NAPOLI · 24 SETTEMBRE 2026

Il voto è mio. Il mestiere è verificare.

Da vecchio professore, già preside e oggi giornalista di strada, ho scelto una regola semplice: il mio voto lo decido dopo aver letto i programmi, confrontato i numeri e verificato ciò che ciascuno promette. Non voglio essere chiamato come “elettore sicuro”, come accompagnatore, come presenza da fotografare. Se un giorno dovessi scherzare sul “Partito dei Cani Sciolti”, sarebbe satira: cane sciolto sì, ma con la mia testa. Il mestiere resta un altro: fare domande, distinguere i fatti dalle dichiarazioni, e lasciare che ogni cittadino scelga con la propria coscienza.

E allora cominciamo dai fatti di queste ore. Sulla scuola e sul Quirinale si è aperta una polemica politica. Il Presidente Sergio Mattarella, ad Amatrice, ha ricordato che la scuola è aperta a tutti e ha insistito su integrazione, coesione e necessità di non creare ghetti. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha replicato ricordando che Mattarella, da ministro dell’Istruzione, firmò circolari nel 1989 e nel 1990 che raccomandavano una distribuzione degli alunni stranieri nelle classi. Quelle circolari esistono: indicavano, in quel contesto, di non superare in genere quattro-cinque alunni dello stesso gruppo linguistico per classe, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’integrazione linguistica. Il governo oggi propone invece un tetto collegato alla conoscenza dell’italiano, con deroghe e misure di potenziamento linguistico. Le opposizioni contestano l’equivalenza tra quelle circolari e il nuovo decreto; il ministro Valditara sostiene che non vi sia alcuno scontro con il Quirinale. Questo è il punto in cui il giornalista deve fermare il tifo e far parlare gli atti.

Anche sull’economia le parole vanno pesate. Non mescoliamo PIL e inflazione. Secondo l’ISTAT, nel secondo trimestre 2026 il PIL italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% rispetto a un anno prima. Ad agosto 2026 l’inflazione NIC è stata del 3,3% su base annua; l’inflazione media acquisita per il 2026 è al 2,9%, mentre quella di fondo è all’1,5%. Numeri che possono essere letti politicamente in modi diversi, ma che non devono essere trasformati o confusi. Prima vengono i dati, dopo vengono le opinioni.

E veniamo alla paura dei droni. Qui bisogna essere ancora più rigorosi. Oggi non risulta una dichiarazione diretta di Vladimir Putin del tipo “manderò droni in Italia”. La notizia circolata è diversa: ANSA ha rilanciato un articolo di El Mundo secondo cui informazioni di intelligence statunitense indicherebbero possibili preparativi russi per attacchi con droni lanciati dal mare contro Paesi mediterranei, Italia compresa. È una segnalazione grave, da seguire e verificare, ma attribuire a Putin una frase che non ha pronunciato sarebbe un errore. La paura non autorizza il giornalismo a saltare un passaggio della prova.

Io non sono uno statista e non mi candido a esserlo. Ma so una cosa imparata in una vita di scuola e di strada: chi governa, chi fa opposizione e chi rappresenta le istituzioni si misura sugli atti, sui risultati e sulla capacità di reggere il peso delle parole. Il Quirinale non è una bandiera da sventolare per una parte o per l’altra; il governo non si giudica con un applausometro; l’opposizione non acquista ragione soltanto perché alza la voce. Il giornalista, se vuole essere utile, deve tenere aperto il tavolo dei documenti.

Perciò, fino alle prossime elezioni, non chiedetemi per chi voterò e non chiedetemi di accompagnare nessuno. Chiedetemi piuttosto di leggere un programma, di confrontare una promessa con un bilancio, di andare a vedere un quartiere, una scuola, una strada, un ospedale, una periferia. Lì ci sto. E se sbaglio, contestatemi con atti e numeri: non mi offendo. La libertà di stampa non è avere sempre ragione; è accettare di essere smentiti dai fatti e non da una telefonata di partito.

E una cosa, questa sì, me la sono scritta in agenda: dobbiamo morire tutte e tutti. È una frase ruvida, ma rimette al posto giusto le vanità del potere. Prima che arrivi quel giorno, provo a fare il mio mestiere senza padroni, senza scorte di applausi e senza accompagnatori politici. Il mio voto conterà uno, come quello di ogni cittadino. La mia firma, invece, la voglio spendere soltanto per una cosa: cercare ciò che resiste ai riscontri.

ATTO · FATTO RISCONTRATO · DICHIARAZIONE · IPOTESI · OPINIONE

Prof. Ciro Scognamiglio
Scrittore · Giornalista

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