COSTUMI

NAPOLI, 22 OTTOBRE 2026 — IL FONDO DEL PROFESSORE

SIAMO ANCORA CAPACI DI ESSERE SERI?

QUALE ITALIA STIAMO RAPPRESENTANDO?

TRE QUADRI DALLA STRADA — IL TIR ROSSO PASSIONE DEI PENSATORI
di Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore, giornalista, uomo libero. Anche folle satirico!

PRIMO QUADRO — LE REPUBBLICHE DEI POVERI E LA RIVOLUZIONE DEL BUONSENSO

Le rivoluzioni non nascono necessariamente nei salotti dei sapienti, nelle banche, nei palazzi del potere. Spesso nascono nelle strade, nelle case dei poveri, nelle officine, tra i lavoratori che non possiedono titoli accademici, ma conoscono la fatica, il pane e la dignità. Non è la povertà a rendere saggi, né l’istruzione a rendere ipocriti. Ma c’è una cosa che perfino il lavoratore meno istruito sa: UNO PIÙ UNO FA DUE! E non servono le distruzioni cerebrali dei massimi sistemi per comprenderlo. Signori miei, dal 1945 abbiamo ricostruito l’Italia, conquistato diritti, scritto pagine di democrazia. Ma abbiamo anche prodotto opportunismi, trasformismi, carrierismi, bandiere agitate per convenienza. Oggi chi parla di popolo? Chi lo ascolta? Chi è disposto a dire: «Ho sbagliato anch’io»? Io non sento questa voce. Sento dichiarazioni, conferenze, polemiche, accuse reciproche. E intanto i ragazzi crescono dentro una società che noi adulti abbiamo consegnato loro. MA CHI L’HA COSTRUITA, QUESTA SOCIETÀ?

SECONDO QUADRO — CIRO, 72 ANNI, E ANNA: LA FILOSOFIA NEL VICOLO DELLA VITA

Sul mio TIR Rosso Passione, provenienza Luna, siamo in due. Il camionista è Ciro Scognamiglio, settantadue anni, nato gridando e ancora deciso a strillare. Accanto a me la navigatrice, Anna Arendt, la mia professoressa immaginaria di questo viaggio satirico. Lei porta la filosofia, io porto il vicolo, la strada, i miei errori, le mie contraddizioni. Non pretendo di essere migliore di nessuno. Ma posso fare domande, oppure devo chiedere il permesso ai tromboni dello Stato, ai banchieri, ai dirigenti, ai papaveri della politica? Abbiamo raccontato ai giovani la Luna, abbiamo mostrato loro il mondo attraverso gli schermi, abbiamo fatto le file per acquistare nuovi telefonini, trasformando l’ultima novità in una conquista della civiltà. Poi ci siamo accorti che la tecnologia non insegna da sola a pensare. E allora mi domando: ERO STRONZO IO O È STATA UNA STRONZAGGINE COLLETTIVA? Perché non basta accusare i ragazzi del loro smarrimento. Chi ha indicato loro la strada? Chi ha confuso il prezzo delle cose con il valore delle persone? Anna mi guarda e sembra chiedermi: «Ciruzzo, il pensiero è ancora libero?». Le rispondo: «Professoressa, io ci provo. Ma siamo arrivati al vicolo della vita, dove nessun navigatore può sostituire la coscienza». E poi mi chiedo: perché abbiamo protetto quelli bravi a correre e dimenticato quelli capaci di guardare oltre la siepe?

TERZO QUADRO — I MASANIELLI CAMIONISTI E IL RE CHE COSA DICE?

Adesso sentiamo persone che annunciano dimissioni, forse. Altre che parlano come se fossero appena arrivate sulla Terra. Ma il quadro non si è bruciato da solo. Ci abbiamo messo tutti qualcosa, chi governando, chi tacendo, chi cercando protezione sotto la bandiera più conveniente. Non voglio cominciare da Adamo ed Eva o da Caino e Abele: mi basterebbe che qualcuno rispondesse del presente. Dalla Repubblica nata nel dopoguerra fino a oggi, abbiamo avuto uomini e donne di valore, ma anche troppi mappazzoni capaci di cambiare casacca senza cambiare abitudini. Si invocano la giustizia e la legalità, mentre scandali, affari opachi, criminalità e processi mediatici pongono continuamente domande alle istituzioni. Non confondo un’accusa con una condanna, né una notizia con una prova. Ma pretendo che chi esercita il potere risponda delle proprie responsabilità. E allora, sul TIR, mi affaccio dal finestrino e grido: SIGNORI, SE I MASANIELLI CAMIONISTI FANNO LA RIVOLUZIONE, IL RE CHE COSA DICE? E il popolo? Piange? Aspetta un’altra bandiera? Oppure ricomincia a pensare?

Ho settantadue anni. Da quando ne avevo dieci ho contestato, discusso, rotto i cabasisi. Non voglio allinearmi per convenienza, né alienarmi dietro le mie stesse ipocrisie. Non è una bandiera a renderti libero: sono le tue scelte, le tue azioni, la responsabilità di quello che fai e di quello che lasci agli altri.

I miei amici diranno: «Ciruzzo dà i numeri!». Forse. Ma io, che mi firmo NESSUNO, posso almeno permettermi di gridare senza dover difendere una poltrona.

E allora prendo il megafono del mio camion rosso:

ATTENZIONE! STA PASSANDO BACCALÀ NESSUNO!

VOI CHE FATE, POPOLO? PIANGETE?

Io continuo a guidare. La navigatrice Anna mi dice che il pensiero non deve arrendersi. E io, dal vicolo della vita, aggiungo: non basta arrivare sulla Luna se sulla Terra abbiamo perduto la capacità di riconoscerci uomini.

SHALOM! Non come etichetta di appartenenza, non come bandiera, ma come augurio e impegno di pace, giustizia e dignità.

Mi chiameranno passatista? Che mi chiamino come vogliono. Preferisco essere un vecchio che interroga il presente piuttosto che un uomo moderno che ha smesso di pensare.

PROF. CIRO SCOGNAMIGLIO — NESSUNO
Giornalista di strada | COSTUMI — 2026
VIVERE PER SERVIRE E NON SERVIRE PER VIVERE.

DPFCS99Satira@ — Il fanciullino ha parcheggiato il TIR. Adesso parla il Professore.

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