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FABIO MUSSI — IL COMPAGNO DEL PANE DIVISO

Io resto nel vicolo. Non nei palazzi. Il rispetto per chi scompare non impone la santificazione: ai giovani dobbiamo consegnare la storia intera, con grandezza, errori e contraddizioni.

di Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista

La morte impone rispetto. Sempre.

Ma il rispetto non obbliga alla santificazione.

Fabio Mussi è stato una figura storica della sinistra italiana. Nato a Piombino nel 1948, iscritto al PCI dal 1965, entrò giovanissimo nel Comitato centrale; fu parlamentare dal 1992 al 2008, capogruppo, vicepresidente della Camera e ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi. Quando i Democratici di Sinistra si sciolsero per dar vita al Partito Democratico, scelse un’altra strada: «Io mi fermo qui». Da quella rottura nacque Sinistra Democratica; in seguito partecipò alla storia di SEL e di Sinistra Italiana.

Antonio Bassolino, salutandolo oggi, ha scritto parole che appartengono prima di tutto all’amicizia: «Sono davvero grandi dentro di me la tristezza e il dolore per la scomparsa di Fabio Mussi: storico esponente della sinistra italiana, brillante testa, caro compagno ed amico, bella persona. Un bacio Fabio, e riposa in pace».

Io rispetto quel dolore. Ma io non scrivo dai palazzi.

Io sono il vicolo.

Parlo ai giovani che nei palazzi non sono mai entrati, a quelli che la politica l’hanno vista passare sopra la propria testa, a quelli che ancora oggi devono capire perché uomini cresciuti dentro una grande tradizione popolare siano diventati classe dirigente, governo, istituzione e, qualche volta, distanza dal popolo dal quale erano partiti.

Mussi, D’Alema, Veltroni: tre percorsi diversi dentro una stessa grande stagione della sinistra italiana. Non una “triade” da santificare, ma tre uomini da studiare. Hanno attraversato partito, governo, cultura, istituzioni; hanno inciso sulla storia del Paese e, proprio per questo, vanno giudicati anche per ciò che quella storia ha prodotto.

D’Alema ha conosciuto le stanze più alte del potere e ha continuato a coltivare anche la sua passione per il mare e la vela. Veltroni ha attraversato politica, cultura, televisione, cinema e scrittura. Mussi scelse, nel 2007, di non seguire la maggioranza dei DS nel nuovo Partito Democratico. Tre strade. Tre responsabilità. Tre pezzi di un’Italia politica che oggi consegniamo ai ragazzi.

E qui nasce la domanda del monello che porto dentro da quasi settantatré anni:

che Paese avete costruito?

Io non sono mai stato uomo di una corte. Non mi sono sposato politicamente nessuno.

Nemmeno Antonio Bassolino. Lo rispetto, conosco la sua storia, e ha letto anche un mio libro. Ma non doveva presentarmelo, incoronarmi o aprirmi una porta. Non ho mai chiesto questo a nessuno.

Avevo quindici anni quando mio padre Mario mi consegnò una frase che vale più di cento tessere di partito:

«Vai. Cammina come sai camminare da uomo libero. Non devi chiedere permesso alla libertà.»

Da allora cammino così. Qualche volta nel fango.

Anzi, potrei dire: io nel fango ci nacqui già.

Ed è forse per questo che quando muore un uomo politico importante non riesco soltanto a deporre un fiore. Voglio anche aprire il libro della storia.

Fabio Mussi merita rispetto. Merita il ricordo degli amici. Merita il dolore dei compagni.

Ma i giovani meritano qualcosa in più: la verità delle contraddizioni.

Quella generazione possedeva cultura, organizzazione, scuole politiche, sezioni, giornali, dibattito, capacità di leggere il mondo. Aveva strumenti che una parte della politica contemporanea sembra avere perduto.

Eppure anche quella generazione ha responsabilità nell’Italia che è venuta dopo.

Non basta quindi dire: erano grandi.

Bisogna chiedere: grandi per fare cosa? Cosa hanno lasciato? Dove hanno sbagliato? Cosa dobbiamo salvare e cosa non dobbiamo ripetere?

Questo è il compito della memoria.

Altrimenti il giorno della morte diventiamo tutti santi e il giorno dopo torniamo a essere smemorati.

Io non ci sto.

Rimango Nessuno.

Sant’Agostino docet: non cerco il piedistallo, cerco la domanda. Rimango fuori dal palazzo. Rimango nel vicolo, dove il pane non si declama: si divide.

E da lì oggi saluto Fabio Mussi.

Non il santo. Non l’icona. Non il busto da mettere sopra una mensola.

L’uomo. Il politico. Il compagno. La sua storia e le sue contraddizioni.

Buon viaggio, Fabio.

Compagno del pane diviso.

E ai giovani lascio la domanda, perché è a loro che sto parlando:

guardate questi uomini, studiateli, rispettateli quando lo meritano. Ma non inginocchiatevi mai davanti a nessuno.

La libertà non chiede permesso.

Prof. Ciro Scognamiglio
Scrittore · Giornalista
Napoli, 3 settembre 2026

Nota per le redazioni: i dati biografici essenziali su Fabio Mussi sono stati verificati su fonti di agenzia del 3 settembre 2026. Testo d’opinione dell’autore.

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