COSTUMI23 SETTEMBRE 2026

FUORI AL NITTI, ASCOLTANDO I RAGAZZI

L’auto a sportelli aperti diventa una piccola redazione di strada: scuola, sicurezza, futuro, pace.

Appena entrati in autunno torno alla scuola. Non da Preside, non da professore, ma da giornalista di strada. Oggi sono fuori all’Istituto Statale di Istruzione Superiore “F. S. Nitti” di Napoli. E no: quella parcheggiata davanti alla scuola non è un pulmino. Con gli sportelli aperti, per qualche minuto, è diventata una piccola redazione mobile. Io resto seduto, ascolto, faccio domande. I ragazzi si avvicinano, qualcuno sale, qualcuno si affaccia. Prima di scrivere viene la regola più semplice del mestiere: ascoltare.

Ho incontrato anche la professoressa Pina Manetti, che mi conosceva già come Preside. A lei, come ai ragazzi, ho posto una domanda che vale più di cento discorsi sulla scuola: quale scuola volete? E, prima ancora di trasformare una voce in una riga stampata, la domanda professionale: «Posso citarti con nome e cognome?». Perché il giornalismo di strada non ruba parole: le raccoglie, le verifica e se ne assume la responsabilità.

Dalle conversazioni di questa mattina non mi porto via slogan. Mi porto via bisogni. I giovani parlano di sicurezza, futuro, pari dignità, risorse che non creino ragazzi di serie A e ragazzi di serie B. Chiedono barriere zero, non soltanto quelle di cemento: anche quelle economiche, culturali, sociali. E chiedono pace. Non una scuola che li divida ancora, ma una scuola capace di tenerli insieme e di consegnare loro strumenti per vivere, lavorare e scegliere.

Io li guardo da un’automobile perché in piedi non ci resto a lungo. Ma forse proprio questo rende la scena più vera: la strada non ha una cattedra e il giornalista non deve per forza stare sopra qualcuno. Si può ascoltare anche seduti. Anzi, qualche volta da seduti si vede meglio ciò che corre troppo veloce davanti a noi.

«Quello che cercate voi oggi — una scuola sicura, un futuro possibile, un lavoro che non vi porti via la vita — è ciò che cercavamo noi prima di voi. Cambiano le generazioni; non dovrebbe cambiare il diritto alla dignità.»

Mentre quei ragazzi uscivano da scuola, la cronaca ci consegnava una notizia che pesa su ogni parola pronunciata sulla sicurezza. Nella notte, al Colosseo, Andrea Moretti, 22 anni, operaio specializzato nei lavori in fune in quota, è morto dopo una caduta di circa dieci metri mentre lavorava all’installazione del nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio. La Procura di Roma ha aperto un procedimento per accertare la dinamica e le eventuali responsabilità. I fatti, oggi, sono questi; il resto deve essere stabilito dalle indagini.

Ventidue anni. Un giovane che lavorava per portare luce sulle pietre della storia. E quelle pietre, che hanno visto passare uomini, potere, spettacolo e sangue, oggi ci obbligano a una domanda meno comoda di qualunque polemica: che futuro stiamo costruendo se un ragazzo può uscire per lavorare e non tornare a casa?

Per questo, mentre discutiamo di modelli scolastici, differenze e riforme, io scelgo di partire da ciò che ho ascoltato fuori al Nitti. I ragazzi chiedono concretezza. Sicurezza nella scuola e fuori dalla scuola. Formazione che prepari davvero. Lavoro che sia lavoro e non rischio accettato come destino. Pari opportunità. Pace. Non sono richieste ingenue: sono il programma minimo di una società che voglia chiamarsi civile.

E allora la mia chiosa va alle istituzioni, a cominciare dal Presidente del Consiglio. Facciamo sul serio. Prima delle formule, vengono le persone; prima delle contrapposizioni, vengono i ragazzi. La sicurezza e il futuro non possono essere un capitolo laterale: sono la domanda centrale che una generazione ci sta consegnando.

Oggi la mia redazione aveva quattro ruote e gli sportelli aperti. I microfoni erano le domande. Gli intervistati erano ragazzi che tornavano a casa. Nessuna passerella, nessuna cattedra. Solo strada, scuola e ascolto. Domani torneremo a scrivere. Ma prima bisogna continuare a sentire.

Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista
Riscontro cronaca: ANSA e RaiNews, 23 settembre 2026. Dinamica dell’incidente al Colosseo ancora oggetto di accertamenti.

COSTUMI · Persone, scuola, giovani, lavoro, Napoli

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