COSTUMI  |  FONDO  |  20 SETTEMBRE 2026

AI LETTORI — PRIMA DEL FONDO

Ho ascoltato la videodichiarazione del signor Ciro Di Lello. Pubblico una sua fotografia, non il video: Ciro ha scelto di diffondere le proprie parole e ne rispetto la libertà; io scelgo di non trasformare la sua sofferenza in un richiamo alla pietà, né di sottoscrivere senza verifica ogni affermazione. Scrivo da giornalista, senza nascondere di essere anch’io una persona con disabilità e di avere una storia. Agli amici, ai lettori e soprattutto alle persone con disabilità dico: siamo esseri umani come tutti gli altri. I nostri diritti non sono concessioni, né favori. Questo Fondo apre un’inchiesta: ascolteremo le persone, esamineremo gli atti e chiederemo risposte. È questo il giornalismo di verità che intendo esercitare.

CIRO DI LELLO. IL DIRITTO NEGATO

Cinque scalini, cinque anni. Il diritto di vivere non può arrivare soltanto alla fine di una lunga attesa.

Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista

Ciro Di Lello, fotogramma della videodichiarazione ricevuta in redazione.Cinque scalini dividono Ciro Di Lello dall’accesso alla propria casa. È il particolare dal quale scegliamo di partire: non per cercare una fotografia della sofferenza, ma per descrivere un ostacolo concreto alla libertà quotidiana. Nato il 27 agosto 1957, Ciro convive con gli esiti della poliomielite. Ha la licenza media, ha lavorato come custode dei beni culturali e racconta un’esistenza affrontata senza un sostegno familiare continuativo. Oggi ha sessantanove anni. Secondo la sua testimonianza, per superare gli scalini della sua abitazione ha dovuto aggrapparsi alle scale, senza poter contare su un montascale. Riferisce che questi sforzi hanno aggravato le sue difficoltà fisiche. Saranno gli atti, le richieste e le risposte degli uffici a consentirci di ricostruire ciò che è accaduto.

IL «DOPO DI NOI» E IL TEMPO DELLA VITA

Ciro riferisce anche un’attesa di circa cinque anni per il percorso del «Dopo di noi». Ora racconta di una concessione che potrebbe consentirgli una minima assistenza. Che cosa sia stato formalmente riconosciuto, da quando, con quali prestazioni e con quale effettiva attivazione sarà materia della nostra verifica.

La legge 112 del 2016 ha introdotto misure per le persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, con l’obiettivo di favorire autonomia e inclusione e di evitare l’istituzionalizzazione. Non cancella però gli altri obblighi di sostegno e non trasforma ogni bisogno in un’unica pratica amministrativa.

Qui il problema è più largo di una misura: che cosa significa attendere anni quando nel frattempo la fatica di entrare e uscire di casa continua? Cinque anni, a sessantanove anni, non sono un semplice intervallo fra due protocolli. Sono tempo vissuto.

LA DISABILITÀ NON È LA MANCANZA DI STUDI

Ciro ha la licenza media. Non è una misura delle sue capacità, né una ragione per considerarlo meno credibile. È invece un dato che ci impone di indagare quali possibilità di istruzione, formazione e informazione gli siano state realmente offerte. Non sappiamo ancora perché abbia interrotto gli studi: lo chiederemo a lui.

L’accesso ai diritti non può dipendere dal possesso degli strumenti culturali, economici o familiari necessari per orientarsi fra domande, valutazioni, appuntamenti, ricorsi e graduatorie. Una persona deve poter essere ascoltata anche quando non parla il linguaggio della burocrazia. Il dovere delle istituzioni è rendere effettivo un diritto, non attendere che ciascuno impari da solo a reclamarlo.

DALLA TESTIMONIANZA ALL’INCHIESTA

Ciro ha scelto di raccontare pubblicamente la propria esperienza anche in video. È la sua voce, che non intendiamo sostituire né trasformare in un appello alla compassione. A corredo di questo Fondo proponiamo soltanto un fotogramma che lo ritrae mentre parla. Non useremo la sofferenza come argomento al posto dei fatti.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009, riconosce all’articolo 19 il diritto alla vita indipendente e all’inclusione nella società. Sul territorio, le regole devono tradursi in valutazioni, progetti, servizi e possibilità di scelta. È la distanza fra norme e vita quotidiana che intendiamo esaminare.

Nelle prossime uscite approfondiremo il caso attraverso gli atti e il confronto con le amministrazioni competenti. Ascolteremo anche il sociologo Claudio Roberti, Mario Garofalo, impegnato nell’arte e nei diritti delle persone con disabilità, e il professor Alessandro Pepino, docente di Bioingegneria alla Federico II. Le loro competenze non serviranno a decorare il racconto, ma a porre domande migliori: sulle opportunità, sull’autonomia, sull’accessibilità, sulle tecnologie e sull’organizzazione concreta dei sostegni.

Nessuna responsabilità sarà attribuita prima di essere verificata. Nessuna pratica sarà confusa con un’altra. Non abbiamo bisogno di un grido di pietà: abbiamo bisogno di date, richieste, risposte, decisioni e risultati.

Una legge può riconoscere un diritto. È la sua applicazione, nella vita di Ciro Di Lello e di tanti altri cittadini, a dimostrare se quel diritto esiste davvero.

INCHIESTA IN PREPARAZIONE  ·  Testimonianze, atti, competenze e risposte delle amministrazioni

RIFERIMENTI NORMATIVI

Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, art. 19; ratifica italiana: legge 3 marzo 2009, n. 18.

Legge 22 giugno 2016, n. 112 («Dopo di noi»), art. 1.

Regione Campania, D.G.R. 209 del 2 maggio 2024: Linee operative del programma «Dopo di noi».

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