Ci sono uomini di scuola che appartengono a una generazione particolare: quella che ha attraversato la tecnica mentre la tecnica cambiava il mondo.

Daniele Volpe era uno di quei passionari.

Una generazione che aveva studiato la radioelettronica delle valvole, che conosceva il triodo e il pentodo, e che poi ha visto arrivare il transistor. Uomini che non hanno semplicemente assistito a una rivoluzione tecnologica: l’hanno studiata, insegnata, accompagnata dentro le officine, i laboratori e le aule.

Forse è proprio questo che rende più dolorose certe partenze. Non se ne va soltanto una persona anziana: se ne va un pezzo di quella Scuola tecnica italiana che aveva saputo formare insieme la mente e le mani.

Benito Finazer, uomo di Chimica e Fisica e Preside della stessa grande stagione scolastica, scrive di Daniele come di un amico, di un fratello, di un preziosissimo collaboratore. Io raccolgo le sue parole perché raccontano anche la nostra storia: quella di noi giovani docenti di allora, oggi arrivati, quasi increduli, al terzo binario della vita.

Ma il nostro binario non conduce a un deposito dimenticato o a un capannone di treni dismessi. Lungo quella strada restano nomi di storia eccelsa, uomini e donne che alla scuola hanno dato il meglio delle proprie competenze e della propria umanità.

Da collega e da Preside posso dirlo: Daniele, hai saputo guidare con equilibrio studenti e docenti. Hai saputo stare accanto ai giovani, anche a quelli dei corsi serali, e a insegnanti che non si limitavano a fare lezione ma, nel senso più alto della parola, facevano Scuola.

E quella scuola tecnica di ieri non era affatto una scuola minore. Era uno dei grandi baluardi del Paese. Preparava all’università tecnologica, alla ricerca, alla fisica, alla chimica, all’ingegneria. Formava tecnici e studiosi capaci di entrare nelle industrie, nei laboratori e nei centri di ricerca che avrebbero accompagnato il boom economico degli anni Sessanta.

Dietro quel miracolo italiano c’erano anche loro: professori, tecnici, presidi, studenti dei laboratori, uomini che sapevano cosa fosse una valvola prima ancora di vedere un transistor.

Per questo oggi non salutiamo soltanto Daniele Volpe.

Salutiamo una parte della nostra storia.

E prendendo in prestito le parole di Benito, voglio aggiungere soltanto questo:

Daniele, ti abbiamo voluto bene. E continueremo a volertene ogni volta che entreremo idealmente in un laboratorio, sentiremo parlare di una vecchia radio a valvole o ricorderemo quella Scuola che preparava i giovani non soltanto a trovare un lavoro, ma a costruire il futuro.

Prof. Ciro Scognamiglio
già Preside — Giornalista di Strada
Shalom. 24 agosto 2026

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