LONTANI – LA TRAVERSATA | FONDO

FONDO -LUNEDI’ 14 SETTEMBRE 2026

DALLA LUNA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Non accusate la macchina: guardate l’uomo che si vende per una banana

Manifesto di uno zoppo, uomo di scienza del vicolo, giornalista-giornalaio

Prof. Ciro Scognamiglio – Scrittore · Giornalista

Io sono a favore dell’intelligenza artificiale. Lo scrivo prima di tutto, perché non voglio essere arruolato nell’ennesimo coro apocalittico. La macchina non è il mio imputato. Il mio imputato è l’uomo quando smette di pensare, quando vende scienza, parola e libertà per la sua banana: denaro, carriera, propaganda, potere, appartenenza.

1. Non sono contro l’IA. Sono contro la resa dell’uomo

Se qualcuno cerca qui la predica contro l’intelligenza artificiale, ha sbagliato pagina. Io l’IA la uso. La interrogo. La contraddico. Mi faccio contraddire. La considero una tappa della stessa storia che ha portato l’uomo dalla pietra scheggiata al telescopio, dalla macchina da scrivere al transistor, dal bit ai modelli generativi. Una storia grandiosa e pericolosa non perché gli utensili abbiano un’anima malvagia, ma perché l’uomo può mettere qualunque utensile al servizio della cura oppure del dominio.

La mia tesi è più severa dell’allarme facile: non possiamo assolverci inventando un nuovo demonio chiamato algoritmo. Un algoritmo non elegge un tiranno, non firma un contratto militare, non sceglie una miniera da sfruttare, non mente in conferenza stampa per ottenere consenso. Può amplificare, accelerare, automatizzare. Ma prima ci sono un progetto, un proprietario, un committente, un obiettivo, un sistema di incentivi e una catena di responsabilità umana. Se quella catena viene spezzata, la colpa non è diventata improvvisamente metafisica: è diventata più difficile da vedere.

Per questo il mio manifesto è pro-IA e, proprio per questo, radicalmente pro-uomo. Voglio macchine capaci e uomini responsabili. Voglio scienza potente e potere controllato. Voglio robot che ci tolgano fatica, non cittadini che consegnino il giudizio al robot. Voglio l’algoritmo come utensile, non come sovrano.

2. La Luna: prima della macchina c’è la domanda

La prima fotografia è la Luna. Non è un manufatto umano, ed è proprio per questo che apre la sequenza. Prima di costruire il mondo abbiamo dovuto imparare a leggerlo. Keplero, usando anche le osservazioni di Tycho Brahe, pubblicò nel 1609 le prime due leggi del moto planetario e nel 1619 la terza. Non portò la Luna in laboratorio: portò il cielo dentro una relazione matematica. La scienza comincia così, quando il mistero non viene umiliato ma interrogato.

Hannah Arendt aprì La condizione umana, nel 1958, pensando allo Sputnik del 1957 e alla possibilità che l’uomo volesse perfino ‘fuggire’ dalla Terra. Io prendo sul serio la sua domanda ma rovescio l’immagine: il problema non è che l’uomo osi uscire dalla Terra. Il problema è che, diventato capace di uscire dalla Terra, possa fuggire dalla propria responsabilità. Sputnik non dichiarò guerra a nessuno. Era un oggetto umano che obbediva alle stesse leggi del cielo. Furono e sono gli uomini a decidere se un satellite serve a conoscere, comunicare, osservare il clima o guidare un’arma.

Arendt ci lascia la domanda che mi interessa davvero: siamo ancora capaci di pensare ciò che stiamo facendo? Questa domanda vale per l’atomo, per la genetica, per il farmaco, per il satellite, per il data center e per l’IA. Non è una domanda contro la scienza. È la condizione perché la scienza resti umana.

3. Miller e Urey: la vita non fu creata, fu interrogata

Nel 1953 Stanley Miller, giovane ricercatore nel laboratorio di Harold Urey all’Università di Chicago, sottopose a scariche elettriche una miscela di gas allora usata per simulare condizioni della Terra primitiva. Comparvero amminoacidi e altri composti organici. È importante essere precisi: Miller e Urey non crearono la vita. Mostrarono che molecole rilevanti per la chimica della vita potevano formarsi in laboratorio a partire da condizioni semplici. Da quel momento la domanda sull’origine della vita entrò con forza nella chimica sperimentale.

Questa precisione mi serve oggi. Quando parliamo di intelligenza artificiale, troppa gente passa in un secondo dalla tecnica alla teologia: la macchina ‘pensa’, la macchina ‘vuole’, la macchina ‘ci odia’, la macchina ‘ci sostituirà’. Calma. Studiamo che cosa fa davvero, con quali dati, con quali limiti, con quali accessi e sotto quali ordini. Non la sminuiamo e non la divinizziamo. Facciamo scienza.

4. Sei fotografie, sei stazioni della stessa specie

LA LUNA – IL COSMO. È il corpo naturale che l’uomo ha imparato a misurare senza possederlo. Keplero trasforma l’osservazione in legge; la Luna diventa il simbolo della conoscenza che non ha bisogno di inventare il proprio oggetto.

PUNTA SECCA – L’ABITARE. Il borgo marinaro di Santa Croce Camerina ricorda che la civiltà non è soltanto monumento: è casa, soglia, riparo, rapporto con il mare. La storia abitativa moderna del luogo viene fatta risalire alla torre costiera costruita nel 1593-1594; il faro fu completato nel 1859. Nella mia fotografia, però, il protagonista non è il monumento: è l’uomo che costruisce un margine abitabile tra acqua e terra.

IL DUOMO DI HELSINKI – LA FEDE E LA FORMA. Carl Ludvig Engel ne preparò i primi disegni nel 1818; la costruzione iniziò nel 1830 e la chiesa fu consacrata nel 1852, completata dopo la morte di Engel da Ernst Lohrmann. La pietra diventa proporzione, comunità, fede e potere urbano. Anche chi non crede deve riconoscere che l’uomo ha saputo tradurre un’idea invisibile in spazio condiviso.

CASTEL DELL’OVO – LA DIFESA. Sorge su Megaride, luogo legato ai primi insediamenti di Partenope. Fu villa luculliana, fortificazione tardoantica e poi castello; nel 1139 Ruggero il Normanno inserì l’isola nel sistema difensivo della città. Qui l’intelligenza costruisce mura: può proteggere e può imprigionare. È già tutta l’ambivalenza della tecnica.

WINDSOR – IL POTERE. Guglielmo il Conquistatore iniziò a costruire il castello intorno al 1070 per controllare l’accesso occidentale a Londra. Oggi è il più antico e grande castello occupato al mondo ed è stato casa di decine di monarchi. La mia fotografia non accusa la pietra: mostra come l’uomo renda durevole l’autorità. Ieri la corona, oggi anche la finanza, la piattaforma, il monopolio, l’infrastruttura digitale.

CITTÀ DELLA SCIENZA – LA CONOSCENZA PUBBLICA. La Fondazione IDIS opera dal 1987 e nel 1996 inaugurò a Bagnoli il primo lotto funzionale di Città della Scienza, nell’area ex industriale. Qui il manufatto non serve a difendere un sovrano ma, almeno nell’intenzione, a diffondere cultura scientifica. È la fotografia che chiude la sequenza e apre il problema: quale scienza vogliamo finanziare, insegnare e rendere accessibile?

Le sei immagini non sono cartoline turistiche. Sono sei verbi: conoscere, abitare, credere, difendere, comandare, ricercare. L’intelligenza artificiale è la settima immagine, quella che ancora non ho fotografato perché non ha un solo volto. È nei server, nei telefoni, nelle scuole, negli ospedali, nelle redazioni, nei laboratori, nei sistemi militari. E proprio per questo dobbiamo chiederci chi la comanda.

5. Il telefonino non viene dal cielo: viene dalle miniere

Ci piace dire ‘cloud’, nuvola. È una parola comoda perché nasconde il peso. Ma il digitale pesa. Il telefonino, il data center e l’IA sono fatti di rame, litio, cobalto, grafite, tantalio, gallio, germanio, neodimio e altri minerali critici. Il litio e il cobalto non sono terre rare, ma fanno parte della stessa geografia materiale che alimenta batterie, elettronica, magneti, reti e calcolo. Dietro la leggerezza dello schermo ci sono miniere, raffinazione, trasporti, energia, lavoro umano e Stati.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel Global Critical Minerals Outlook 2026, descrive una concentrazione crescente delle filiere e un aumento delle restrizioni commerciali. Nel 2025 la Cina ha introdotto controlli su varie terre rare pesanti e nel gennaio 2026 ha irrigidito i controlli sui beni a duplice uso destinati al Giappone; la Repubblica Democratica del Congo ha introdotto una quota all’esportazione del cobalto. Non sto dicendo che ogni telefono provochi una guerra. Sto dicendo una cosa più seria: la tecnologia è già geopolitica, perché dipende da materie, territori e potere contrattuale.

E mentre parliamo del futuro, il passato continua a mordere. Il 13 agosto 2026 Vladimir Putin ha visitato Iturup, una delle isole Curili contese con il Giappone; Tokyo ha protestato. La disputa, ereditata dalla fine della Seconda guerra mondiale, contribuisce ancora oggi all’assenza di un vero trattato di pace tra i due Paesi. La pietra è mia, non tua. Il confine è mio, non tuo. Non c’è bisogno di un’intelligenza artificiale per inventare questa frase: l’uomo la ripete da millenni.

6. Fame, acqua, farmaci: il fallimento non è della scienza, ma della distribuzione

Nel 2025, secondo il rapporto ONU sulla sicurezza alimentare pubblicato nel 2026, circa 645 milioni di persone hanno sofferto la fame. Circa 2,69 miliardi non potevano permettersi una dieta sana; in Africa la quota arrivava al 66,6 per cento. E il rapporto congiunto OMS-UNICEF ricorda che ancora una persona su quattro nel mondo non dispone di acqua potabile gestita in sicurezza. Questi non sono scenari di fantascienza. Sono il presente.

Per questo mi irrita una discussione sull’IA che dimentica il resto dell’umanità. Possiamo progettare modelli capaci di ragionare su milioni di documenti e nello stesso tempo lasciare milioni di persone senza acqua sicura. Non è una contraddizione della scienza. È una contraddizione della politica, dell’economia e delle priorità umane.

La pandemia mi ha lasciato una lezione analoga. Io non sono no-vax e non considero il sospetto una prova scientifica. Ma rifiuto anche la favola secondo cui la sfiducia nasce dal nulla e chi dubita è soltanto un ignorante da deridere. Il programma COVAX nacque per l’accesso equo ai vaccini; la sua valutazione conclusiva del 2026 insiste proprio su consegne più rapide, progettazione inclusiva, coinvolgimento precoce dei Paesi e governance trasparente. Quando la scienza viene comunicata come ordine, quando gli interessi non sono dichiarati, quando il cittadino percepisce due pesi e due misure, si apre il pascolo dei ciarlatani. Il no-vax non diventa scienza; ma la cattiva gestione può diventare la sua propaganda migliore.

Il farmaco è uno strumento, come il reattore e come l’algoritmo. Può salvare, può essere usato male, può essere venduto male, può essere distribuito in modo ingiusto. Perciò voglio più scienza, non meno scienza; più verifiche indipendenti, non più fede nel marchio; più trasparenza sui finanziamenti e sui conflitti d’interesse, non più sospetti senza documenti.

7. Il mio nucleare: quando confusi la macchina con chi la governava

Ho abbastanza anni per poter dire anche dove credo di avere sbagliato. Dopo i referendum del 1987 guardai il nucleare italiano soprattutto attraverso la sfiducia verso chi avrebbe dovuto governarlo. Conoscevo i miei polli, direi nel vicolo. Oggi quella posizione la ripenso. Una tecnologia non diventa falsa perché temo l’amministratore, così come una teoria fisica non diventa corrotta perché può essere usata da un potere irresponsabile.

Quella lezione mi impedisce di ripetere lo stesso errore con l’IA. Se temo il monopolio, combatto il monopolio. Se temo l’opacità, pretendo audit e dati. Se temo l’uso militare, costruisco responsabilità e limiti giuridici. Se temo la sostituzione del giudizio umano, stabilisco dove la decisione deve restare umana. Non brucio la matematica perché qualcuno potrebbe venderla al miglior offerente.

8. Munch urla, Diamond domanda, Frankl resiste: io porto i fatti nel vicolo

Edvard Munch ha dato un volto all’urlo. A me interessa dare all’urlo documenti. Jared Diamond, con Armi, acciaio e malattie, ha posto una domanda che resta utile anche quando la sua risposta viene discussa: perché potere, ricchezza e tecnologia si sono distribuiti in modo così diseguale tra le società? Io oggi aggiungo: chi controlla miniere, chip, energia, reti, modelli e capacità di calcolo? Chi paga la ricerca? Chi può permettersi di fallire? Chi viene lasciato fuori?

Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi nazisti, mi interessa per un’altra ragione: la libertà interiore non coincide con la libertà del corpo. Io uso una parola che altri cercano di addolcire: zoppo. È il mio corpo e scelgo io come nominarlo. Non ho bisogno che qualcuno mi promuova per decreto a ‘diversamente abile’ per restituirmi dignità. La dignità la esercito pensando, scegliendo, dissentendo, studiando. Se un giorno consegnassi volontariamente questa facoltà a un padrone, umano o digitale, la mia sconfitta non sarebbe nelle gambe.

Per questo mi definisco, provocatoriamente, un uomo di scienza del vicolo e un giornalista-giornalaio. Non perché disprezzi l’accademia, ma perché non voglio che il sapere diventi una lingua per pochi. Se una cosa è vera deve poter attraversare il laboratorio e arrivare al marciapiede senza diventare falsa. Se una cosa è falsa, non diventa vera perché la pronuncia un professore.

9. Trump, Vannacci e la responsabilità che non possiamo scaricare sull’algoritmo

L’11 settembre 2026, alla convention repubblicana di Dallas, Donald Trump ha sostenuto che i prezzi fossero diminuiti dal suo ritorno alla Casa Bianca; Reuters ha qualificato l’affermazione come non corretta rispetto ai dati sull’inflazione e sul costo della vita. Non serviva un chatbot per pronunciare una falsità politica: bastavano un microfono, un pubblico e una convenienza.

Il 4 settembre Roberto Vannacci ha pubblicato sui social un video creato con intelligenza artificiale per rispondere alle accuse ricevute, usando anche l’espressione ‘me ne frego’, motto dannunziano divenuto celebre durante il fascismo. Anche qui l’IA non ha scelto da sola il messaggio. È stata usata come mezzo di rappresentazione. Possiamo criticare il contenuto, la retorica, il contesto storico; ma se attribuiamo all’algoritmo l’intenzione politica facciamo un favore a chi quell’intenzione l’ha scelta.

Questi due esempi sono politicamente diversi e non li sto equiparando. Li accosto per una sola ragione: la manipolazione, la propaganda e l’errore sono anteriori all’intelligenza artificiale. L’IA può moltiplicarne la velocità e la credibilità apparente. Proprio per questo serve più responsabilità umana, non una nuova superstizione tecnologica.

10. Gli scienziati che temono l’IA vanno ascoltati, non trasformati in sacerdoti

Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio hanno lanciato allarmi seri sui rischi dei sistemi sempre più potenti. Il 12 settembre 2026 Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto di rallentare la corsa ai modelli per dare tempo alle misure di sicurezza; Sam Altman ed Elon Musk hanno espresso sostegno all’idea di maggiori garanzie. Io non rido di questi avvertimenti. Sarebbe sciocco. I rischi di cyberattacchi, automazione opaca, sistemi agentici e perdita di controllo operativo meritano ricerca, test indipendenti e regole.

Ma non faccio nemmeno il salto religioso opposto: la macchina come assassino autonomo, il nuovo Satana da mettere al rogo. Un sistema capace di agire può produrre danni reali; per questo va progettato e contenuto. Ma la domanda politica resta: chi gli ha dato accesso? chi ha definito l’obiettivo? chi ha autorizzato l’uso? chi ha deciso che il profitto, la vittoria militare o il vantaggio elettorale valessero il rischio? Se eliminiamo queste domande e diciamo soltanto ‘è colpa dell’IA’, abbiamo assolto in anticipo i responsabili umani.

Io non voglio una scienza serva delle aziende, dei governi o delle mode. Ma per accusare uno scienziato di essersi venduto voglio un contratto, un finanziamento, un conflitto d’interesse, un atto. Nome, fatto, documento. Il resto è chiacchiera. La mia battaglia non è contro l’accademico: è contro l’accademia quando rinuncia alla verifica per diventare ufficio stampa del padrone di turno.

11. La scimmia e la banana

L’uomo non discende dalle scimmie che vediamo oggi: con gli altri primati condivide antenati remoti. Lo so. Ma la mia ‘scimmia uomo’ è una figura antropologica, non una lezione di zoologia. È l’Homo sapiens che costruisce un acceleratore, una cattedrale e un sistema di intelligenza artificiale e poi può vendere il proprio giudizio per una banana. La banana cambia nome: denaro, posto, carriera, like, bandiera, obbedienza, paura.

Ecco il punto che voglio lasciare ai ragazzi: dalla lunga storia evolutiva dei primati all’Homo sapiens abbiamo impiegato un tempo immenso. Per tornare servi basta un attimo. Non serve regredire biologicamente. Basta smettere di fare domande.

12. Sette pretese all’uomo, non alla macchina

1. Trasparenza della scienza. Finanziamenti, consulenze e conflitti d’interesse devono essere dichiarati e comprensibili. Chi paga non deve poter essere nascosto dietro il prestigio del laboratorio.

2. Verifica indipendente dell’IA. I sistemi ad alto impatto devono essere sottoposti a valutazioni esterne, tracciabilità degli incidenti e responsabilità identificabili.

3. Diritto al giudizio umano. Quando sono in gioco libertà, salute, giustizia, lavoro e diritti fondamentali, nessun cittadino deve sentirsi rispondere: ‘lo ha deciso l’algoritmo’.

4. Nessuna delega cieca della violenza. Le tecnologie militari richiedono una catena umana di comando e responsabilità. L’automazione non deve diventare un alibi giuridico o morale.

5. Filiera materiale visibile. Chip, batterie e magneti non nascono nel cloud: servono miniere e lavoratori. Tracciabilità, ambiente e diritti devono entrare nel prezzo della tecnologia.

6. Innovazione sanitaria senza sudditi. Più ricerca, più vaccini e più farmaci efficaci; ma anche accesso equo, dati controllabili, comunicazione onesta e nessun disprezzo verso chi pone domande in buona fede.

7. Prima l’umano concreto. Acqua sicura, cibo, scuola, salute e libertà di pensiero non possono essere gli avanzi di una civiltà che investe miliardi per prevedere il prossimo clic.

13. Il manifesto

NON ACCUSATE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE DELLE NOSTRE STUPIDITÀ.

Abbiamo misurato le orbite, interrogato la chimica della vita, costruito case, cattedrali, castelli, laboratori, transistor, satelliti e reti. L’IA è figlia di questa stessa storia.

Può diventare strumento di conoscenza, cura, educazione e libertà. Può anche diventare arma, sorveglianza, propaganda e monopolio. Ma non cade dal cielo: qualcuno la progetta, la finanzia, la possiede, la addestra, la collega al mondo e decide per quale fine usarla.

Se venderemo ancora una volta il pensiero per una banana, non potremo processare l’algoritmo al posto nostro.

NON TEMO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. TEMO L’UOMO CHE RINUNCIA ALLA PROPRIA.

Io non chiedo di credere a me. Chiedo di controllare. Se sbaglio, correggetemi con un documento migliore del mio. Se ho ragione, non applauditemi: usate la testa. La mia scuola è questa. E il prezzo d’ingresso è una sola cosa che nessun algoritmo può regalarvi: la volontà di restare liberi.

Prof. Ciro Scognamiglio
Scrittore · Giornalista

© 2026 Prof. Ciro Scognamiglio – Pubblicazione originale: Blog-Giornale Lontani – La Traversata. Riproduzione, pubblicazione o utilizzo editoriale su altra testata previa autorizzazione dell’autore.

FONTI E VERIFICHE ESSENZIALI

Queste fonti non sostituiscono il ragionamento dell’autore: consentono al lettore di controllare date, dati e fatti richiamati nel testo.

1. NASA Science – Orbits and Kepler’s Laws

2. University of California – Stanley L. Miller, profilo scientifico e storico dell’esperimento del 1953

3. University of Chicago Press – Hannah Arendt, The Human Condition

4. Comune di Santa Croce Camerina – Punta Secca: storia del borgo, torre e faro

5. Helsinki Cathedral – History

6. Comune di Napoli – Myth and History Surrounding Castel dell’Ovo

7. Royal Collection Trust – Windsor Castle

8. Città della Scienza / Fondazione IDIS – profilo storico e istituzionale

9. IEA – Global Critical Minerals Outlook 2026, Executive Summary

10. FAO – The State of Food Security and Nutrition in the World 2026

11. WHO/UNICEF – 1 in 4 people globally still lack access to safe drinking water, 26 agosto 2025

12. WHO – Evaluation of the COVAX Facility, 14 aprile 2026

13. ANSA – Vannacci, “me ne frego” e video creato con IA, 4-5 settembre 2026

14. Reuters – Trump e la dichiarazione sui prezzi alla convention repubblicana, 11 settembre 2026

15. Reuters – Putin visita Iturup nelle Curili contese, 13 agosto 2026

16. Reuters – Dario Amodei chiede di rallentare lo sviluppo dei modelli IA, 12 settembre 2026

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