COSTUMI | POLITICA, STORIA E GENERAZIONI
NAPOLI — 19 OTTOBRE 2026
BONACCINI, ABBASSA QUEL DITINO! LA STORIA NON È PROPRIETÀ DI NESSUNO
Un vecchio professore si rivolge alla politica: fate spazio ai giovani di destra e di sinistra. La cultura non si misura dall’appartenenza, ma dalla capacità di pensare.
di Ciro Scognamiglio — Giornalista
Ho letto dello scontro televisivo tra Stefano Bonaccini e Francesco Giubilei. A provocare questa mia riflessione non è stata tanto la polemica politica, quanto quell’espressione rivolta all’interlocutore: «Dovete studiare la storia!».
Caro Bonaccini, ma chi ti ha conferito il diritto di stabilire chi abbia studiato la storia e chi no? Francesco Giubilei è un giovane intellettuale di destra, laureato, autore, editore, studioso. Ha una propria formazione culturale, una visione politica e il diritto di esprimerla. Possiamo contestarne le interpretazioni, discuterne i riferimenti e confutarne le conclusioni. Ma non possiamo liquidarlo con un ditino alzato.
La storia non è il catechismo di un partito. E neppure la proprietà privata di chi è arrivato prima.
Ho trascorso buona parte della mia esistenza nella scuola, nell’insegnamento, nello studio e nell’osservazione dell’uomo. Non ho mai pensato che un giovane dovesse condividere le mie convinzioni per meritare ascolto. Anzi, il mio compito era anche quello di metterlo nelle condizioni di contraddirmi con intelligenza.
Ecco perché considero la nuova destra italiana un fenomeno da studiare, non da liquidare attraverso i vecchi schemi ideologici. Voglio comprendere che cosa abbia conservato, che cosa abbia rifiutato e quali siano le differenze rispetto alle tradizioni politiche del Novecento. Non basta dichiarare superata una storia: bisogna dimostrarlo attraverso idee, programmi, comportamenti e responsabilità democratiche.
Lo stesso criterio deve valere per la nuova sinistra.
Quanto alla Russia, all’Unione Sovietica e agli Stati Uniti, personalmente ritengo che la mia generazione abbia vissuto troppo a lungo dentro contrapposizioni culturali e politiche determinate dalle grandi potenze. Abbiamo il dovere di studiare criticamente entrambe quelle influenze, senza trasformare né Mosca né Washington in depositarie della verità.
Io nei luoghi della memoria ci sono andato. Anche in Polonia, nei campi dello sterminio nazista. Ricordo ancora una discussione accesa con una guida, una donna sulla cinquantina, alla quale rivolsi una domanda che mi tormentava: «Ma voi dove eravate?».
Era una domanda sulla responsabilità, sulla memoria e sul silenzio. Non un’accusa collettiva a un popolo. La responsabilità storica non può essere attribuita indiscriminatamente a chi è nato dopo. Anche il ruolo e i silenzi di Pio XII durante la persecuzione degli ebrei sono stati oggetto di interrogativi e controversie storiografiche che meritano studio, documenti e confronto.
Ecco, caro Bonaccini, che cosa significa per me studiare la storia: non recitarla, ma interrogarla. Persino quando le risposte disturbano le nostre convinzioni.
Il 15 ottobre scorso ho scelto di ritirarmi da determinati impegni pubblici. Voglio dedicare il tempo che mi resta allo studio, alla scrittura, alla fotografia e al giornalismo. Non perché abbia smesso di pensare, ma perché ho compreso che esiste anche il dovere di lasciare spazio a chi viene dopo.
E allora, caro Bonaccini, te lo dico con la libertà di un vecchio professore napoletano: qualche partita a bocce, qualche libro aperto e qualche lezione ascoltata dai giovani non farebbero male neppure a te. E se vuoi venire nel mio studio, ci sediamo insieme. Non per impartirci lezioni, ma per imparare reciprocamente.
Vorrei vedere giovani di sinistra e di destra discutere seriamente del futuro dell’Italia e dell’Europa, senza dover chiedere il permesso ai vecchi custodi delle rispettive appartenenze.
E vorrei anche che certi aspiranti rivoluzionari imparassero la differenza tra protesta e violenza. Perché manifestare è un diritto democratico, mentre aggredire persone, distruggere beni e intimidire gli altri non diventa giusto in nome di nessuna bandiera.
Conosco inoltre il trasformismo di quanti ieri predicavano rivoluzioni e oggi, comodamente sistemati, distribuiscono lezioni morali dai loro salotti, magari dalla barca a vela. Non condanno il benessere: contesto l’ipocrisia.
La mia conclusione è semplice: i vecchi non devono scomparire. Devono imparare a non occupare tutto lo spazio.
Caro Bonaccini, non ti nego il diritto di stare in Europa, di fare politica o di difendere le tue idee. Ti contesto la pretesa, quando emerge, di stabilire chi abbia il diritto di parlare di storia.
Io non sono più interessato a vincere una battaglia di partito. Voglio che i giovani sani, intelligenti e preparati, di destra e di sinistra, imparino a governare senza ereditare tutti i nostri rancori.
Non abbiamo bisogno di nuovi padroni della storia. Abbiamo bisogno di nuovi lettori critici della storia.
E se un vecchio professore deve ancora dare una lezione, desidero che sia questa: il sapere non autorizza a umiliare. Autorizza a fare domande, anche scomode.
FUORITEMPO, NESSUNO!
Ciro Scognamiglio
Scrittore · Giornalista · Professore
COSTUMI — La libertà di pensare, il dovere di studiare.

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