DIMENSIONE POLITICA DI UNA STATISTA

La dimensione internazionale di Emma Bonino non fu un’appendice della sua attività politica: ne rappresentò uno dei tratti essenziali. Europeista prima ancora che l’Europa diventasse, nel dibattito italiano, una parola da usare secondo convenienza, concepì l’Unione non come somma di Stati gelosi delle proprie frontiere, ma come uno spazio politico capace di assumersi responsabilità oltre i propri confini.

Dal 1995 al 1999, nella Commissione europea guidata da Jacques Santer, fu Commissaria con responsabilità per gli aiuti umanitari, la pesca e la politica dei consumatori. Furono gli anni dei Balcani, delle crisi africane, dei profughi e delle grandi emergenze internazionali. Bonino non interpretò l’aiuto umanitario come beneficenza istituzionale: lo considerò un dovere politico dell’Europa verso l’uomo, indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione e dall’appartenenza.

È forse qui che si comprende davvero la statista. Non l’Europa contro gli Stati, ma un’Europa capace di superare lo scontro permanente fra gli Stati. Non la cancellazione delle identità nazionali, ma la costruzione di una responsabilità comune là dove il singolo Paese non basta più: guerre, fame, migrazioni, diritti umani, giustizia internazionale.

Tra il 2006 e il 2008, nel secondo governo Prodi, fu Ministro del Commercio internazionale e Ministro per le Politiche europee. Anche questo passaggio conferma la continuità della sua visione: apertura internazionale, integrazione europea e rifiuto dell’autosufficienza politica degli Stati nazionali.

Poi la Farnesina. Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, nel governo Letta, Emma Bonino fu Ministro degli Affari Esteri. Arrivava a quell’incarico dopo decenni trascorsi non soltanto nei palazzi della politica, ma nei luoghi nei quali la politica internazionale mostra il proprio volto più duro: Balcani, Afghanistan, Africa, Medio Oriente, emergenze umanitarie e battaglie per la giustizia internazionale.

Ed è questo, per me, il punto politico che rimane.

Emma Bonino non pensava all’Europa come a un condominio di interessi. La pensava come una comunità di responsabilità.

Si poteva dissentire da lei — e molte volte si dissentiva — ma difficilmente la si poteva accusare di cambiare convinzione per accomodarsi al vento del momento. La sua idea di multilateralismo nasceva dalla convinzione che nessuno Stato, anche il più forte, possa governare da solo un mondo nel quale guerre, economie, diritti e tragedie umanitarie attraversano continuamente le frontiere.

Per questo la definisco STATISTA.

Non perché abbia occupato alte cariche. Quelle, da sole, non fanno uno statista.

Ma perché tentò di guardare oltre il proprio partito, oltre il proprio governo e perfino oltre il proprio Stato, assumendo come misura della politica una parola molto più difficile: l’UOMO.

E forse è proprio questo che Pannella e Bonino hanno insegnato anche a chi, come me, radicale non è mai stato:
la libertà non consiste nel pensarla come loro. Consiste nell’imparare a pensare senza chiedere il permesso a nessuno.

Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista
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