Da una piazza senza confini regionali: la Repubblica ha ottant’anni, ma la democrazia deve ancora dimostrare ogni giorno di sapersi difendere senza perdere se stessa.

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Ago 28th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Politica | Edit
Prof. Ciro Scognamiglio

Da una piazza senza confini regionali: la Repubblica ha ottant’anni, ma la democrazia deve ancora dimostrare ogni giorno di sapersi difendere senza perdere se stessa.

di Ciro Scognamiglio — Giornalista di Strada — Lontani La Traversata

L’appello rivolto al Presidente della Repubblica contro il programma di Futuro Nazionale apre una questione che non può essere liquidata con un’etichetta. Il programma esiste, va letto e discusso. La XII disposizione della Costituzione esiste, va rispettata e applicata secondo diritto. E chi scrive questa pagina sceglie di stare dalla parte della Repubblica senza chiedere alla Repubblica di diventare censore delle idee.

Perciò bisogna essere seri due volte. Ma questa volta voglio uscire dal vicolo. Voglio portare il ragionamento in una piazza nazionale, senza confini regionali e, se necessario, europea. Perché non mi sono svegliato giornalista questa mattina. Scrivo, osservo e interrogo il mondo da quando avevo quindici anni. Ho attraversato la scuola, l’università, le scienze, la responsabilità di dirigere, la scrittura e la strada. Oggi quel “Nessuno” che ha camminato senza chiedere un posto in prima fila possiede almeno una cosa: una storia. E non può lasciarla fuori da questa pagina.

Ho scritto anche intorno a quella domanda che l’Europa non dovrebbe mai smettere di rivolgere a se stessa: “Se fossi io l’uomo?”. Non soltanto la Shoah come capitolo consegnato ai manuali, ma l’uomo spogliato del nome, della dignità, della cittadinanza, della possibilità stessa di essere riconosciuto come persona. È da lì che nasce la mia inquietudine quando lo Stato pretende di decidere quale famiglia sia degna, quale diversità sia tollerabile, quale pensiero possa essere mostrato e quanto spazio rimanga alla coscienza individuale.

Sono partito dalle cellule, dalla fisica e dai numeri. Poi cellule e numeri non sono più bastati. Non riuscivano a spiegarmi da dove venissi, chi fossi e dove stessi andando. Per questo l’uomo di scienze si è prestato alla filosofia e all’antropologia. Dentro un microscopio trovi la materia. Non trovi la libertà. Non trovi la dignità. Non trovi il male. E non trovi quel bisogno antico dell’uomo di dominare un altro uomo.

La mia storia personale non mi consente di trattare queste parole come esercizi da convegno. C’è un bambino che perde sua madre a dieci anni; c’è un padre, Ciro detto il pompiere, che cercava nel socialismo una propria idea di giustizia; c’è Mario, ragazzo dei Quartieri Spagnoli, cresciuto tra fame e privazioni, che cercò una strada diversa perché suo figlio potesse avere un futuro. Quel figlio ha studiato, è diventato professore, ha diretto una scuola, ha avuto incarichi universitari, ha scritto, fotografato e ascoltato generazioni di ragazzi.

Ha attraversato anche il Sessantotto e gli anni Settanta, quando una generazione gridava “fiori nei cannoni” mentre intorno esplodevano estremismi, terrorismo rosso e nero, stragi, servizi deviati, misteri e P2. Per questo oggi non mi impressiona un generale. E non mi impressionano le barricate. Mi impressionerebbe molto di più il mio silenzio.

Il fatto da cui partiamo è concreto. Giuristi, docenti, scrittori e rappresentanti di associazioni hanno rivolto un appello a Sergio Mattarella chiedendogli di intervenire sui contenuti della Base Ideologica e Programmatica di Futuro Nazionale. I promotori sostengono che, letti insieme alle attività del movimento, alcuni passaggi possano configurare una violazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

Il programma di Futuro Nazionale è pubblico. Va quindi letto prima di giudicarlo. Contiene una concezione fortemente identitaria della Nazione, della famiglia, della cittadinanza e dell’educazione; l’appello contesta, tra l’altro, le posizioni su immigrazione, legge Mancino, aborto, unioni civili, temi LGBTQIA+, natalità ed educazione militare. Sono proposte che considero politicamente e culturalmente molto lontane dalla società che desidero. Io non voglio uno Stato che entri nelle coscienze, negli affetti e nelle libertà personali dei cittadini.

Ma proprio perché difendo la Costituzione devo aggiungere una seconda verità. Non basta che un programma sia radicale, regressivo o persino inquietante per dichiarare giuridicamente ricostituito il partito fascista. La XII disposizione è troppo seria per diventare un’etichetta da talk show. Se esistono gli estremi previsti dall’ordinamento, devono essere accertati nelle sedi previste dalla legge. Difendere lo Stato di diritto saltando lo Stato di diritto sarebbe una contraddizione.

Per questo comprendo l’appello al Presidente della Repubblica come un forte segnale civile di vigilanza. Ma non chiedo a Mattarella di trasformarsi nel censore preventivo delle idee. Gli chiedo ciò che la Repubblica chiede al proprio Presidente: equilibrio, fermezza costituzionale e custodia delle istituzioni. Se ci sono reati intervenga la magistratura; se vi sono condizioni giuridiche per altri provvedimenti funzionino gli strumenti della Repubblica; se siamo davanti a un programma politico radicale, spetta innanzitutto ai cittadini contrastarlo democraticamente.

E qui bisogna scendere dal palazzo al ballatoio. Le nostre raffinate riflessioni su Costituzione, fascismo e democrazia spesso restano tra costituzionalisti, università e giornali. Poi nel vicolo incontriamo un uomo che cerca pane. E tutto sembra diventare poca cosa. Forse. È proprio quel “forse” che deve preoccuparci. Se la democrazia non arriva al ballatoio, qualcun altro ci arriverà. Se la Repubblica non parla a chi ha paura, parlerà qualcuno che saprà trasformare quella paura in consenso.

È anche per questo che Roberto Vannacci non va ridicolizzato. Va letto. Va contestato dove lo riteniamo necessario. Va verificato nei fatti quando sorgono questioni giuridiche. Ma soprattutto va affrontato democraticamente, perché dietro un leader politico ci sono cittadini reali, domande reali e spesso rabbie che la politica tradizionale non ha saputo ascoltare. Chiamare fascista l’avversario senza dimostrare ciò che si afferma può perfino diventare il modo più semplice per rafforzarlo.

Caro Presidente Sergio Mattarella, io ti stimo. E proprio perché considero il Presidente della Repubblica il garante della Costituzione, non voglio lasciarti solo davanti a questa discussione. Non ti chiedo di mettere fuori legge un pensiero perché non mi piace. Ti chiedo di continuare a rappresentare quella Repubblica nella quale la libertà è protetta dalla legge e la legge non diventa strumento di una fazione.

Io, cittadino, faccio la mia parte. La faccio anche da zoppo, con il bastone, dal vicolo, con una macchina fotografica e una penna. La faccio perché sulle mie mura interiori ho scritto due parole che nessuno dovrebbe poter cancellare: UOMO LIBERO. Potrà tremare la terra, potranno lesionarsi muri e pietre; ma da qualche parte resterà una pietra più incisa delle altre.

Forse nell’anno 3000 qualcuno la troverà. E non ci domanderà soltanto che cosa accadde nei tempi remoti della Terra. Ci chiederà qualcosa di molto più vicino: che cosa fecero gli uomini del 2026 e del 2027 quando videro cambiare il loro tempo? Vorrei che su quella pietra fosse ancora possibile leggere: NON TACQUERO.

Io non taccio. Non perché mi consideri migliore e non perché possieda una verità da imporre. Ma perché dalla mia storia ho ricevuto un comandamento civile: vivere per servire e non servire per vivere. Finché resta un binario davanti a me, continuerò a percorrerlo. Con i miei maestri alle spalle, Pertini nella memoria, la libertà davanti, la Costituzione in mano e il vicolo accanto.

Perché il Professore può anche essere quasi arrivato al deposito. La Repubblica no.

“La democrazia non si difende diventando censura: si difende con gli atti, con la legge e con cittadini capaci di non tacere.”

FONTI ESSENZIALI VERIFICATE

  • Futuro Nazionale, “B.I.P. – Base Ideologica e Programmatica”, programma ufficiale 2027-2037.
  • Senato della Repubblica, Costituzione italiana, XII disposizione transitoria e finale.
  • la Repubblica, 25 agosto 2026, sull’appello promosso da Massimo Arcangeli e Christian Raimo.
  • Open, 25 agosto 2026, ricostruzione dei contenuti contestati nell’appello.

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