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SPORT DEL GIOVEDÌ

 

DAZN: RINNOVIAMO O NO?

Tra passione, analisi e libertà di pensiero

Napoli, 10 settembre 2026  •  Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista

Oggi i ragazzi mi hanno posto una domanda semplice, quasi domestica, ma per noi tutt’altro che banale: «Professore, rinnoviamo DAZN?». La risposta, probabilmente, la darà Nonna Maria, tifosa vera: di quelle che davanti al Napoli soffrono, esultano, protestano e poi, alla partita successiva, sono di nuovo lì. Poi c’è Nonno Ciro. Tifoso anch’io, certamente, ma osservatore prima ancora che tifoso. E soprattutto non allineato, per principio, alla politica societaria di Aurelio De Laurentiis quando non mi convince. Il Napoli è una passione; la società è materia di giudizio. Le due cose non devono essere confuse. Lo stesso vale per l’allenatore. Non mi interessa costruire un culto della personalità attorno alla panchina. Quando vedo un tecnico troppo vicino alle ragioni del Palazzo societario, uso volutamente una parola provocatoria: «cortigiano». È un giudizio giornalistico, discutibile come tutti i giudizi, e proprio per questo deve poter essere verificato sul campo, nelle scelte, nelle parole e nei risultati. Poi vengono le partite. Ho letto che il Napoli non avrebbe prodotto di più e che due reti sarebbero state «casuali»; che il Como, invece, pur difendendosi, avrebbe scelto di farlo alto, senza portarsi gli avversari dentro l’area come spesso accadrebbe ai partenopei. È un’analisi legittima. Ma un’analisi deve usare lo stesso metro per tutti. Il caso nel calcio esiste. Un rimpallo, una deviazione, un palo, un errore del portiere, un centimetro sul fuorigioco possono cambiare una partita. Ma il caso, molto spesso, bisogna anche provocarlo. Bisogna arrivare lì, occupare quello spazio, tirare, pressare, costringere l’avversario all’errore. Se una squadra non entra mai in una zona pericolosa, difficilmente riceverà in regalo il famoso episodio fortunato.Per questo anche il 3-2 dell’Inter va letto con lo stesso criterio. Non possiamo chiamare costruzione ciò che favorisce una squadra e casualità ciò che favorisce l’altra. Se accettiamo che il calcio sia una combinazione di tecnica, organizzazione, errore, rischio e fortuna, allora quella regola deve valere per tutti. Non si vive di sola casualità cartesiana. Cartesio cercava un metodo per dubitare e arrivare a ciò che resiste al dubbio; nel calcio il metodo, più modestamente, dovrebbe servire almeno a non cambiare criterio secondo il colore della maglia. Il risultato non racconta sempre tutta la partita, ma non può nemmeno essere liquidato come un incidente quando non coincide con la nostra tesi. Il verdetto nasce da ciò che una squadra costruisce, concede, sbaglia, rischia e infine trasforma nei novanta minuti. La tattica conta. Difendere alto o basso conta. Il possesso conta. Le occasioni contano. Ma alla fine conta anche la capacità di incidere nel momento decisivo. E allora: DAZN sì o no? Forse sì. Nonna Maria per vedere il Napoli. Nonno Ciro per continuare a studiarlo. Lei con il cuore in campo; io con il cuore e con la matita dell’osservatore. Entrambi tifosi, ma con il diritto di discutere tutto: società, allenatore, gioco e narrazione. Perché il calcio resta passione, ma quando diventa racconto pubblico ha bisogno anche di coerenza. Il tifoso può gridare. L’osservatore deve provare a capire. Il giornalista, soprattutto, deve usare lo stesso metro ieri, oggi e domani.

FUORITEMPO — «Il calcio è passione, ma anche ragione.»

Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista

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