LONTANI — LA TRAVERSATA
COSTUMI | LIBRI
Sabato 12 settembre 2026 — Santa Maria
IL RAGAZZO DELLE NUVOLE — QUANDO CRESCERE È UN LAVORO
Storia illustrata a quattro mani di MENA SORRENTINO e DOMENICO DELLA PIETRA
Oggi è sabato 12 settembre, giorno di Santa Maria. E forse non è casuale che proprio oggi io torni a pensare a questo libro. Maria, madre e donna, mi accompagna in una riflessione che nasce dal vicolo, dalla strada, dalla scuola, dai ragazzi e da quella parte dell’uomo che continua a cercare una piccola luce anche quando il mondo preferisce il rumore.
Ho un problema preliminare e lo dichiaro: MENA SORRENTINO e DOMENICO DELLA PIETRA sono per me persone care. Umanamente, dunque, potrei essere di parte. Proprio per questo devo fare loro il torto più affettuoso possibile: lasciare gli amici fuori dalla porta e vedere se Il ragazzo delle nuvole cammina da solo.
Cammina.
E non perché racconti una storia straordinaria. Forse il suo valore nasce dal contrario: Michele è un ragazzo nel quale, prima o poi, possiamo riconoscere qualcosa di noi.
Crescere è complicato. A tredici anni Michele incontra una delle esperienze che fanno improvvisamente diventare grande un ragazzo: perde il nonno. Non serve raccontare tutto. Il libro ha il merito di non trasformare il dolore in spettacolo e di non fotografare il disagio in modo sguaiato.
Il disagio resta umano.
E quando le parole non arrivano, arriva la musica. LUDWIG VAN BEETHOVEN ci ricorda che la musica parla là dove il linguaggio si ferma; JOHANN SEBASTIAN BACH entra nel silenzio di Michele; WOLFGANG AMADEUS MOZART accompagna un’altra apertura.
La musica, qui, non è un semplice sottofondo. Diventa una seconda lingua.
È questo uno dei primi meriti del libro: non dire continuamente al ragazzo ciò che dovrebbe provare, ma offrirgli linguaggi nei quali possa riconoscere ciò che prova.
Pagina dopo pagina entrano altre voci. VICTOR HUGO, con il sorriso che raggiunge l’anima. STEPHEN LITTLEWORD, con il mondo dell’adolescenza e delle emozioni. GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ, con l’amicizia che prende per mano e arriva al cuore. REEVES, con il bullismo e la vergogna. GUY DE MAUPASSANT, con gli incontri che rendono la vita degna di essere vissuta.
Poi RALPH WALDO EMERSON, con la gloria dell’amicizia. EXLEY, con quella immagine bellissima della nonna come mamma alla quale la vita concede una seconda possibilità.
E il cerchio si allarga.
Entra Napoli, la «grande tribù» evocata da PIER PAOLO PASOLINI. Entra la famiglia attraverso FRIEDRICH SCHILLER: non soltanto carne e sangue, ma cuore. Entra il legame con la terra attraverso ANNA MARIA ORTESE. Entra la prova con ÉMILE ZOLA. Entra soprattutto la possibilità di rialzarsi dopo la caduta, richiamata da CONFUCIO.
Questi autori illustri non vengono utilizzati come decorazione. Diventano piccole porte. Dietro ciascuna di esse il giovane lettore può incontrare musica, letteratura, filosofia, paura, desiderio, amicizia, famiglia.
Poi arriva Alba.
E qui MENA SORRENTINO mette nel libro parole sue:
«L’amore giovanile ha il sapore del latte appena munto, il profumo del pane appena sfornato e dell’erba appena tagliata. Sa di buono.»
È una frase che poteva facilmente diventare zuccherosa. Invece resta pulita. Perché racconta qualcosa che non è ancora diventato consumo, posa o finzione: il sentimento quando è ancora appena nato.
Forse Il ragazzo delle nuvole parla soprattutto di questo: delle cose mentre stanno nascendo.
Nasce un dolore. Nasce un’amicizia. Nasce un amore. Nasce la vergogna. Nasce il desiderio di riuscire. Nasce persino la possibilità di fallire.
E intorno a Michele gli adulti possono fare due cose: schiacciare quelle nascite oppure accompagnarle.
MENA SORRENTINO e DOMENICO DELLA PIETRA scelgono la seconda strada.
Ma c’è un elemento che, da uomo di scuola, considero forse il più importante di tutto il progetto: il libro non finisce quando termina il racconto.
Arrivano il laboratorio e le domande.
Questa è una scelta pedagogica seria. Il ragazzo non viene interrogato soltanto per verificare se abbia capito ciò che è accaduto a Michele. Viene chiamato a domandarsi:
E io?
Che cosa faccio quando cado?
Che cosa significa per me un amico?
Quale silenzio porto dentro?
Che cosa mi fa vergognare?
Chi è stato mio nonno? Mia nonna? Mio padre? Mia madre?
Qual è la mia musica?
E soprattutto:
chi sto diventando?
È qui che il libro entra davvero nella scuola.
Non nella scuola della risposta esatta, ma nella scuola della domanda necessaria.
Avevo scherzato sulla parola CAPOLAVORO: sostantivo maschile singolare, capo + lavoro. Siamo tutti pronti a fare il capo. Molto meno a fare il lavoro.
MENA SORRENTINO e DOMENICO DELLA PIETRA il lavoro lo hanno fatto.
Non dico se abbiano scritto un capolavoro. Sarebbe il modo peggiore per fare un regalo agli amici.
Dico qualcosa che, per due educatori, vale forse di più: hanno costruito una piccola occasione perché un ragazzo possa parlare di sé senza essere costretto a confessarsi.
Michele suona.
Il lettore ascolta.
Poi, quasi senza accorgersene, comincia ad ascoltare se stesso.
E in un tempo che fa tanto rumore per evitare di sentire, non è poco.
FUORITEMPO
«L’amicizia vera non ti toglie la strada davanti: ti cammina accanto abbastanza a lungo da ricordarti chi sei quando tu stesso lo hai dimenticato.»
Prof. Preside Ciro Scognamiglio
Giornalista — Giornalaio munchiano
Uomo di strada del vicolo
Inizio modulo
Fine modulo

Lascia un commento