Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista

INCIPIT

Ho ascoltato integralmente l’intervento del Presidente della Repubblica alla cerimonia Tutti a Scuola.

E ho riconosciuto un messaggio che ci accomuna.

Parlo da professore, da già Preside e oggi da giornalista: la scuola non è soltanto il luogo nel quale si trasmettono conoscenze. È il luogo nel quale una società decide quale uomo e quale donna vuole contribuire a formare.

Ho ascoltato anche il Ministro Giuseppe Valditara. Ha ricordato investimenti, ricostruzione, sicurezza degli edifici scolastici e risorse destinate alla scuola. È compito di un Ministro rendere conto dell’azione del Governo. Ma, se fossi stato io Ministro, in una giornata così simbolica avrei lasciato ancora più spazio alla scuola stessa, ai ragazzi, agli insegnanti e ad Amatrice.

Perché lì non stavamo assistendo a un comizio.

Stavamo assistendo a un atto della Repubblica.

Poi ha parlato il Presidente.

E una parola, più delle altre, mi è rimasta addosso:

ORIENTARE.

Non arrestare il progresso.
Non temere l’intelligenza artificiale.
Non consegnarsi passivamente alla tecnologia.

Orientarla.

Dentro questo verbo io ritrovo anche la maieutica socratica: educare non significa riempire una testa, ma aiutare un giovane a far nascere il proprio pensiero.

Ritrovo l’autorevolezza dell’insegnare.

Ritrovo il valore del rispetto.

Ritrovo quella Costituzione che, con l’articolo 3, chiede alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona e, con l’articolo 34 richiamato dal Presidente, afferma che la scuola è aperta a tutti.

E soprattutto ritrovo una scuola che deve educare uomini e donne capaci di essere liberi senza consegnare la propria libertà a qualcuno — o a qualcosa — che pensi al loro posto.


TRASCRIZIONE INTEGRALE DALLA REGISTRAZIONE

Trascrizione automatica della voce inviata. Alcuni termini risultano deformati dal riconoscimento vocale e dovranno essere confrontati con il testo ufficiale.

Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico.

Come sempre? Non è una replica sempre uguale. È un tratto di strada nuovo quello che comincia.

Ci sono nuove classi. Nuovi testi che si affrontano. Nuovi ragazzi, le ragazze delle prime classi.

Ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente.

Un percorso aperto, sempre nuovo, da affrontare con la speranza di dare e ricevere di più, di crescere e di costruire.

La scuola prepara il futuro, come ben sappiamo, tessendo insieme conoscenze, creatività, cultura e dialogo tra le persone.

Cominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità, esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire.

Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono capitali d’Italia.

Per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive.

Ringrazio il Ministro Valditara per le sue considerazioni.

Ringrazio tutti coloro che si sono adoperati per dar vita ai momenti che stiamo vivendo qui nella scuola Sergio Marchionne, di cui saluto i ragazzi e le ragazze, i docenti, i collaboratori.

Ringrazio chi ci ha condotto in maniera così brillante, gli artisti e i campioni dello sport, il personale del Ministero dell’Istruzione, le istituzioni e i cittadini di Amatrice, signor Sindaco.

Viviamo un cambiamento d’epoca.

Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità.

Questa società, come sempre, ha bisogno della scuola.

E di una scuola all’altezza dei tempi nuovi.

Per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora.

Come sempre, anche nei nostri giorni, si tende a concentrarsi sul presente, a consumare le risorse nell’oggi.

È invece necessario investire sul futuro.

Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza.

Del resto, macchine sempre più intelligenti, per essere governate a vantaggio delle persone e delle comunità, hanno bisogno di persone sempre più preparate, più responsabili e più ricche di valori.

I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali.

Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più.

Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione.

Continuare a sviluppare le qualità intellettuali e morali.

Vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita della comunità.

Abbiamo costruito negli anni una buona scuola grazie al lavoro di tanti.

Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare.

Nell’universo digitale, l’intelligenza artificiale e le reti sociali sono motori di grande potenza, che offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili.

Dobbiamo, peraltro, saperne rimuovere i pericoli: di manipolazione della realtà, di condizionamento del pensiero e dei sentimenti, di compressione nascosta, invisibile ma sostanziale, della libertà personale.

L’impoverimento dell’originalità e della creatività.

Il progresso non va ostacolato né temuto.

Non va seguito con passività.

Va orientato e continuamente verificato quanto alla garanzia del primato della persona.

Per questo è necessario che le generazioni più giovani, più capaci di usare i nuovi strumenti, crescano tenendo insieme conoscenza e umanità, capacità tecnologiche e solidarietà.

È il compito della scuola.

Formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di adoperare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto.

Per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che il nuovo ritmo ci propone.

Custodire e allenare la nostra umanità, senza farci automatizzare, senza farci utilizzare dal potere computazionale: questa è missione della scuola.

Scoprire il proprio talento e contrastare l’omologazione sono anche strumenti per combattere dipendenze e solitudini.

La scuola deve includere, recuperare, ricostruire.

I nostri bambini, i nostri studenti, sono avanti a noi per tante cose.

Ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia.

Il disagio può nascondersi nei loro comportamenti, può nascondersi persino ai genitori.

Serve padronanza degli strumenti tecnici.

Ma servono anzitutto valori umani.

Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere, mettendo al bando la violenza.

La violenza si manifesta in molte forme.

Prepotenze esplicite, gruppi, bande che si consolidano fuori dalle aule.

Le violenze contro gli insegnanti.

L’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti in passato.

Commesse talvolta queste violenze da parte dei ragazzi, più di frequente da genitori, ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo, sottraendosi alla indispensabile alleanza con gli insegnanti.

Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili.

Il bullismo che si accanisce sul più debole.

La diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione.

E il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate.

Sono intollerabili gli episodi di violenza e di sopraffazione ai danni delle ragazze.

E sono inaccettabili anche le forme più velate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di sopraffazione e di impossessamento.

Più che un codice di comportamento, ciascuno deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa.

Gli insegnanti non devono quindi essere lasciati soli.

Tra la società e le istituzioni vi è un compito importante: responsabilità nei contesti difficili, con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica.

La scuola è la leva più importante e più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi.

Per i giovani nati in Italia, figli di immigrati.

La scuola prepara tutti.

È aperta a tutti.

Così dispone l’articolo 34 della Costituzione.

Deve stabilire legami.

Conquistare la fiducia delle famiglie.

Aiutare a non formare ghetti, a non innalzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità.

A unire e non a lacerare, superando i muri della differenza e dell’incomunicabilità.

La scuola è chiamata a produrre coesione sociale.

Gli studenti non sono semplici utenti della scuola.

La società ha bisogno della loro voce.

Ragazzi, ragazze, prendetevi ancora più protagonismo nella vita scolastica.

Con la vostra consapevolezza, con il vostro impegno.

Conoscenza e studio sono importanti per la vita.

Non sapere astratto, o soltanto teorico, ma sapere che si unisce all’amicizia, alla premura per chi ci sta accanto, alla responsabilità verso gli altri.

Questa è la strada della libertà.

La nostra libertà è autentica se la libertà esiste per tutti.

Dobbiamo essere padroni del nostro tempo.

C’è un legame stretto — sono parole dello scrittore Milan Kundera — tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio.

Ciò che si acquisisce senza la fretta di correre resta impresso nella memoria di una persona.

Ciò che si prende in velocità, spesso distrattamente, viene facilmente dimenticato.

La rapidità sembra diventata una condizione esistenziale della vita.

La scuola deve invece restare uno spazio di equilibrio, dove si mira allo sviluppo integrale della persona.

Cari ragazzi, care ragazze.

Vi viene detto spesso che siete voi il futuro.

Lo siete già oggi.

Dovrete allo stesso tempo costruirlo e abitarlo.

Buona scuola a tutti. Grazie.


CHIOSA — ADESSO TOCCA A NOI

Il Presidente ha parlato.

Adesso comincia il nostro lavoro.

A noi operatori dentro e fuori la scuola spetta una responsabilità: non sostituirci ai ragazzi, non pensare al loro posto, ma orientare.

Orientare la conoscenza.

Orientare l’uso dell’intelligenza artificiale.

Orientare la libertà senza imprigionarla.

Orientare il talento senza omologarlo.

Orientare significa anche insegnare a distinguere tra ciò che corre e ciò che resta.

Tra il rumore che passa e la conoscenza che diventa memoria.

Tra un telefono che pensa per noi e una mente che usa il telefono per continuare a pensare.

Per questo porto con me quella parola pronunciata dal Presidente:

«Va orientato».

Vale per la tecnologia.

Vale per l’educazione.

Vale, forse, per un’intera società.

E qui torna Socrate: la scuola non produce uomini in serie. Aiuta ciascuno a tirare fuori ciò che possiede, con la guida autorevole di un maestro.

Non autoritarismo.

Autorevolezza.

Non obbedienza muta.

Responsabilità.

Non uguaglianza soltanto proclamata.

Ostacoli da rimuovere.

Non inclusione come parola da convegno.

Una scuola realmente aperta a tutti.

Gli uomini e le donne dello sport intervenuti oggi hanno testimoniato che non esiste risultato senza disciplina, sacrificio, rispetto dell’avversario e capacità di rialzarsi.

E mi ha colpito anche chi, interrogato sulle contraddizioni del calcio e sui troppi soldi che vi circolano, ha saputo fermarsi dicendo, in sostanza, che quella non era la sede per altre polemiche.

Anche sapere quando non parlare può essere una lezione di stile.

Poi Alberto Angela.

E soprattutto i giovani.

Sono loro il titolo che sceglierei oggi per Lontani — La Traversata.

Non il Ministro.

Non il giornalista.

Non il personaggio televisivo.

Nemmeno, isolatamente, il Presidente.

LA SCUOLA FORMATIVA E DI VALORE: ALBERTO ANGELA, I GIOVANI E UNA REPUBBLICA CHE DEVE SAPERLI ASCOLTARE.

Perché una scuola vale veramente quando chi vi entra non esce semplicemente con una risposta in più.

Esce con una domanda in più da fare al mondo.

E allora sì:

adesso tocca a noi.

ORIENTARE.

Prof. Ciro Scognamiglio
Scrittore · Giornalista

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