COSTUMI

POZZUOLI, QUALE DOMANI?

Mercoledì 2 settembre 2026

FONDO

Nel 2016 scattai una fotografia al Rione Terra. Tra due pareti restituite alla luce, una donna guardava il mare. Davanti aveva il blu; alle spalle una storia secolare. Sembrava l’immagine di una città finalmente autorizzata a pronunciare una parola semplice: domani.

Dieci anni dopo riguardo quello scatto e mi accorgo che la domanda è ancora lì: Pozzuoli, quale domani?

Oggi sono uscito. Ho camminato, incontrato persone e soprattutto ascoltato. Non ho registrato una sola voce. Non occorreva. Le parole erano le stesse ascoltate nelle piazze, nelle strade, davanti alle istituzioni: casa, mutuo, affitto, figli, paura, attesa. Ma sopra tutte ne ho sentita una: abbandono.

Mi fermano e mi chiedono: «Professore, lei cosa scriverà?». Qualcuno aggiunge una domanda più difficile: «Lei come ci vede?». Vi vedo stanchi. Forse ormai più stanchi che impauriti. Perché una scossa dura qualche secondo; l’incertezza entra in casa la mattina, si siede a tavola, accompagna i figli, aspetta la sera e poi dorme accanto a te.

Io non sono un vulcanologo. Non sono la Protezione civile. Non sono il Comune, la Regione o il Governo. E alla mia età non voglio trasformarmi nell’ennesimo uomo che promette ciò che non può mantenere. Posso fare soltanto il mestiere che conosco: guardare, ascoltare, verificare, domandare.

Di atti, piani, ordinanze, riunioni e annunci ne circolano abbastanza. Il Piano speditivo per il bradisismo esiste e prevede procedure di coordinamento e assistenza; la stessa normativa impone di tener conto delle esigenze delle persone con disabilità e della ricognizione dei luoghi in cui vivono. Bene. Allora scendiamo dalla carta alla strada.

Prendiamo un bambino autistico. Diciamogli: «Adesso devi lasciare casa». Chi gli spiega che la routine che per lui può essere sicurezza viene spezzata all’improvviso? Chi conosce il suo modo di comunicare? Chi sa se tollera sirene, folla, attese, un autobus pieno di sconosciuti, una palestra o un luogo mai visto? Chi prepara, prima dell’emergenza, la persona che dovrà avvicinarlo e accompagnarlo?

Non sto chiedendo un favore. Sto chiedendo una procedura leggibile da una famiglia oggi, non quando trema la terra. Un protocollo che risponda a domande semplici: chi chiama? chi arriva? con quale mezzo? chi resta con il minore? dove viene portato? come si garantiscono continuità, comunicazione, farmaci, ausili e presenza del caregiver quando necessaria?

Poi prendiamo una persona in carrozzina al quarto piano, con l’ascensore inutilizzabile. La scala diventa una barriera. Può affacciarsi e gridare: «Aiutatemi». Ma una donna immobilizzata in un letto? Un anziano non autosufficiente? Una persona che dipende da apparecchiature indispensabili? A chi grida? Al Padreterno?

Non è retorica. È organizzazione civile. Dentro ogni emergenza può nascere una seconda emergenza: la discriminazione nella discriminazione. Chi ha gambe corre. Chi ha automobile parte. Chi ha denaro trova forse un alloggio. Chi ha parenti telefona. Una Repubblica si riconosce invece da ciò che accade a chi non può fare nessuna di queste cose.

La Regione stessa invita chi ha bisogno di particolare assistenza — persone con disabilità, anziani — a segnalarlo al Comune e a verificare che nel piano di protezione civile siano previste misure specifiche. È un’indicazione importante. Ma proprio per questo il cittadino ha diritto a conoscere, in forma concreta e comprensibile, che cosa accade dopo quella segnalazione.

Io posso parlare anche per esperienza, ma senza esibirla come titolo di merito. La poliomielite mi ha insegnato una cosa elementare: ciò che per qualcuno è un gradino, per un altro può diventare un muro. Mi ha concesso di essere Ciro anche così: imparando a vedere ciò che spesso, stando in piedi, non si vede.

Poi c’è la casa. Quella lasciata, quella dichiarata inagibile, quella per cui si continua magari a pagare un mutuo, quella che costringe a cercare un affitto altrove. E quando molte famiglie cercano contemporaneamente un tetto, nasce un’altra domanda che la politica deve affrontare senza ipocrisie: come si impedisce che l’emergenza diventi occasione di speculazione?

Anch’io ho persone care coinvolte. Ma sarebbe scorretto mettere la mia famiglia davanti alle altre. Io, in qualche modo, posso ancora cercare una soluzione. E chi non può? La signora X, il pensionato solo, la madre con un figlio autistico, l’anziana allettata, la famiglia che non riesce a sostenere un altro canone: chi hanno?

Nel 1981 scelsi anch’io questa terra. Qualcuno può dirmi: «Sei voluto venire qui». Forse. Ma “te la sei voluta” non può diventare una politica pubblica. Le città esistono. Le case sono state comprate, vendute, autorizzate, condonate, tassate. Gli abitanti hanno costruito qui la propria vita. Uno Stato non può giudicare retroattivamente una famiglia mentre dovrebbe proteggerne il presente.

Per questo sul vulcano preferisco ascoltare i vulcanologi. Agli scienziati chiedo scienza: ciò che sappiamo, ciò che non sappiamo, i limiti della previsione. Alla politica chiedo politica: case, assistenza, viabilità, tempi, persone fragili, procedure verificabili. Non una promessa di sicurezza assoluta. Almeno una sicurezza civile possibile: sapere chi farà che cosa quando arriverà il momento.

Riguardo la fotografia del 2016. Quella donna continua a guardare il mare. Allora pensavo stesse contemplando una rinascita. Oggi mi viene un dubbio: forse stava aspettando noi. Dieci anni dopo. Ancora qui. Ancora a domandare: Pozzuoli, quale domani?

Prof. Ciro Scognamiglio — Scrittore · Giornalista

Riferimenti essenziali verificati

• Regione Campania, Piano speditivo di emergenza per il bradisismo: procedure operative e attenzione alla ricognizione dei luoghi in cui vivono persone con disabilità.

• Regione Campania, “Sei preparato?”: indicazione a segnalare al Comune le persone che necessitano di particolare assistenza e a verificare la presenza di misure specifiche nel piano comunale.

• Decreto-legge 12 ottobre 2023, n. 140, convertito con legge 7 dicembre 2023, n. 183: pianificazione di emergenza anche tenendo conto delle esigenze delle persone con disabilità.

• Regione Campania, modello di intervento: coordinamento tra Comuni, Prefettura, Regione e Dipartimento della Protezione civile.

• Repubblica Napoli, 8 agosto 2026: nuova protesta a Pozzuoli con richiesta di soluzioni abitative immediate.

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