LONTANI — LA TRAVERSATA
AMBIENTE E SALUTE • Napoli • 7 settembre 2026
PRIMA DEL PERSONAGGIO PUBBLICO, PER ME RESTA L’AMICO DI UN TEMPO.
Uno che studiava già allora la vita, mentre noi cercavamo di capirne il senso.
Ci siamo conosciuti all’università, quando io inseguivo la fisica e Antonio cominciava il suo cammino da medico. Dopo una vita di studio, strade diverse e battaglie pubbliche, lo ospito qui con la stessa regola che vale per ogni amicizia vera: l’affetto non sostituisce i fatti. Anzi, obbliga a rispettarli ancora di più. Parla Antonio Marfella. Io apro la pagina.
[ FOTO DI ANTONIO MARFELLA PUBBLICATA SEPARATAMENTE ]
ROGHI, CHI PROTEGGE DAVVERO I VIGILI DEL FUOCO?
Antonio Marfella: «Gli eroi non si celebrano soltanto. Si tutelano con prevenzione, sorveglianza e biomonitoraggio»
INTERVENTO OSPITE · Prof. Antonio Marfella — Medico ISDE, Medici per l’Ambiente
Le immagini dei grandi roghi che tornano dalla Campania — e oggi la cronaca di Airola — mi riportano a una domanda che pongo da anni: chi tutela davvero chi entra nel fumo mentre tutti gli altri scappano? I Vigili del Fuoco sono celebrati come eroi, ma la celebrazione non può sostituire la prevenzione sanitaria.
UNA RICHIESTA CHE VIENE DA LONTANO
Colloco l’avvio di questa battaglia nel 2011, dopo un convegno presso la Diocesi di Aversa e un incontro al Ministero dell’Interno al quale padre Maurizio Patriciello mi volle come consulente tecnico in qualità di medico ISDE. Da quella stagione nacque un rafforzamento del coordinamento istituzionale contro i roghi, con prefetti incaricati di tenere insieme forze dell’ordine, controlli e territorio. Quel lavoro di coordinamento è stato importante e va riconosciuto.
Ma insieme al controllo del territorio chiedemmo anche di guardare dentro il corpo di chi quei roghi li spegne. La mia documentazione presentata al Senato il 10 settembre 2013 riportava una proposta, indicata allora come accettata dai ministri Renato Balduzzi e Anna Maria Cancellieri, per uno studio di coorte e follow-up su Vigili del Fuoco esposti e non esposti, con biomonitoraggio tossicologico individuale di diossine e metalli pesanti.
«Non basta contare i roghi. Bisogna misurare anche ciò che quei roghi lasciano nelle persone che li affrontano.»
Quel progetto non si è trasformato, per quanto mi risulta, in una sorveglianza strutturale e continuativa capace di accompagnare nel tempo gli operatori maggiormente esposti. Ed è qui che la questione torna, ogni volta che una nube nera oscura un paese e i pompieri entrano nel capannone, nel deposito, nella discarica o nell’area industriale in fiamme.
IL RISCHIO PROFESSIONALE NON FINISCE CON LO SPEGNIMENTO
I fumi prodotti dalla combustione di plastiche, rifiuti industriali e materiali compositi possono contenere miscele complesse di contaminanti. Il dovere della medicina del lavoro è valutare il rischio in modo proporzionato all’esposizione. La mia richiesta è sempre stata semplice: per categorie sentinella come i Vigili del Fuoco, affianchiamo alla sorveglianza sanitaria prevista dal decreto legislativo 81/2008 strumenti mirati quando l’esposizione lo giustifica.
Non risulta oggi un obbligo nazionale specifico e generalizzato che imponga un biomonitoraggio periodico individuale di diossine e metalli pesanti per tutto il personale dei Vigili del Fuoco. Questo non significa che non esistano controlli sanitari o valutazioni del rischio; significa che, sul punto preciso che pongo da anni, non vedo ancora quella risposta istituzionale uniforme che considero necessaria.
E allora pongo una domanda politica prima ancora che medica: possiamo continuare a chiamarli “eroi” e limitarci alla foto con l’elmetto annerito? Oppure l’eroismo deve diventare un obbligo nostro, quello di proteggerli quando il fumo non si vede più ma l’esposizione può avere lasciato una traccia?
IL NODO: PROTEGGERE CHI ENTRA NEL FUMO
I Vigili del Fuoco incontrano esposizioni acute e ripetute, spesso in scenari in cui non è immediatamente noto che cosa stia bruciando. Per questo considero il Corpo una categoria sentinella: ciò che impariamo sulla loro esposizione può migliorare anche la tutela dei cittadini che vivono attorno ai siti colpiti.
NON CHIEDO ESAMI A CASO
Il biomonitoraggio non deve diventare un rito o una campagna indiscriminata. Chiedo protocolli definiti dal rischio: chi è stato esposto in modo significativo va seguito con strumenti coerenti, tempi certi, confronto con gruppi non esposti e conservazione dei dati nel lungo periodo.
CHIEDO CONTINUITÀ
Il vero fallimento nasce quando ogni incendio riparte da zero. Serve una memoria sanitaria dell’esposizione: registro, sorveglianza, accesso ai risultati e possibilità di verificare negli anni eventuali segnali. La prevenzione non è una conferenza stampa: è continuità amministrativa e clinica.
«Ringraziare è facile. Proteggere richiede atti, dati e responsabilità che restino nel tempo.»
LONTANI — LA TRAVERSATA
INTERVENTO OSPITE · SEGUE • Antonio Marfella • 7 settembre 2026
IL BIOMONITORAGGIO CHE CHIEDO: DATI, PERSONE, RESPONSABILITÀ
SPES: LA MIA CRITICA NON È UNO SLOGAN
Negli ultimi anni la Regione Campania ha finanziato programmi di studio e biomonitoraggio, tra cui SPES e il più ampio quadro di Campania Trasparente. Su questi programmi ho espresso critiche durissime. Preferisco però dirlo con precisione: non sostengo che non sia stato prodotto nulla; sostengo che, a fronte di investimenti per decine di milioni di euro, il cittadino e le categorie professionalmente esposte avrebbero dovuto ricevere molto prima dati individuali e risposte sanitarie più chiare, trasparenti e utilizzabili.
Nel giugno 2026 ho contestato pubblicamente il ritardo e la scarsa disponibilità di alcuni dati sulle contaminazioni da diossine e PCB. Il punto per me resta questo: studiare il territorio è necessario, analizzare matrici vegetali e animali è utile, ma non può diventare un alibi per rinviare la domanda più difficile — che cosa troviamo nelle persone esposte?
«Se misuriamo la pummarola, dobbiamo avere il coraggio di misurare anche chi respira il fumo.»
Questa frase è volutamente provocatoria. Non è un attacco alla ricerca sugli alimenti: è un richiamo all’ordine delle priorità. L’ambiente si studia per proteggere la salute umana, non per sostituirla con un numero su una matrice che non racconta da sola l’esposizione personale.
NIENTE PASSERELLE: QUATTRO ATTI CONCRETI
Chiedo che la politica smetta di vivere l’emergenza ambientale come una sequenza di sopralluoghi e dichiarazioni. Servono almeno quattro cose: protocolli nazionali di biomonitoraggio mirato per gli operatori ad alta esposizione; registri di esposizione realmente utilizzabili negli anni; trasparenza dei risultati degli studi finanziati con denaro pubblico; collegamento tra dati ambientali, sorveglianza sanitaria e prevenzione.
Io combatto per i cittadini e, tra i cittadini, per i Vigili del Fuoco. Non mi vergognerò mai di accettare un’umiliazione personale, perfino di inginocchiarmi pubblicamente, se questo servisse a ricordare a chi siede nelle istituzioni che il proprio dovere non è applaudire gli eroi, ma proteggerli.
Le parole “eroi” e “grazie” devono avere una conseguenza amministrativa. Altrimenti diventano un rito. Il pompiere che entra nel rogo non ha bisogno soltanto della nostra gratitudine: ha bisogno di sapere che, se l’esposizione è stata significativa, lo Stato conserverà la sua storia sanitaria, cercherà precocemente i segnali utili e non lo lascerà solo tra dieci o vent’anni.
«Gli eroi non si tutelano con un applauso. Si tutelano con atti, analisi e responsabilità.»
Questa è la mia battaglia. Non contro qualcuno, ma contro il vuoto che si crea tra la fotografia dell’emergenza e il giorno dopo. È in quel giorno dopo che comincia la vera prevenzione.
RISCONTRO DOCUMENTALE ESSENZIALE
Senato della Repubblica, documentazione Antonio Marfella, 10 settembre 2013; materiali ISDE sul biomonitoraggio EcoFoodFertility; progetto regionale SPES / Campania Trasparente. Le valutazioni critiche espresse nel testo restano attribuite all’ospite.
FUORITEMPO
Il punto non è scegliere tra allarme e rassicurazione. Il punto è misurare. Quando un Vigile del Fuoco entra nel fumo per noi, lo Stato non può restare nel fumo delle parole. La gratitudine pubblica vale poco se non diventa prevenzione, controlli, dati leggibili e tutela sanitaria concreta. Un eroe non si ringrazia soltanto dopo l’incendio: si protegge prima, durante e dopo.
Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista
L’OSSERVATORIO FLEGREO — Direttore: Prof. Avv. Claudio Ciotola
LONTANI — LA TRAVERSATA BLOG — Direttore: Prof. Ciro Scognamiglio
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