| COSTUMI — CHI ARBITRA COMANDA E VEDE Genoa-Napoli e il primo processo del campionato 2026/2027. Ma siamo ancora sport o siamo diventati soltanto spettacolo? di Ciro Scognamiglio — Giornalista di Strada — 24 agosto 2026 — Ben trovati! | LONTANI LA TRAVERSATA Domenica del Decumano // COSTUMI // IL LIBRO E L’ARTE // Fotografia Vagabonda COSTUMI e contatti cirosco99@libero.it // 324 092 0885 lontanilatraversatablog.wordpress.com Direttore Libero: CIROSCO99 // VIANSA99NOI99 con SCUOLA VESUVIANA DI SCRITTURA BUONA RIPRESA, VICOLO!!! |
È cominciato il campionato e, prima ancora di parlare di calcio, siamo già dentro il solito tribunale. De Bruyne entra, segna e il Napoli vince. Prima del gol c’è il contatto con Vasquez. Il difensore del Genoa cade. L’arbitro Di Bello vede, giudica e lascia proseguire. Il VAR controlla e non interviene. Da quel momento non si parla quasi più della partita.
E allora parto da una cosa semplicissima: chi arbitra comanda e vede. Possiamo discutere, possiamo riguardare l’azione cento volte, possiamo avere una nostra opinione. Ma se vogliamo che il calcio rimanga uno sport deve esistere anche il momento nel quale una decisione viene presa e il gioco continua.
La stessa Commissione arbitrale guidata da Daniele Orsato considera corretta la decisione di lasciar correre: il contatto viene interpretato come un contrasto robusto e non come una spinta chiaramente fallosa. È stato anche chiarito che, se Di Bello avesse fischiato, non sarebbe stato necessariamente un errore grave: è un episodio interpretabile. Ed è precisamente questo il punto.
Il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha spiegato che il nuovo orientamento vuole dare maggiore spazio al gioco e meno ai cosiddetti “rigorini”, chiedendo soprattutto una cosa: uniformità di giudizio durante tutto il campionato. Benissimo. Allora conserviamo questa regola per trentotto giornate.
Perché io, dalla mia poltrona, quella scena l’ho vista in maniera molto meno scientifica. De Bruyne dà una spallata tecnica. Vasquez perde la posizione e cade. E permettetemi la cattiveria napoletana: è caduto come un pezzo di carne nelle cipolle per fare la genovese.
Se al posto di Vasquez ci fosse stato Ciruzzo — calzoncini corti, scarpe ortopediche e bastone canadese — allora sì: De Bruyne mi avrebbe mandato direttamente oltre la linea laterale. E infatti nella nostra fotografia l’abbiamo dimostrato! Ma io sono Ciruzzo, non un difensore professionista della Serie A. Questa è naturalmente la mia lettura da tifoso, non una sentenza arbitrale.
Dal Genoa sono arrivate proteste durissime. Daniele De Rossi ha definito l’episodio tra i peggiori vissuti nella sua carriera e sostiene che chi abbia giocato a calcio non possa non considerarlo fallo. Il direttore sportivo rossoblù ha chiesto rispetto. Rispetto dovuto. Ma proprio perché voglio rispettare tutti preferisco non trasformare una decisione arbitrale in una guerra civile calcistica.
Allegri ha scelto una strada molto più semplice: da bordo campo, ha detto, non aveva visto bene l’episodio e non intende commentare le decisioni arbitrali. E forse sarebbe una buona medicina per tutti.
Perché siamo arrivati alla Domenica Sportiva, alla mezzanotte, e quella spallata era ancora lì: avanti, indietro, rallentata, ingrandita, sezionata. Spalla. Schiena. Braccio. Posizione. Intensità. VAR. Protocollo. Chiaro errore. Evidente errore. Errore abbastanza evidente. Manca soltanto la TAC alla scapola.
A questo punto la domanda del vecchio Professore diventa seria: STIAMO GUARDANDO UNO SPORT O STIAMO PRODUCENDO UNO SPETTACOLO SULLA POLEMICA DELLO SPORT?
Il VAR doveva aiutarci a togliere gli errori macroscopici. Non può diventare una macchina filosofica capace di trasformare ogni contatto in un convegno nazionale. Il calcio è fatto anche di corpi, equilibrio, anticipo, forza, resistenza, posizione e contrasto. Se sterilizziamo tutto, non rimangono ventidue uomini che giocano a pallone: rimangono ventidue imputati aspettando la sentenza della moviola.
E siamo appena alla prima giornata. Perciò avverto tutti. Mangiafuoco quest’anno sparerà a zero. Non contro gli arbitri. Non contro il Genoa. Non per difendere il Napoli a qualunque costo. Sparerà contro una macchina mediatica che rischia di fabbricare per trentotto giornate il sospetto necessario per tenere acceso lo spettacolo.
Perché se ogni domenica dobbiamo farci un cabasisi per una spallata, a maggio non ricorderemo più chi ha giocato meglio. Ricorderemo soltanto chi ha protestato di più. Il calcio può avere il VAR. Ma deve continuare ad avere anche il pallone.
Ciro Scognamiglio
Giornalista di Strada — Lontani La Traversata

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