2026–2027: L’ANNO DELLA SVOLTA. O VADO IN MONTAGNA

Una riflessione per Radio Rainbow e per il direttore Francesco Baldi

di Ciro Scognamiglio

Il 2026–2027, per me, dovrà essere l’anno della svolta. Altrimenti vado in montagna.

E attenzione: non è una minaccia. In montagna posso starci anche da solo. Ho imparato nella vita che la solitudine non è necessariamente abbandono: qualche volta è il luogo nel quale si recuperano libertà, pensiero e dignità.

Il problema è un altro.

Il servizio donato attende umanità del lavoro.

Io non costo. Non ho mai messo un prezzo alla mia disponibilità, alla mia esperienza, alle ore trascorse a leggere, ascoltare, scrivere, incontrare persone. Ma proprio perché il lavoro viene donato, non può diventare lavoro senza valore.

Le idee costano.
Costano studio. Costano tempo. Costano esperienza. Costano errori, strade percorse, libri letti, persone incontrate. E soprattutto costa il rispetto che continuo ad avere per tutte e per tutti.

Per questo, dopo avere dato tanto, credo sia legittimo aspettarmi qualcosa in cambio. Non denaro: reciprocità, presenza, rispetto, umanità.

E soprattutto chiedo spazio ai giovani.

Se la mia voce è diventata afona, nessun problema: ho già dato. Non devo occupare una sedia per dimostrare di esistere. Una generazione adulta dovrebbe avere persino il coraggio di spostarsi quando arriva il momento, purché lasci ai giovani non soltanto il posto, ma gli strumenti per pensare liberamente.

Potrei perfino andare in una RSA. E sapete una cosa? Credo che saprei fare bene anche lì il mio mestiere più antico: l’uomo che ascolta.

Perché continuo a credere in una regola che mi accompagna da una vita:

vivere per servire e non servire per vivere.

Ma questa riflessione nasce anche dall’impressione di attraversare un Paese stanco, talvolta incapace di riconoscere il valore del pensiero, dell’esperienza e persino del dissenso.

Allora torno ai maestri.

Torno a Giambattista Vico, perché la storia degli uomini non procede semplicemente in linea retta e il progresso non è garantito una volta per tutte.

Torno a Plotino, ultimo grande pensatore del neoplatonismo antico, perché dentro il rumore del mondo continua a esistere la necessità di cercare l’essenziale.

E soprattutto torno a Platone.

Dalla caverna del libro VII della Repubblica fino all’analisi delle forme politiche del libro VIII, Platone ci consegna una domanda che dopo più di duemila anni continua a disturbarci: siamo davvero liberi soltanto perché possiamo scegliere, parlare e gridare?

La sua riflessione sulla tirannide è terribilmente moderna. Quando la libertà perde misura, quando ciascuno considera insopportabile qualsiasi limite, quando il cittadino smette di riconoscersi parte di una comunità, può nascere proprio ciò che quella libertà avrebbe dovuto impedire.

Il tiranno non arriva necessariamente annunciandosi come tiranno.

Può crescere dentro una società che ha smesso di ascoltare.

Ed ecco perché continuo a credere nel giornalismo, nella radio, nella scuola e nei giovani. Non come pulpiti dai quali insegnare agli altri come vivere, ma come luoghi dell’ascolto e del dubbio.

Radio Rainbow può essere uno di questi luoghi.

Ma il 2026–2027 deve segnare una scelta: meno ritualità, meno parole dette perché bisogna riempire uno spazio, più persone vere, più strada, più giovani, più confronto tra generazioni.

Io ci sono.

Non chiedo una poltrona.
Non chiedo un privilegio.
Non chiedo nemmeno che qualcuno sia d’accordo con me.

Chiedo uno spazio nel quale il pensiero abbia ancora un valore.

Se quello spazio esiste, continuerò a lavorare e a servire.

Se non esiste, andrò in montagna. Oppure in una RSA, ad ascoltare un vecchio che forse possiede una storia che nessuno ha più avuto il tempo di sentire.

E potrebbe essere ancora giornalismo.

Forse il più vero.

Ciro Scognamiglio
Giornalista di strada — Lontani La Traversata
2026–2027

Lascia un commento