COSTUMI

ALLEGRI È L’ALLENATORE DEL NAPOLI?

Osservatore esterno sente la piazza: se vinci, l’uomo convince. E stasera ha convinto.

di Ciro Scognamiglio — Giornalista di Strada

Io sono il popolo. E proprio per questo provo a guardare il pallone anche da fuori campo, senza fingermi tecnico. Intorno al tavolo arrivano le voci dei giovani colleghi, delle tante testate sportive, di un mondo nel quale circolano capitali enormi attorno a uno sport che, in fondo, continua a essere fatto da uomini che corrono dietro a una palla. Una palla che, nei miei ricordi degli anni Settanta, costava poche lire e poteva essere presa a calci da tutti. Forse è anche per questo che il calcio è diventato davvero sport di massa.

Il Napoli ha vinto 2-0 a Genova. Il risultato è netto, ma la partita racconta anche altro: nel primo tempo la squadra ha faticato a trovare ritmo e qualità; la svolta è arrivata nella ripresa, quando i cambi hanno inciso e il talento ha trovato gli spazi. Kevin De Bruyne e Antonio Vergara, entrati dalla panchina, hanno deciso la gara. È un dato che va riconosciuto prima di ogni critica.

La mia domanda, però, resta. Il presidente ha scelto un allenatore che considero “aziendale”, capace di lavorare dentro le compatibilità della società e della cassa. Se si vince, va benissimo. Ma il campionato presenterà inevitabilmente serate diverse. Non sempre si potrà aspettare il secondo tempo, la stanchezza dell’avversario o la giocata del singolo. Arriveranno squadre capaci di mantenere intensità e organizzazione per novanta minuti. E allora capiremo davvero quale sia la forza della rosa e quale identità Allegri saprà darle.

Non voglio fare il Pierino contro. Anzi: una vittoria alla prima giornata merita rispetto. Ma l’esercizio di gioco visto per lunghi tratti mi è sembrato mediocre, o almeno ancora incompleto. Allegri ha avuto ragione con i cambi; questo non significa che la formula possa diventare automaticamente il modello di tutta una stagione.

C’è poi il tema degli uomini e delle scelte di mercato. Alcuni giocatori sono rimasti, altri sono arrivati, altri ancora dovranno trovare una collocazione tecnica precisa. È qui che mi interessa ascoltare le valutazioni su Lorenzo Lucca e, più in generale, su quei calciatori che la politica societaria ha portato dentro e fuori dal progetto. Non basta stabilire quanto costano: bisogna capire cosa possono dare al gioco.

E poi c’è il carattere dell’allenatore. Allegri dovrà convivere con una proprietà forte e con esigenze economiche precise. È un rapporto diverso da quello vissuto a Napoli con tecnici come Spalletti, Conte o Sarri, personalità che in modi differenti hanno fatto sentire pubblicamente il peso della propria idea tecnica e del proprio rapporto con la società.

Perciò quella mano alzata nella fotografia, per me, dice una cosa molto semplice: «Attenda, Professore». Ed è esattamente ciò che farò.

Attendo. Attendiamo tutte e tutti. Non per preparare la critica alla prima sconfitta, ma per capire se dietro il risultato nascerà un gioco, se dietro la gestione nascerà una squadra e se dietro le esigenze della cassa ci sarà abbastanza calcio per affrontare una stagione intera.

Sono un antropologo della strada che racconta prima di tutto se stesso. Non devo avere ragione stasera. Potrei averla — oppure essere smentito — nelle prossime partite. Ed essere smentito, per un tifoso del Napoli, sarebbe persino una bella notizia.

Ciro Scognamiglio
Direttore — Lontani La Traversata / Blog Giornale
Napoli, 23 agosto 2026

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