FOTOGRAFIA VAGABONDA

FOTOGRAFARE — DAL 1826 A DOMANI

Duecento anni dopo: tutti possono scattare. Ma chi è ancora fotografo?

Ci sono immagini che raccontano subito. Altre aspettano decenni prima di cominciare a parlare.

La prima fotografia di questa pagina è una famiglia. Non aggiungo altro. Chi guarda deve fermarsi sui volti, sulle distanze, sulle mani, sull’ordine quasi rituale con cui le persone stanno davanti all’obiettivo. La fotografia ha già detto tutto ciò che deve dire. Il resto appartiene al tempo.

La seconda immagine appartiene a un’altra epoca. Stessa specie umana, altra casa, altri abiti, altri gesti, altro rapporto con l’obiettivo. Fra le due fotografie non cambia soltanto la tecnica: cambia il modo di stare davanti a una macchina fotografica. Ed è già storia sociale.

Poi c’è Luca Sorbo.

Per me Maestro non è una parola ornamentale. È una parola che si concede a chi possiede mestiere, studio e capacità di trasmettere. Sorbo appartiene a quella fotografia che non si limita a produrre immagini: le studia, le conserva, le interroga. È uno di quei professionisti che trasformano il mestiere in sapere.

E qui il ragionamento si allarga. A Caiazzo Franco Pepe ha fatto con la pizza ciò che pochissimi riescono a fare con un mestiere: ha trasformato un sapere familiare in linguaggio riconoscibile nel mondo. La pizza arriva immediatamente al corpo; la fotografia, qualche volta, impiega mezzo secolo per arrivare alla coscienza. Sono mestieri diversi, ma hanno una parentela profonda: quando la mano diventa conoscenza, il lavoro smette di essere soltanto esecuzione e diventa cultura.

Mimmo Jodice rappresenta un altro vertice di questa trasformazione: la fotografia che non registra soltanto il reale, ma lo interroga fino a farlo diventare pensiero. Sorbo, Jodice, Pepe: non una classifica, ma tre esempi di professionalità che attraversano il mestiere e lo portano oltre il mestiere.

Io ho sempre guardato così mestieri e professioni. Dalla bottega alla cattedra, dalla strada alla redazione, mi interessa il punto in cui una persona smette semplicemente di “fare” e comincia a lasciare una forma di conoscenza.

Ho scritto di pizzaioli, artigiani, professionisti e luoghi senza trasformare il racconto in un conto da presentare al raccontato. Non ho mai avuto bisogno di una pizza gratis per dire che una pizza fosse buona. È una scelta professionale prima ancora che personale.

Ma indipendenza non significa gratuità eterna. Il lavoro giornalistico, culturale e fotografico ha un valore. Se il giudizio non si compra, il lavoro deve però essere rispettato. E rispettare un lavoro significa anche riconoscerne il valore economico.

La quarta fotografia è il viaggio: una ragazza, la Russia, il colore, la luce, l’architettura. Siamo lontanissimi dalla fotografia di famiglia in bianco e nero eppure stiamo ancora facendo la stessa cosa che l’uomo ha cominciato a fare quasi due secoli fa: fermare un istante sapendo che quell’istante non tornerà.

Nel frattempo tutto è cambiato. Oggi un telefono può costare quanto una macchina fotografica professionale di ieri e può produrre immagini tecnicamente straordinarie. Nello stesso mercato, l’autorialità fotografica può valere decine di migliaia di euro. Il paradosso è perfetto: la fotografia non è mai stata così facile da produrre e così difficile da distinguere.

Per questo la domanda del 2026 non è più: quale macchina usi?

La domanda è: che cosa hai visto che gli altri non hanno visto? Che cosa hai scelto di conservare? Che cosa resterà quando miliardi di immagini saranno tecnicamente perfette e quasi tutte dimenticate?

Possiedo un archivio. Potrei regalarlo, venderlo, chiuderlo, disperderlo. Ma prima di tutto voglio interrogarlo. Non perché debba diventare monumento, ma perché, prima che una fotografia diventi cenere, merita almeno una domanda: aveva qualcosa da dire?

Se la risposta è sì, allora vale ancora la pena metterla in piazza.

«La fotografia non è soltanto immagine: è memoria che chiede futuro.»

Prof. Ciro Scognamiglio
Fotografia Vagabonda — Mestieri e Professioni

L’Osservatorio Flegreo — Direttore Claudio Ciotola   •   Lontani La Traversata — Direttore Ciro Scognamiglio

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