COSTUMI — CULTURA & TERRITORI
Napoli, 17 ottobre 2026
ENNIO VARCHETTA — LA PENNA BIC, ARISTOTELE E LA SPERANZA DEGLI UOMINI
Due giornalisti della strada degli uomini. Due metodi di ricerca, una cultura che non invecchia.
Un plauso sincero al professor Ennio Varchetta, collega, amico e, permettetemi, fratello di strada, che attraverso la sua pagina Cultura & Territori continua a richiamare Napoli, città metropolitana, al dovere della conoscenza. Una città dove tutte e tutti siamo metropolitani, ma dove non sempre riusciamo a essere cittadini consapevoli della nostra storia. RICORDARE DI RICORDARCI! Sembra un gioco di parole. Non lo è. È una necessità civile, culturale e umana.
Ennio pubblica una riflessione attribuita ad Aristotele: più un uomo studia, più diventa umile, perché scopre l’immensità della propria ignoranza. Ed è proprio da questa attribuzione che desidero partire. Il cardine della mia riflessione non è soltanto ciò che la frase dice, ma anche ciò che siamo capaci di ricercare per comprendere se sia stata realmente pronunciata da chi la tradizione indica come autore. La frase è profondamente coerente con una grande lezione di umiltà intellettuale, ma la sua formulazione non risulta documentata con certezza nelle opere conservate di Aristotele. Ne diminuisce il valore educativo? No. Ne possiamo certificare l’autenticità storica? Nemmeno. La cultura comincia anche da questa distinzione: riconoscere il valore di un pensiero senza attribuirgli una paternità che non abbiamo dimostrato. E questo non sottrae nulla al merito del professor Ennio Varchetta, né alla sua instancabile opera culturale nei territori.
Aristotele nacque a Stagira nel 384 a.C. e morì a Calcide nel 322 a.C. Sessantadue anni di vita, un’eredità intellettuale che continua a interrogarci nel 2026. RAGAZZI, PENSATECI! Un uomo vissuto oltre ventitré secoli fa continua a insegnare a noi, bipedi del terzo millennio, il valore della ragione, dell’osservazione e dello studio. Non occorre essere eletti per avvicinarsi alla filosofia. Occorre avere la volontà di pensare. Lo studio non è un privilegio da esibire, ma una responsabilità da esercitare.
E qui entra nella storia il mio amico Ennio. Da anni ci frequentiamo, ci incontriamo, discutiamo. Ai tavoli del confronto, negli incontri degli occhi e delle idee, in ogni dove, perfino nello studio dello scrivente. Non sempre con le medesime opinioni, ma con quel rispetto che rende possibile il dialogo tra uomini che hanno ancora qualcosa da imparare. Ennio ha cercato addirittura di convincermi a ritornare nella categoria degli amanuensi della penna BIC! E sapete una cosa? Quella penna ha una sua nobiltà. Dietro quella penna ci sono la memoria, la pazienza, gli anni di lettura, la ricerca lenta, il tempo necessario per maturare un pensiero. Una nobiltà che nessuna intelligenza artificiale può cancellare.
Ma il sottoscritto, antico uomo del 1954, con la propria enciclopedia del raccontato e dei voluminosi testi studiati, oggi utilizza anche strumenti nuovi. Non per smettere di pensare, ma per continuare a cercare! Dagli amanuensi dei monasteri, anche francescani, che copiarono e conservarono manoscritti, alla stampa, alle enciclopedie, fino alle tecnologie digitali e alle intelligenze artificiali sviluppate da nuove generazioni di scienziati, gli strumenti della trasmissione e della ricerca del sapere sono cambiati. Ma rimane una domanda antica: CHI CONTROLLA CIÒ CHE VIENE SCRITTO? CHI VERIFICA? CHI SI ASSUME LA RESPONSABILITÀ DI QUELLO CHE PUBBLICA? La macchina può aiutarmi a cercare rapidamente, a confrontare informazioni e a individuare attribuzioni dubbie. Non può sostituire la mia coscienza, la mia esperienza, il giudizio critico e la responsabilità di firmare ciò che scrivo. E soprattutto non può sostituire gli incontri umani.
Caro Ennio, la tua penna BIC e i miei nuovi strumenti non sono nemici. Sono due possibilità di servire la cultura, a condizione che nessuno di noi rinunci a verificare, dubitare, studiare. Questo è il senso del mio riconoscimento. Non una sviolinata, non un complimento di circostanza, ma un riconoscimento pubblico alla tua coerenza di ricerca, alla tua presenza nei territori, al tuo desiderio di conservare e trasmettere memoria in una società che rischia di abituarsi all’ignavia, all’indifferenza e persino alla spazzatura morale prodotta dalle guerre e dagli interessi che le alimentano. OCCORRE SCAVALCARE LA SIEPE DELL’IGNORANZA, NON ALZARE NUOVI MURI!
Credo che anche tu, come lo scrivente, sia un giornalista di strada, della strada degli uomini. Quella strada dove non bastano i libri, ma occorre osservare, ascoltare, interrogare la coscienza e incontrare l’umanità. Tu con la tua pagina Cultura & Territori, io con la mia penna di giornalista di strada. Non siamo necessariamente uomini delle medesime idee, né delle medesime metodologie. Ma credo siamo uomini della medesima speranza: CHE LA CULTURA POSSA ANCORA EDUCARE L’UOMO A ESSERE UMANO. E questa, caro fratello Ennio, è forse la più impegnativa delle nostre lezioni.
La filosofia non fermerà da sola una guerra, ma può insegnare agli uomini a riconoscere la dignità della vita prima di distruggerla. Siamo cresciuti in tempi diversi da quelli dei nostri ragazzi. Abbiamo studiato sulle pagine, nei libri, negli incontri, negli errori. E oggi, davanti a strumenti che ieri non potevamo nemmeno immaginare, dobbiamo avere ancora l’umiltà di imparare. Perché l’ignoranza non si combatte con la presunzione di sapere tutto, ma con il coraggio di continuare a cercare. SIAMO UOMINI DI SPERANZA! E finché avremo il coraggio di studiare, dubitare, ascoltare e insegnare, non tutto sarà perduto. Continuiamo a seminare, caro Ennio, tu con la tua penna, io anche con questi nuovi strumenti. E soprattutto continuiamo a incontrarci. Perché nessuna macchina potrà sostituire quel tavolo, i nostri occhi e le idee che vi abbiamo fatto sedere.
Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista
COSTUMI — Lontani, La Traversata
FUORITEMPO, NESSUNO!


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