LONTANI — LA TRAVERSATA | COSTUMI
VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2026 • FONDO
EMMA BONINO
LA LIBERTÀ PRIMA DELLO SCHIERAMENTO
Una fotografia, la fame nel mondo, le donne. Tre passaggi per leggere una vita politica senza farne un santino.
di Ciro Scognamiglio
Io radicale non sono mai stato.
Ma Marco Pannella ed Emma Bonino li ascolto, li leggo e li studio da quasi cinquant’anni. Radio Radicale è entrata nella mia formazione non perché dovessi imparare per chi votare, ma perché mi ha costretto a fare una cosa molto più difficile: ascoltare anche chi non la pensa come me.
Da loro non ho imparato lo schieramento. Ho imparato l’analisi.
Prima gli atti, poi le opinioni. Prima capire le ragioni dell’altro, poi eventualmente dissentire. Prima la ricerca, poi la bandiera.
Per questo oggi non voglio raccontare Emma Bonino con il solito elenco degli incarichi. Voglio fermarmi su tre fatti della sua vita, apparentemente lontani, che a mio giudizio spiegano meglio chi fosse.
1 — LA FOTO: UNA COMMISSARIA EUROPEA CHE SCENDE SUL PESCHERECCIO
C’è una scena del luglio 1995 che mi interessa più di molte dichiarazioni politiche. Emma Bonino è commissaria europea alla Pesca. Il Northern Horizon è impegnato in una missione di controllo nell’Atlantico e lei raggiunge la nave in elicottero, imbarcandosi per seguire direttamente l’ispezione.
Una commissaria europea avrebbe potuto aspettare relazioni, verbali e funzionari a Bruxelles. Lei volle andare sulla nave.
Non trasformo quella scena in un mito. La leggo da giornalista: vuoi occuparti della pesca? Vai dove lavorano i pescatori. Vuoi capire un problema? Non limitarti al documento che arriva sulla scrivania. Entra fisicamente dentro il problema.
Per me qui c’è una prima definizione di Bonino: la politica deve mettere il corpo dove mette la firma.
2 — I PREMI NOBEL E LA FAME: FARSI CARICO DI UN PROBLEMA CHE NON PORTA VOTI
Nel 1978 Emma Bonino fu fondatrice e segretaria di Food and Disarmament International, l’associazione che lanciò una campagna internazionale contro la fame nel mondo basata sul Manifesto dei Premi Nobel.
Non mi interessa gonfiare il fatto dicendo che «coordinava i Nobel». Mi interessa una cosa più seria: lei si fece carico politicamente del problema della fame.
Come può una società capace di produrre ricchezza, tecnologia e cibo accettare che esseri umani continuino a non avere il necessario per vivere? Questa domanda non appartiene a una parte politica. La fame non è di destra o di sinistra. La dignità umana non porta tessere.
È questa impostazione che, da non radicale, ho sempre riconosciuto a quella scuola: si può dissentire dalle soluzioni, ma prima bisogna guardare il problema. L’analisi viene prima dell’appartenenza.
3 — EMMA, LE DONNE, L’ABORTO, DUE BAMBINE E UN AMORE
Poi c’è Emma Bonino donna. Da giovane visse l’esperienza dell’aborto clandestino, quando l’interruzione volontaria di gravidanza era ancora reato. Quella vicenda personale diventò azione politica e battaglia pubblica per la legalizzazione dell’aborto.
Si può essere favorevoli o contrari. Si può discutere della legge, della morale, della vita e della maternità. Ma non si può cancellare un fatto: Bonino mise la propria esperienza dentro una battaglia pubblica e ne accettò tutte le conseguenze.
Non ebbe figli biologici. Ebbe però in affidamento per alcuni anni due bambine, Aurora e Rugiada. Questo particolare, da solo, impedisce le caricature: la donna che lottò per il diritto all’aborto fu anche una donna che accolse e si prese cura di due bambine che non aveva generato.
Per me non è una contraddizione. È una stessa parola che torna: scelta. La propria, ma anche quella degli altri; e con la scelta, la responsabilità.
Poi l’amore. Roberto Cicciomessere fu, nelle parole della stessa Bonino, il suo «primo grande amore». Fu anche compagno di lotta e di formazione politica. La relazione finì e Bonino raccontò di averne sofferto molto. Questo non serve al pettegolezzo: serve a ricordare che dietro la figura pubblica c’era una donna capace di forza, fragilità e autonomia.
EMMA NON ERA «LA DONNA DI PANNELLA»
Marco Pannella fu un gigante della sua storia politica, ma ridurre Emma Bonino alla donna accanto a Pannella significa non averla letta.
Pannella aveva la forza dell’irruzione e della provocazione. Bonino costruì negli anni un profilo autonomo: Parlamento europeo, Commissione europea, campagne internazionali, governo, politica estera, diritti umani, e infine la nascita di +Europa.
Non era una copia più moderata di Pannella. Aveva un altro metodo: mediare senza rinunciare alla durezza delle idee, trasformare una battaglia in dossier, negoziato, istituzione.
È questo che ho imparato osservandoli per quasi mezzo secolo: non devo diventare radicale per riconoscere una lezione. Si può stare insieme su una battaglia e dividersi sulla successiva. Si può ascoltare l’avversario senza consegnargli la propria coscienza. Si può cambiare giudizio quando i fatti lo impongono.
| «Studiare prima di giudicare. Analizzare prima di schierarsi. Cercare gli atti prima delle parole.» |
Io resto quello che sono: non radicale, non iscritto alla loro storia, non obbligato a condividerne tutte le battaglie.
Ma debitore di un metodo.
Forse è proprio questo il saluto più corretto che posso dare oggi a Emma Bonino: non un’adesione, ma un grazie per avermi insegnato che la libertà vale anche quando mi consente di dissentire da lei.
Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista
Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista
LONTANI — LA TRAVERSATA | COSTUMI
FUORITEMPO
LA MIA FEDE DAVANTI A CHI NON CREDE
Il rispetto non ha bisogno del santino. E la fede, quando è fede, non ha paura della distanza.
Qui mi fermo.
Perché oltre il giornalista c’è l’uomo di fede, e proprio la fede mi impone un distacco.
Non devo trasformare Emma Bonino, Marco Pannella o chiunque altro in ciò che non furono. Non devo battezzare dopo la morte chi nella vita scelse un’altra strada. Non devo costruire un santino per poter dire che ho incontrato, studiato o riconosciuto persone pulite.
Io credo.
E proprio perché credo posso guardare con rispetto chi si dichiara agnostico, chi è ateo, chi cerca Dio in un modo che non conosco o chi non lo cerca affatto.
La mia fede non mi autorizza a mettere un timbro sull’anima degli altri. Mi chiede piuttosto di osservare l’uomo, i suoi atti, il bene che ha saputo fare, le contraddizioni che ha attraversato, le responsabilità che ha assunto.
È qui che tengo la distanza.
Non condivido tutto di Bonino. Non condivido tutto di Pannella. Non devo farlo. La libertà che ho imparato anche ascoltandoli mi consente oggi di salutarli senza appropriarmene.
Io posso dire: la mia fede mi porta altrove. Ma posso aggiungere, senza paura: ho incontrato nella loro storia una pulizia intellettuale, un rigore, una capacità di pagare personalmente per le proprie idee che meritano rispetto.
Non li porto sull’altare.
Li lascio nella storia degli uomini. Ed è già molto.
Il resto, per chi crede come me, non appartiene al giornalista. Appartiene a Dio.
Ciro Scognamiglio
FONTI DI VERIFICA
• Reuters, 11 settembre 2026 — Emma Bonino, Italian politician who fought for abortion access, dies aged 78.
• Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale — Biografia di Emma Bonino.
• El País, 22–24 luglio 1995 — cronache dal Northern Horizon e dalla missione di controllo sulla pesca.
• RaiNews, 26 maggio 2023 — Roberto Cicciomessere, «il mio primo grande amore», nel ricordo di Emma Bonino.
• Vanity Fair Italia, 23 settembre 2020 — intervista su Aurora e Rugiada e sulla maternità.
Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista

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