Dodici minuti in radio per una storia che dura da oltre quarant’anni. Pasquale Caputo racconta la sua vicenda a StoryTime – Radio Canale Italia. Con lui Ciro Scognamiglio, giornalista di strada. Al microfono Ciro Amitrano.

Ci sono storie che non possono essere chiuse in dodici minuti. Possono, però, essere aperte. Possono essere consegnate all’ascolto, sottratte al silenzio, riportate davanti alle persone senza trasformarle in spettacolo.
È accaduto negli studi di StoryTime – Radio Canale Italia, dove Ciro Amitrano ha ospitato Pasquale Caputo e Ciro Scognamiglio per parlare di “Maltrattati dalla giustizia”, il libro nel quale Caputo ha raccolto documenti, ricordi e la propria ricostruzione di una vicenda familiare e giudiziaria iniziata molti anni fa.
L’incontro tra Caputo e Scognamiglio nasce proprio attorno al libro. Pasquale lo definisce un incontro forte, umano, quasi inevitabile: due persone che si sono riconosciute lungo una strada comune, quella di chi vuole continuare a chiedere ascolto senza rinunciare alla verifica dei fatti.
Durante la trasmissione Caputo ricostruisce l’origine della sua vicenda: un’attività di pasticceria condotta dal padre, una controversia familiare, un provvedimento giudiziario e, successivamente, una lunga successione di atti e iniziative che egli considera ancora oggi non definitivamente chiariti. Le affermazioni più delicate restano, naturalmente, la ricostruzione e la testimonianza di Pasquale Caputo e richiedono, sul piano giornalistico, il confronto puntuale con sentenze, verbali e documentazione originale.
È proprio su questo punto che, durante l’intervista, interviene Scognamiglio: non trasformare la radio in un assalto ai nomi, ma tornare agli atti. «Non citare nomi, non citare persone», dice sostanzialmente al suo interlocutore, indicando il compito del giornalista: leggere i documenti, ricostruire la cronologia, separare ciò che è accertato da ciò che è dichiarato.
Il metodo
Non un processo radiofonico.
Non una sentenza pronunciata davanti a un microfono.
Non la ricerca del clamore.
ATTO / FATTO RISCONTRATO / DICHIARAZIONE / IPOTESI / OPINIONE: devono restare distinti.
Pasquale racconta inoltre alcuni momenti estremi della propria protesta e il lungo tentativo di ottenere attenzione dalle istituzioni. Anche questi passaggi appartengono alla sua testimonianza e dovranno essere letti attraverso la documentazione disponibile, senza anticipare conclusioni.
Ciro Amitrano, nella parte finale dell’intervista, restituisce il nucleo umano della vicenda: una persona che afferma di avere resistito per anni davanti alla complessità della macchina amministrativa e giudiziaria italiana, sostenuta dalla convinzione della fondatezza delle proprie ragioni.
FACCIAMO PARLARE I VIVI
Perché la memoria è necessaria, ma il giornalismo ha anche un’altra responsabilità: cercare chi è ancora qui, chi può rispondere, chi può mostrare un documento, chi può essere contraddetto, chi può ancora domandare.
Non vogliamo costruire santi né colpevoli.
Vogliamo capire quale storia resista agli atti.
Nella chiusura della trasmissione torna infatti l’appello: questa storia non viene presentata come definitivamente conclusa. «Aspettiamo», dice Caputo. E Scognamiglio richiama ancora una volta la necessità di dare spazio a chi è vivo e può essere ascoltato.
Dodici minuti, dunque, non per chiudere quarant’anni.
Dodici minuti per aprire una porta.
E da quella porta il lavoro giornalistico comincia adesso.
Ciro Scognamiglio
Giornalista di strada
con Pasquale Caputo
Intervista condotta da Ciro Amitrano – StoryTime, Radio Canale Italia – 1 ottobre 2026.
Ascolto: Radio Canale Italia – StoryTime

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