DIEGO BENNICI, FRATELLO DELLA MIA VITA. PADRE, OGGI TI CHIEDO PERCHÉ!

Una preghiera di un vecchio professore che non ha smesso di essere allievo della vita.

Diego, oggi mi hai bruciato un pezzo di strada. Quella strada che abbiamo percorso insieme, tra famiglie, figli, speranze e fatiche. Ho visto crescere Marco e Gessica, tuoi figli e miei allievi. Oggi Marco è un comandante del mondo nautico, Gessica una valente professionista. E Vincenza, tua compagna di vita, una donna eccezionale, resta davanti a un dolore che nessuna parola potrà misurare.

E io, Padre mio, oggi voglio parlarti.

DIO MASTO, PERCHÉ?

Mi rivolgo a Te come un uomo della strada, non come un teologo. Sant’Agostino mi ha insegnato che la fede cerca di comprendere. Ma oggi io non ho la forza di comprendere.

Perché, Padre, sembra che Tu chiami a Te proprio quelle perle dell’esistenza che illuminano la nostra valle di lacrime? Perché chi resta deve imparare ancora una volta la grammatica del dolore?

Non Ti accuso, Padre. Ti interrogo. Perché sei il mio Dio e perché persino un peccatore del mio calibro può trovare il coraggio di chiederti spiegazioni.

Ho settantadue anni. Ho insegnato da quando ne avevo ventuno. Ho attraversato generazioni di ragazzi, ho visto i miei allievi diventare padri, madri, professionisti, uomini e donne. Eppure oggi torno tra i banchi. Non conosco la risposta.

Diego, nella tua famiglia c’è già stata una ferita terribile, quella di un fratello strappato alla vita durante una rapina in banca a Pozzuoli. E ora questo nuovo dolore.

Padre, quanto può sopportare un cuore umano?

Mi vengono in mente le parole di Cristo sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»

Se persino quella voce ha attraversato il mistero dell’abbandono, permetti anche a questo vecchio professore di piangere senza vergognarsene.

RAGAZZI E RAGAZZE, MIEI ALLIEVI DI IERI E DI OGGI, UNITEVI IN PREGHIERA CON NOI!

Non vi chiedo parole solenni. Vi chiedo un momento di silenzio, una preghiera per Diego, un abbraccio spirituale a Vincenza, a Marco, a Gessica e a tutti i suoi cari.

Io oggi non voglio insegnarvi nulla. Voglio soltanto mostrarvi che anche il vostro vecchio professore, quello che credeva di saper spiegare il mondo, davanti alla morte di un uomo buono sa soltanto dire:

PADRE, ACCOGLI DIEGO NELLA TUA CASA. E A NOI CHE RESTIAMO DONA LA FORZA DI NON SMETTERE DI AMARE.

Ciao, Diego. Fratello della mia vita. Non ti saluto con un addio, ma con quella parola che porto dentro da sempre.

SHALOM.

Prof. Ciro Scognamiglio
Scrittore – Giornalista
Il vecchio Professore del Decumano Minore
FUORITEMPO — NESSUNO

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