COSTUMI — LONTANI, LA TRAVERSATA

ME MEDESIMO!

L’antropologo del vicolo, gli uomini, le bandiere e il difficile mestiere di crescere.

ESERGO — «Non cerco uomini che mi diano ragione. Cerco uomini che mi aiutino a conoscere il mondo e, prima ancora, a correggere me medesimo.»

Sono cinquant’anni e più che osserviamo una guerra fratricida. Cambiano i governi, i protagonisti, le parole d’ordine, ma il dolore continua ad attraversare le generazioni. E noi, ancora una volta, ci dividiamo in sostenitori dell’una o dell’altra parte, come se la sofferenza umana avesse bisogno di una tessera di appartenenza per essere riconosciuta.

A Bagnoli, come in tanti altri luoghi, ci sono ragazzi che discutono, si indignano, si infiammano davanti alle parole degli adulti. Talvolta vorrebbero rispondere al fuoco delle parole con altro fuoco. Ma proprio qui comincia la nostra responsabilità: non consegnare ai giovani il rancore che abbiamo accumulato, non trasformare l’indignazione in odio, non insegnare loro a distruggere chi pensa diversamente.

Io non mi associo né con gli uni né con gli altri. Non perché sia indifferente alle vittime, alle ingiustizie, alle responsabilità della storia. Al contrario, perché desidero conservarmi libero di osservare, verificare, giudicare i fatti e, quando necessario, cambiare opinione.

Sono un antropologo del vicolo. È lì che ho imparato a guardare gli uomini prima delle loro bandiere. Nel vicolo incontro chi mi contraddice, chi mi corregge, chi mi racconta una storia che non conoscevo. E non sempre sono io a insegnare. Molto più spesso sono gli altri ad aiutarmi a comprendere qualcosa che mi era sfuggito.

Perché il mio lavoro di scrittore, giornalista e vecchio professore non consiste nel distribuire patenti di innocenza o di colpevolezza all’intera umanità. Consiste nel cercare, con fatica, quella verità che nessuno dovrebbe pretendere di possedere da solo.

Il Nobel per la Pace diventa allora un’occasione per interrogare la storia, non per organizzare l’ennesima tifoseria. Alfred Nobel volle riconoscere il contributo di uomini e donne al bene dell’umanità. Non istituì un premio per consacrare una bandiera. E il comitato che assegna quel riconoscimento può essere studiato, discusso e criticato senza trasformare ogni dissenso in un processo alle intenzioni.

Ma perché continuiamo a cercare sempre un nemico? Perché, dopo millenni di evoluzione, ci riesce ancora così difficile riconoscere un fratello nell’uomo che abita dall’altra parte della siepe?

Guardo i potenti del mondo, le loro dichiarazioni, le guerre e le minacce. Guardo un’Europa impaurita, un’umanità tecnologicamente avanzata e ancora incapace di sottrarsi alla tentazione della distruzione.

Poi torno nel mio vicolo. Alle persone comuni. Ai giovani. Agli amici. Persino a chi mi fa arrabbiare.

E mi domando: io, che cosa ho imparato oggi?

Perché non posso pretendere che il mondo cambi se considero conclusa la mia personale educazione alla convivenza. Non posso parlare di pace se non so ascoltare una voce diversa dalla mia. Non posso denunciare l’arroganza dei potenti se, nel mio piccolo, mi comporto come un uomo che non ammette di sbagliare.

Ho attraversato la scuola, la strada, la famiglia, i libri, le gioie e molte contraddizioni. Ma non mi considero un uomo arrivato.

Sono ancora un allievo degli uomini che incontro.

Ecco perché il titolo di questa riflessione non è il Nobel, non è Israele, non è la Palestina, non è l’America e neppure la Russia.

Il titolo è ME MEDESIMO!

Perché è da qui che desidero ripartire. Non per chiudermi nel mio io, ma per renderlo disponibile agli altri. Per lasciare che un giovane di Bagnoli, un operaio, un anziano, uno studioso o un uomo del vicolo possano aggiungere qualcosa alla mia conoscenza.

Non voglio avere l’ultima parola. Voglio conservare la capacità di impararne una nuova.

FUORITEMPO — IL GRILLO DELLA PENNA

«L’umanità non diventerà sapiente quando tutti avranno imparato a pensarla allo stesso modo, ma quando ciascuno avrà trovato il coraggio di correggere se stesso senza dover distruggere l’altro.»

E allora, prima di domandare al mondo perché non trova la pace, comincerò ancora una volta da me medesimo.

Prof. Ciro Scognamiglio Scrittore · Giornalista · Antropologo del vicolo COSTUMI — Lontani, La Traversata 10 ottobre 2026 — Shalom

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