Sono arrivato al Villaggio l’8 agosto 1981. Venivo dal mare, oriundo in una terra che sarebbe diventata la mia terra. Sono passati quarantacinque anni e, in queste strade, ne ho viste davvero di tutti i colori. Ho ascoltato tutti, senza chiedere mai una tessera, una bandiera o un’appartenenza prima di aprire la porta. Ho fatto il docente, il professore, il preside, il giornalista; ho costruito la mia vita cercando di restare un uomo libero. Con una regola che non ho mai cambiato: VIVERE PER SERVIRE E NON SERVIRE PER VIVERE. Sono figlio di un deportato: per questo conosco il peso della memoria e della responsabilità. Non mi lavo le mani come Ponzio Pilato, ma non consegno neppure nessuno alla folla perché sia la piazza a decidere chi debba essere inchiodato alla croce. Ascolto, verifico, distinguo i fatti dalle opinioni e poi metto la mia firma. Anche quando chi ho davanti è lontanissimo da me. Perché quarantacinque anni a Pianura mi hanno insegnato soprattutto questo: appartenere a un luogo non significa appartenere a qualcuno.

Marco Nonno, la sentenza e una storia che Pianura deve ancora raccontare

Da qui parto.

Non ho mai nascosto la mia distanza dai metodi politici che ho conosciuto in questi decenni. Da giovane ho vissuto anche la paura delle minacce. È parte della mia storia e non la cancello oggi. Ma proprio per questo non userò un ricordo personale per pronunciare una condanna che compete ai giudici.

Il fatto giudiziario di oggi è preciso: il 22 settembre 2026 la seconda sezione penale della Corte d’Appello di Napoli ha condannato Marco Nonno, ex consigliere regionale e attuale coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia a Napoli, a una pena complessiva di 5 anni e 4 mesi nell’appello-bis relativo agli scontri contro la discarica di Pianura del 2008. La decisione comprende la condanna per devastazione, in continuazione con la precedente pena di due anni per resistenza a pubblico ufficiale. I giudici si sono riservati novanta giorni per il deposito delle motivazioni e la difesa ha annunciato ricorso in Cassazione.

Questo significa una cosa semplice: la notizia va raccontata nella sua interezza. C’è una nuova condanna, ma il percorso giudiziario non è ancora concluso.

C’è poi un elemento che un’inchiesta seria non può cancellare. Nel precedente processo d’appello del 2022 Nonno era stato assolto dall’accusa di devastazione e condannato a due anni per resistenza a pubblico ufficiale. Successivamente la Cassazione ha disposto un nuovo giudizio d’appello. Proprio questa successione di decisioni rende indispensabile leggere le motivazioni dell’ultima sentenza prima di trasformare un titolo di giornale in una verità definitiva.

Che cosa fu davvero Pianura nel 2008?

Questa è la domanda che mi interessa.

Pianura fu certamente un quartiere mobilitato contro la prospettiva di riaprire la discarica di contrada Pisani, nel pieno dell’emergenza rifiuti. Ma in quei giorni vi furono anche scontri, incendi e violenze. Le cronache dell’epoca registrarono aggressioni alle forze dell’ordine, danneggiamenti e mezzi incendiati. Secondo alcune ricostruzioni investigative, nella protesta sarebbero intervenuti anche interessi criminali e gruppi organizzati. Sono ricostruzioni che vanno riportate come tali e non trasformate automaticamente in un’accusa contro un intero quartiere o contro ogni cittadino che protestava.

È qui che comincia il nostro lavoro.

In quarantacinque anni ho visto quanto facilmente una comunità possa diventare terreno di conquista: politica, consenso, bisogno, paura, amicizie, favori, rabbia. Ho visto persone avvicinarsi alla gente quando serviva un voto e allontanarsi quando serviva una risposta. Questa è la mia esperienza e la mia opinione. L’inchiesta dovrà stabilire, documento dopo documento, ciò che può essere dimostrato.

Non mi interessa costruire il ritratto del “buono” o del “cattivo”.

Voglio sapere chi organizzava. Chi decideva. Chi parlava. Chi seguiva. Chi cercava di fermare la violenza. Chi eventualmente la alimentava. Che cosa videro le forze dell’ordine. Che cosa dissero i cittadini. Che cosa sostennero allora amministratori e rappresentanti politici. E soprattutto quali fatti concreti i giudici attribuiscono personalmente a Marco Nonno.

Anche la difesa deve avere spazio. L’avvocato Sergio Cola ha contestato la decisione e ha annunciato ricorso in Cassazione, richiamando testimonianze che, secondo la difesa, sarebbero favorevoli a Nonno. Questo va riportato perché un’inchiesta non seleziona soltanto le parole che confermano la propria tesi.

Io posso essere distante da un uomo, dalla sua politica e dai suoi metodi. Ma continuerò ad ascoltarlo.

Ho ascoltato tutte e tutti per quarantacinque anni. Ho sposato soltanto la mia compagna. Non un partito, non una corrente, non un capo.

Per questo, se Marco Nonno vorrà parlare, le domande saranno aperte. E saranno le stesse domande dure che rivolgeremo agli accusatori, ai testimoni, alle istituzioni e a chi nel 2008 era in quelle strade.

SCRIPT MANENT — REPORT

ATTO / FATTO RISCONTRATO / DICHIARAZIONE / IPOTESI / OPINIONE.

Non consegneremo nessuno alla folla.

Ma non nasconderemo nessun documento.

Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista
23 settembre 2026


Fonti consultate

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