missione.
Caro Vincenzo, un tempo eri tu ad ascoltare il professore. Oggi sono io ad ascoltare il pittore. Non provo nostalgia per un’autorità perduta: provo orgoglio per un uomo che ha saputo costruire la propria strada. Tu con i pennelli e la scrittura, io con le parole, la fotografia e la memoria. Entrambi, ciascuno con i propri strumenti, proviamo a vivere per servire e non servire per vivere.
Grazie, Maestro Vincenzo Russo. Il tuo vecchio professore si sente onorato.
Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista
Vecchio della Memoria
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