COSTUMI — INCHIESTA DA UOMO LIBERO
BAGNOLI, A CHI BISOGNA CREDERE, A CHI PARLA PRIMA CHE IL GALLO ABBIA CANTATO TRE VOLTE!
Napoli, 6 ottobre 2026 — Professore Ciro Scognamiglio, Giornalista di Strada · Scrittore
Il Professore ritorna dal suo DESERTO. E Bagnoli non lo lascia sereno. Non perché abbia già deciso chi abbia ragione. Non perché voglia aggiungere un’altra bandiera alle tante che già sventolano intorno a questa storia. E neppure perché abbia una sua verità da imporre. Il Professore vuole vedere le carte. Bagnoli è stata per troppi anni terreno di promesse, annunci, commissariamenti, bonifiche attese, progetti modificati, rinascite raccontate prima ancora di essere compiute. Oggi c’è l’America’s Cup. Può essere una grande occasione per Napoli. Ma proprio perché può esserlo, non deve diventare lo scudo dietro il quale una domanda legittima venga trasformata in fastidio. E, contemporaneamente, non possiamo cadere nell’errore opposto: trasformare ogni camion in una prova di avvelenamento, ogni cantiere in un reato, ogni scelta amministrativa in una speculazione già dimostrata. Non funziona così. Almeno non per un uomo che ha trascorso sessant’anni cercando di ragionare con gli strumenti della scienza.
NOI CREDIAMO DOPO AVER VISTO LE CARTE
Non quello che qualcuno vuole farci credere. Né da una parte né dall’altra. Ascoltiamo tutti, ma non consegniamo a nessuno la nostra capacità di giudizio. Un comunicato è una posizione. Una protesta è una testimonianza. Un’accusa è un fatto da verificare. Un atto, un’analisi, un dato misurabile e controllabile sono materia dell’inchiesta. E anche una carta non diventa Sacra Scrittura soltanto perché porta un timbro. Va letta. Va confrontata. Va collocata nel tempo. Va verificata con le altre carte. E, quando necessario, va contraddetta da dati migliori. Questo è il metodo. Il Professore non cerca una bandiera sotto cui ripararsi. Cerca ciò che resiste alla verifica. Per formazione scientifica dubita, misura, confronta. Del metodo cartesiano conserva il bisogno di non accettare una conclusione prima di averne verificato le fondamenta. Da Plotino conserva la tensione a cercare ciò che possa trovarsi dietro l’apparenza. Da Jared Diamond prende la necessità di leggere un fenomeno dentro il suo ambiente, la sua storia, le sue cause e le sue conseguenze. E poi resta Nessuno. Non illuminato. Non possessore della Verità. Non dispensatore di certezze. Solo un uomo che prova a capire. Anche quando sbaglia.
LE POLVERI NON FURONO UN’INVENZIONE
A febbraio il problema della qualità dell’aria non apparteneva soltanto alle parole della protesta. Il 18 febbraio la TGR Campania riferiva che il bollettino ARPAC registrava due superamenti dei valori delle polveri sottili e che, nell’arco di circa tre settimane, i superamenti erano complessivamente cinque. Nei cantieri erano state disposte misure contro la dispersione delle polveri. Dunque un primo punto può essere fissato: chi chiedeva controlli sull’aria non stava inventando il problema dal nulla. Ma il metodo impone immediatamente la seconda domanda: che cosa è accaduto dopo? ARPAC ha proseguito il monitoraggio con laboratori mobili collocati a Bagnoli, uno presso Città della Scienza e uno all’interno del SIN di Bagnoli-Coroglio; risultano disponibili dati aggiornati fino al 28 settembre 2026. Ed è qui che il giornalista deve stare attento. Non possiamo prendere il dato di febbraio e trasportarlo automaticamente a ottobre. Un dato scientifico ha luogo, tempo, modalità di rilevazione e condizioni ambientali. Se cambiano questi elementi, va letto il nuovo dato. Non quello che conviene alla nostra tesi.
AMIANTO: NON UNO SLOGAN, MA UNA DOMANDA SERIA
Tra i controlli ARPAC relativi all’America’s Cup figurano anche aggiornamenti specifici sul monitoraggio delle fibre di amianto aerodisperse nell’area di Bagnoli. Qui il Professore non vuole un titolo che faccia paura. Non vuole scrivere: “Bagnoli è avvelenata”. Se gli atti non consentono di dimostrarlo, una frase del genere non appartiene all’inchiesta. Appartiene alla propaganda. Ma non accetta neppure l’operazione contraria: “Non c’è nulla da vedere, tutto risolto”. No. La domanda resta: quali valori sono stati rilevati? Dove? Quando? Quale ne è l’origine? Come sono stati interpretati dalle autorità ambientali e sanitarie? Quali controlli successivi sono stati effettuati? Dateci le serie complete. Le leggeremo.
IL MARE E I DRAGAGGI
Anche su questo punto dobbiamo distinguere ciò che sappiamo da ciò che qualcuno sostiene. I dragaggi dei fondali sono reali. La bonifica a mare è in corso. L’8 giugno è partita la prima nave diretta in Belgio con materiali provenienti dai dragaggi; il sindaco e commissario straordinario Gaetano Manfredi dichiarò che i materiali erano stati sottoposti a caratterizzazione prima della partenza. Tre giorni dopo, durante una commissione consiliare, la struttura commissariale confermò che i dragaggi erano in corso e che i materiali venivano inviati verso Gent anche per ridurre l’impatto del trasporto via terra. A giugno Manfredi stimava inoltre in circa venti viaggi il trasferimento complessivo dei materiali dragati verso il Belgio, con analisi previste sia in partenza sia all’arrivo. Bene. Sono informazioni. Ma l’inchiesta non finisce con l’informazione. Comincia. Quanto materiale è stato effettivamente dragato fino a oggi? Quali sono le caratterizzazioni analitiche? Quali contaminanti sono stati individuati? Quali quantitativi appartengono alle diverse categorie? Qual è la destinazione finale di ciascuna parte? Quante navi sono realmente partite? Quali verifiche sono state effettuate allo scarico? Non chiediamo fiducia. Chiediamo documentazione.
LA COLMATA: QUI C’È IL NODO
È forse il punto nel quale politica, tecnica e conflitto sociale si incontrano maggiormente. La struttura commissariale ha sostenuto che la parte superficiale della colmata sia stata messa in sicurezza e che le strutture destinate ai team dell’America’s Cup siano leggere, temporanee e destinate a essere rimosse dopo la competizione. Una parte dei comitati contesta invece proprio la scelta di non eliminare la colmata e considera il suo mantenimento incompatibile con il progetto di risanamento che sostiene. Queste sono due posizioni. Non sono automaticamente due verità. La verità — o almeno quella parte di verità alla quale può arrivare un’inchiesta — dovrà essere cercata dentro: progetti esecutivi, relazioni tecniche, caratterizzazioni, autorizzazioni, cronoprogrammi, capitolati, contratti, varianti, controlli ambientali e destinazione finale delle opere. È là dentro che dobbiamo entrare.
LA PROCURA STA GUARDANDO
Questo è un altro fatto. Nel febbraio 2026 la Procura di Napoli ha avviato indagini dopo gli esposti presentati da cittadini che chiedevano verifiche sui lavori di Bagnoli e sui possibili effetti ambientali e sanitari. Successivamente è stato riferito che il lavoro investigativo coinvolge magistrati appartenenti alle sezioni dedicate alla Tutela dell’ambiente e del territorio e ai reati contro la Pubblica Amministrazione. Anche qui, attenzione. Un’indagine non è una condanna. Non significa che un reato sia stato commesso. Non autorizza nessuno a trasformare un sospetto in una sentenza. Ma significa che questioni sollevate da cittadini sono state considerate meritevoli di approfondimento da parte dell’autorità giudiziaria. E questo, giornalisticamente, esiste. Va raccontato. Senza aggiungere e senza sottrarre.
E IL DIALOGO?
Nel febbraio 2026 il prefetto Michele di Bari parlò esplicitamente della necessità di creare incontri periodici tra comitati e struttura commissariale, riconoscendo che una parte della protesta nasceva anche dalla richiesta di maggiori informazioni. Anche questo è interessante. Perché dietro il conflitto di Bagnoli potrebbe esserci una questione che non è soltanto ambientale. È anche politica nel significato più antico della parola: chi decide? Chi viene informato? Quando viene informato? E quanto realmente può incidere una comunità sulle trasformazioni del territorio nel quale vive? Non basta dire: “Abbiamo spiegato”. Bisogna verificare quando si è spiegato. Prima della decisione? Durante? Oppure quando le ruspe erano già partite?
AMERICA’S CUP: OCCASIONE O ALIBI?
Il Professore non è contro l’America’s Cup. Sarebbe troppo semplice. Una grande competizione internazionale può produrre infrastrutture, turismo, lavoro, visibilità e accelerare opere rimaste ferme per decenni. E infatti l’accelerazione del programma di Bagnoli in funzione della competizione del 2027 è stata dichiarata apertamente dalle istituzioni. Ma proprio qui nasce una delle domande più importanti: la velocità necessaria a preparare una manifestazione internazionale è pienamente compatibile con i tempi e le cautele richiesti da un risanamento ambientale di questa complessità? Non lo sappiamo. E scrivere “non lo sappiamo ancora” non è debolezza. È serietà.
IL PROFESSORE È TORNATO
Sono tornato dal mio deserto. E Bagnoli continua a non lasciarmi sereno. Forse perché conosco troppo bene una certa malattia italiana: trasformare ogni problema in una partita fra tifoserie. Da una parte quelli per cui tutto ciò che proviene dal potere è falso. Dall’altra quelli per cui chi pone domande diventa immediatamente il nemico del progresso. Io non voglio stare in nessuna delle due curve. Non scriverò che Bagnoli è stata avvelenata se gli atti non lo dimostrano. Ma non accetterò neppure che la parola BONIFICA, ripetuta cento volte, possa sostituire la dimostrazione che una bonifica sia stata realmente compiuta, correttamente, completamente e in sicurezza. America’s Cup? Ben venga. Rigenerazione? Era ora. Investimenti? Servono. Lavoro? Serve ancora di più. Ma tutto questo non elimina la domanda. La rende più importante.
BAGNOLI, QUALE VERITÀ?
Non voglio la risposta del partito. Non voglio quella del comitato. Non voglio neppure quella del Professore. VOGLIO LE CARTE. Documenti. Analisi. Contratti. Monitoraggi. Cronoprogrammi. Costi. Varianti. Destinazione dei materiali. Procedure. Controlli. Responsabilità. Poi parleremo.
E CRISTO?
Qualcuno potrebbe domandarmi cosa c’entri, in tutto questo, quel giovane inchiodato a una croce. Io credo a quell’uomo. Ma non perché qualcuno mi abbia ordinato di credergli. La storia ci consegna un uomo messo a morte. La fede comincia dove il documento storico, da solo, non può più accompagnarci. E io quella differenza la voglio rispettare. Non ebbi modo, naturalmente, di essere nella Gerusalemme di allora. Non vidi l’esecuzione. Non ascoltai il gallo. Ma i testi cristiani raccontano Pietro che, per paura, rinnega per tre volte il maestro prima del canto del gallo. E la forza di quella pagina, per me, non sta nell’usarla contro qualcuno. Sta nel rivolgerla prima contro noi stessi. Quante volte abbiamo parlato prima che cantasse il gallo? Quante volte abbiamo saputo tutto prima di aver studiato qualcosa? Quante volte abbiamo tradito la ricerca della verità soltanto perché una verità comoda ci faceva meno paura? Io almeno provo a studiare. Provo a fare lo sforzo di capire. E a settantatré anni sento tutti i miei settantatré anni. Ma non mi arrendo alla ricerca del tempo perduto. Forse non sono Homo sapiens. Mi basta provare a essere ancora uomo. Un ex-neandertaliano, se volete. Un Nessuno. Ma libero.
FUORITEMPO — SALMO DI NESSUNO
Non datemi una bandiera quando posso avere una carta. Non datemi una certezza quando posso ancora fare una domanda. Non ditemi: “Credi a me”. Ditemi: “Guarda qui.” E lasciatemi leggere. Lasciatemi dubitare. Lasciatemi sbagliare. Lasciatemi tornare indietro quando il fatto mi smentisce. Perché la verità non ha bisogno della mia fedeltà. Ha bisogno della mia ricerca. E se domani un documento nuovo smentirà ciò che ho scritto oggi, sarò io il primo a correggermi. Non perché sono debole. Ma perché questa è la sola forza che ancora riconosco: non difendere ciò che ho detto. Difendere ciò che riesco a dimostrare. Prima che il gallo canti tre volte.
Professore Ciro Scognamiglio — Giornalista di Strada · Scrittore
Già sessant’anni di uomo di scienze. Sente i suoi 73 anni, ma non si arrende alla ricerca del tempo perduto per la verità.
CIROSCO99 — NESSUNO
FONTI CONSULTATE — INCHIESTA APERTA
ARPAC Campania — Monitoraggio della 38ª America’s Cup: qualità dell’aria, laboratori mobili, monitoraggio marino e fibre aerodisperse. Aggiornamenti 2026.
ARPAC Campania — Relazione preliminare sul monitoraggio della qualità dell’aria a Bagnoli, 14 maggio 2026.
TGR Rai Campania, 18 febbraio 2026 — Riqualificazione Bagnoli, oggi il consiglio municipale: dati sui superamenti delle polveri e misure antidispersione.
TGR Rai Campania, 28 gennaio 2026 — dichiarazioni della struttura commissariale su monitoraggio, dragaggi e temporaneità delle strutture per l’America’s Cup.
ANSA, 19-20 febbraio 2026 — indagini della Procura di Napoli sui lavori di Bagnoli e sugli esposti riguardanti ambiente e salute.
ANSA, 8-11 giugno 2026 — dragaggi, prima nave diretta in Belgio, caratterizzazione e trasferimento dei materiali, lavori sulla colmata.
ANSA, 9 febbraio 2026 — incontro in Prefettura e proposta di tavolo periodico d’informazione tra istituzioni e cittadini.
ANSA, 9 giugno 2026 — tempi previsti per Bagnoli, trasferimento dei materiali dragati e accelerazione connessa all’America’s Cup 2027.
NOTA DI METODO — Le fonti sono riportate perché il lettore possa controllare. Nessuna fonte, da sola, è assunta come verità definitiva. L’inchiesta resta aperta agli atti successivi, alle rettifiche e alle risultanze delle autorità competenti.
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