COSTUMI | FONDO / INCHIESTA | 21 SETTEMBRE 2026
COSTUMI
SCUOLA 2026/2027 — PRIMA DI CONTARE, CAPIRE
Stranieri, lingua, inclusione: il problema non è soltanto quanti ragazzi siedono in una classe, ma che cosa la scuola riesce a fare con ciascuno di loro.
di Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista
| Con tutto il rispetto dovuto al Presidente della Repubblica, queste righe non pretendono di anticiparne le parole. Sono il pensiero di un professore, già preside, oggi giornalista di strada. Riconosco tutti i colori della pelle umana; ma, prima di ogni classificazione, so che ogni ragazzo ha un cuore che batte e pulsa sangue rosso, senza confini. La scuola, per me, comincia da qui. |
AMATRICE: LA SCUOLA COME RICOSTRUZIONE
Oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inaugura ad Amatrice l’anno scolastico 2026/2027, presso l’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, nel decimo anniversario del terremoto. La cerimonia è prevista alle ore 17. [1]
Un luogo che conosce la parola ricostruzione non soltanto come metafora. Aprire qui l’anno scolastico significa ricordare che una scuola non è soltanto un edificio: è ciò che una comunità decide di ricostruire quando vuole continuare ad avere un futuro.
Aspetto le parole del Presidente. Non gliene attribuisco prima che le pronunci. Questo fondo nasce prima della cerimonia e resta, dunque, il pensiero autonomo di chi nella scuola ha trascorso una vita.
UN PROVVEDIMENTO ANNUNCIATO, NON ANCORA UN TESTO DEFINITIVO
Il 20 settembre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato un provvedimento destinato al Consiglio dei ministri che dovrebbe introdurre un numero massimo di studenti stranieri per classe, insieme a misure sull’apprendimento dell’italiano da parte dei genitori di studenti con gravi difficoltà di integrazione e sul divieto di coperture integrali del volto nelle scuole. Al momento dell’annuncio non è stata resa nota la percentuale del nuovo limite. [2]
Per questo non voglio trasformare una questione educativa in una contrapposizione politica. Prima si leggono gli atti, poi si giudicano. Ma le domande pedagogiche possono e devono essere poste subito.
Che cosa dobbiamo misurare quando un ragazzo entra in una scuola italiana: il suo passaporto, la sua competenza linguistica, il tempo trascorso nel nostro sistema scolastico, i suoi bisogni educativi, oppure tutte queste cose insieme?
LA NORMA NON NASCE OGGI
L’Italia possiede già da molti anni norme sull’inserimento degli studenti stranieri. L’articolo 45 del DPR 394 del 1999 stabilisce che i minori stranieri presenti sul territorio hanno diritto all’istruzione nelle stesse forme previste per i cittadini italiani; prevede inoltre che la distribuzione nelle classi eviti la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri e consente interventi individualizzati e percorsi per facilitare l’apprendimento dell’italiano. [3]
Nel 2010 una circolare ministeriale ha fissato, di norma, il limite del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe. Le linee ministeriali chiariscono però che il limite può essere innalzato quando gli studenti possiedono adeguate competenze linguistiche, facendo espresso riferimento anche ai ragazzi nati in Italia o che hanno compiuto qui il loro percorso scolastico; può essere ridotto quando la padronanza dell’italiano è insufficiente o vi siano particolari complessità. [4]
Questo passaggio è decisivo: perfino la disciplina già esistente riconosce che cittadinanza e bisogno educativo non sono la stessa cosa.
CHI È DAVVERO LO “STUDENTE STRANIERO”?
Nelle scuole italiane gli studenti con cittadinanza non italiana sono circa 931 mila, pari all’11,6% della popolazione scolastica. Il dato più recente diffuso nel settembre 2026, su elaborazioni ISMU da fonti statistiche nazionali, conferma che si tratta di una componente strutturale della scuola italiana. [5]
Ma la stessa categoria amministrativa contiene storie molto diverse. Un ragazzo può essere arrivato in Italia da poche settimane e non conoscere ancora la lingua. Un altro può essere nato qui, avere frequentato qui l’infanzia, la primaria e le medie, parlare italiano ogni giorno e possedere tuttavia una cittadinanza diversa.
I dati ministeriali relativi all’anno scolastico 2021/2022 mostravano già che il 67,5% degli studenti con cittadinanza non italiana era nato in Italia; nella scuola primaria la quota era del 73,6%. Sono dati riferiti a quell’anno e non vanno trasformati automaticamente in una percentuale del 2026, ma descrivono una tendenza che la scuola conosce bene da tempo. [6]
LA LINGUA È UN PROBLEMA REALE. E VA MISURATO
Negare le difficoltà sarebbe sbagliato quanto ridurre ogni difficoltà alla cittadinanza. Chi non comprende la lingua dell’insegnamento parte con un ostacolo concreto. La scuola deve riconoscerlo, misurarlo e intervenire.
Nel 2024 il legislatore ha previsto, nei limiti delle risorse disponibili, la possibilità di assegnare un docente dedicato all’italiano per stranieri nelle classi in cui almeno il 20% degli studenti sia neoentrato nel sistema nazionale di istruzione oppure non possieda competenze linguistiche di base almeno pari al livello A2. [7]
Qui il criterio diventa più vicino alla realtà educativa: non soltanto «da dove vieni?», ma «quali strumenti linguistici possiedi per poter imparare insieme agli altri?».
INCLUSIONE NON SIGNIFICA FINGERE CHE SIAMO TUTTI UGUALI
Includere non significa mettere trenta ragazzi nella stessa stanza, chiudere la porta e dichiarare compiuta l’uguaglianza.
Un ragazzo che non comprende l’italiano ha bisogno di insegnamento linguistico. Un ragazzo appena arrivato può avere bisogno di accompagnamento. Una famiglia incapace di comunicare con la scuola può aver bisogno di mediazione. Una classe nella quale la concentrazione delle difficoltà impedisce di insegnare ha un problema reale che un dirigente non può ignorare.
Ma anche il contrario va detto: un ragazzo non diventa un problema didattico semplicemente perché sul registro, alla voce cittadinanza, compare un altro Paese.
È qui che amministrazione ed educazione devono incontrarsi.
NON COLORE, NON ETICHETTA: BISOGNI EDUCATIVI PRECISI
La pelle umana possiede molti colori. Il cuore dei ragazzi, però, non conosce frontiere. Questa non è una formula per cancellare le differenze; è il contrario: è il dovere di guardarle senza trasformarle in etichette.
Il provvedimento annunciato riguarda la cittadinanza e l’organizzazione delle classi. Per discuterlo seriamente bisognerà leggerne il testo definitivo. La domanda educativa, intanto, è più esigente: quale criterio permette davvero di costruire classi nelle quali tutti possano imparare?
Percentuale di cittadinanze? Conoscenza dell’italiano? Numero dei neoarrivati? Condizioni sociali? Bisogni educativi? Distribuzione territoriale? Una politica scolastica efficace dovrà spiegare come questi fattori vengano combinati e con quali risorse.
Perché una soglia senza insegnanti, italiano L2, mediazione, formazione e coordinamento tra scuole rischia semplicemente di spostare il problema da un edificio all’altro.
LA SCUOLA APERTA A TUTTI NON È LA SCUOLA ABBANDONATA A SE STESSA
Il primo periodo dell’articolo 34 della Costituzione è netto: «La scuola è aperta a tutti». L’articolo 3 affida inoltre alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. [8]
Non significa che la scuola debba ignorare le differenze. Significa che deve governarle senza trasformarle in condanne.
Accogliere senza creare concentrazioni che rendano impossibile l’insegnamento. Regolare senza fare dell’origine di un bambino la misura del suo valore. Insegnare l’italiano a chi non lo conosce. Pretendere che lo impari. E, quando lo ha imparato ed è seduto al banco con gli altri, riconoscerlo semplicemente per quello che è: uno studente.
DA UN VECCHIO PRESIDE AI RAGAZZI
Ai miei ragazzi non prometterei una scuola senza problemi. Sarebbe una bugia. Vorrei però promettere loro una scuola capace di chiamare ogni problema con il suo vero nome.
Se il problema è la lingua, insegniamo la lingua. Se è la povertà educativa, combattiamo quella. Se è la concentrazione territoriale, interveniamo sull’organizzazione. Se mancano insegnanti, mettiamo insegnanti. Se servono mediatori, formiamoli. Se una famiglia deve entrare maggiormente nella comunità scolastica, costruiamo gli strumenti perché possa farlo.
Ma prima di trasformare una cittadinanza in una diagnosi pedagogica, guardiamo il ragazzo che abbiamo davanti.
Perché la scuola non deve soltanto decidere chi può sedersi accanto a chi. Deve riuscire a fare qualcosa di infinitamente più difficile: farli crescere insieme, senza lasciare indietro nessuno e senza impedire a nessuno di andare avanti.
Prof. Ciro Scognamiglio
Scrittore · Giornalista
Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista |
COSTUMI | FONDO / INCHIESTA | 21 SETTEMBRE 2026
FONTI DOCUMENTALI
Le fonti sono indicate per distinguere i fatti documentati dal commento e dal pensiero dell’autore. Consultazione: 21 settembre 2026.
[1] Presidenza della Repubblica, Agenda del 21 settembre 2026: cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2026/2027 ad Amatrice, Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, ore 17.
https://www.quirinale.it/agenda
[2] Reuters, 20 settembre 2026, “Italy to ban veils in schools, limit foreign students per class, Meloni says”. L’annuncio non specificava la percentuale del nuovo limite.
https://www.reuters.com/world/italy-ban-veils-schools-limit-foreign-students-per-class-meloni-says-2026-09-20/
[3] DPR 31 agosto 1999, n. 394, art. 45 — iscrizione scolastica, ripartizione degli alunni stranieri nelle classi e interventi per l’apprendimento dell’italiano.
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1999-08-31;394~art45=
[4] Ministero dell’Istruzione, C.M. n. 2 dell’8 gennaio 2010 e linee guida sull’integrazione degli alunni stranieri: limite di norma del 30%, con deroghe collegate anche alle competenze linguistiche.
https://www.mim.gov.it/documents/20182/2223566/linee_guida_integrazione_alunni_stranieri.pdf/5e41fc48-3c68-2a17-ae75-1b5da6a55667
[5] Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, 17 settembre 2026, dati ISMU su fonte Istat: 931.323 studenti con cittadinanza non italiana, pari all’11,6% della popolazione scolastica.
https://www.minori.gov.it/it/notizia/studenti-con-cittadinanza-non-italiana-dati-ismu
[6] Ministero dell’Istruzione e del Merito, Notiziario sugli alunni con cittadinanza non italiana, A.S. 2021/2022: 67,5% nati in Italia; 73,6% nella scuola primaria.
https://www.mim.gov.it/documents/20182/7715421/NOTIZIARIO_Stranieri_2122.pdf/2593fc66-1397-4133-9471-b76396c2eb97?version=1.1
[7] Gazzetta Ufficiale, Serie generale n. 177 del 30 luglio 2024, art. 11: misure per l’integrazione scolastica degli alunni stranieri e possibilità di docente dedicato all’italiano in determinate classi con soglia del 20% e livello linguistico inferiore ad A2.
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2024/07/30/177/sg/pdf
[8] Costituzione della Repubblica italiana, artt. 3 e 34 — Senato della Repubblica.
https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/principi-fondamentali/articolo-3 ; https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-i/titolo-ii/articolo-34
NOTA EDITORIALE
Il testo è stato chiuso prima della cerimonia del Presidente della Repubblica ad Amatrice. Le eventuali parole pronunciate dal Presidente saranno valutate e, se opportuno, inserite soltanto dopo la pubblicazione del testo ufficiale.
Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista |


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