RASSEGNA STAMPA DAL DESERTO!
Forse è il caso di fermarsi.
Ops, non sono stato chiaro: al deserto!
Da piangere. Ma soprattutto da pensare.
A Pisa, sul muro della scuola Collodi, alcune indicazioni di cantiere vengono interpretate come una scritta fascista e delle frecce come l’abbozzo di una svastica.
Parte l’allarme.
Parte l’indignazione.
Parte la politica.
Partono i social.
Arrivano le agenzie.
Arrivano i giornali.
Poi arriva il muratore.
E si scopre che “FASCIA” indicava il lavoro da realizzare per il cappotto termico e quei segni erano indicazioni operative di cantiere.
Fine della minaccia fascista. Inizio, però, di una domanda molto più seria.
Possibile che nel 2026 chi ricopre responsabilità pubbliche possa denunciare prima di verificare?
L’antifascismo è una cosa troppo seria per essere trasformato in un riflesso social. Proprio chi ne custodisce i valori dovrebbe avere maggiore prudenza: vedere, controllare, chiedere e soltanto dopo parlare.
E vale anche per noi giornalisti.
Perché questa piccola storia agostana racconta perfettamente il nostro tempo: una supposizione diventa notizia, la notizia diventa posizione politica e la posizione politica diventa verità prima ancora che qualcuno abbia bussato alla porta del cantiere.
Non è un problema della destra o della sinistra.
È il problema di una società che vuole arrivare prima invece di arrivare bene.
Il fascismo storico lo abbiamo conosciuto davvero. Combatterne ogni ritorno significa anche non inventarlo dove non c’è.
Altrimenti, quando il lupo arriverà davvero, rischieremo di aver consumato perfino le parole con cui denunciarlo.
FUORITEMPO
«Prima di gridare alla Storia, chiedete al muratore cosa stava scrivendo sul muro.»
Ciro Scognamiglio — CS99
Rassegna stampa dal deserto — agosto 2026
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