COSTUMI
LA BENZINA DEL SINDACO
QUANDO IL PUBBLICO FA IL SUO MESTIERE
Valle Castellana, poco più di 800 abitanti e un distributore comunale. Non una guerra tra pubblico e privato, ma una domanda molto più seria: quando il mercato non riesce più a garantire un servizio necessario, chi deve intervenire?
BUONGIORNO. ALMENO STAMANI “BUONGIORNO” SIGNIFICA FARE.
Valle Castellana è un piccolo Comune abruzzese, disperso tra decine di frazioni. L’unico distributore rischia di non essere più economicamente sostenibile per un privato. Il Comune interviene e mantiene il servizio.
Gli atti amministrativi esistono. Le forniture di benzina e gasolio al distributore comunale sono documentate dalle determinazioni dell’ente. E i prezzi di questi giorni hanno attirato l’attenzione nazionale: circa 1,75 euro la benzina e 1,89 il gasolio.
Fermiamoci qui.
Perché adesso comincia COSTUMI.
Se ogni 800 abitanti comprassimo una pompa di benzina, avremmo risolto il problema?
NO.
Avremmo soltanto sostituito un’ideologia con un’altra.
Non dobbiamo insegnare che il Comune deve fare il benzinaio. Dobbiamo domandarci perché, in un determinato territorio, il Comune abbia dovuto fare anche il benzinaio.
Questa è politica.
Questa è amministrazione.
Questa, soprattutto, è capacità di studiare un problema concreto senza farsi vendere il gatto nel sacco.
Il privato non è il nemico. Il pubblico non è il salvatore.
Ci sono attività che il mercato svolge meglio e servizi che una comunità non può permettersi di perdere soltanto perché non producono abbastanza profitto.
Tra queste due realtà dovrebbe esserci lo Stato intelligente: quello che studia, controlla, programma e, quando necessario, interviene.
Valle Castellana allora non deve diventare il manifesto di una nuova nazionalizzazione delle pompe di benzina.
Deve diventare una domanda.
Se una comunità montana perde il carburante, il medico, l’ufficio postale, il trasporto, la scuola, la farmacia, che facciamo?
Aspettiamo che il mercato giudichi conveniente farla vivere?
Oppure riconosciamo che esiste una soglia sotto la quale il profitto può diminuire, ma il diritto di essere cittadini non può diminuire insieme al numero degli abitanti?
A SETTEMBRE PORTIAMO A SCUOLA UNA MATERIA NUOVA
Vorrei chiamarla così:
UOMINI LIBERI DI UN’UMANITÀ CHE STUDIA LE SOLUZIONI PER TUTTI E NON PER I SOLITI.
Non una materia di destra.
Non una materia di sinistra.
Una materia difficile: imparare a leggere un fatto, cercare gli atti, controllare i numeri, confrontare le alternative e soltanto dopo costruirsi un’opinione.
Abbiamo letto Jared Diamond anche per questo.
Le società non crollano soltanto perché mancano le risorse. Possono fallire anche nel modo in cui riconoscono i problemi e scelgono — o non scelgono — di affrontarli.
E allora ai ragazzi non consegniamo la nostra risposta.
Consegniamo una pompa di benzina di un piccolo paese e diciamo:
STUDIATE.
Quanto costa?
Chi paga?
Quanto incassa?
È sostenibile?
Perché il privato non riusciva più a garantirla?
Esistevano soluzioni alternative?
Il Comune ha fatto bene?
E soprattutto: questa soluzione può funzionare altrove oppure funziona soltanto qui?
Se alla fine uno studente ci risponderà: «Professore, il Comune ha sbagliato», ma saprà dimostrarlo con numeri e documenti, avremo fatto scuola.
Se un altro dirà: «Il Comune ha fatto bene» e porterà altrettanti atti e numeri, avremo fatto scuola due volte.
Perché l’uomo libero non è quello che la pensa come il professore.
È quello al quale il professore ha insegnato a non farsi fregare.
Forse siamo idealisti.
Ma preferisco ancora l’idealismo che studia alla furbizia che vende certezze senza documenti.
Valle Castellana non ci insegna che il pubblico è migliore del privato.
Ci ricorda qualcosa di molto più semplice:
PRIMA VIENE IL PROBLEMA DELL’UOMO.
POI SI STUDIA LA SOLUZIONE.
E SOLO ALLA FINE LE DIAMO UN NOME.
Ciro Scognamiglio — Giornalista di Strada
COSTUMI — 26 agosto 2026
Le idee si condividono. Il lavoro si rispetta.

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