A LUCIA GORACCI

Per una scuola dell’incontro e del racconto

Gentile Lucia Goracci,

seguo il suo lavoro con l’attenzione che un giornalista riserva non soltanto alle notizie, ma soprattutto al modo in cui un altro giornalista decide di stare davanti alla realtà.

Nei suoi racconti dai luoghi del mondo avverto sempre una posizione. Non una posizione che piega i fatti a una tesi, ma quella inevitabile di chi è andato sul posto, ha visto, ha incontrato, ha ascoltato.

È questo che mi interessa del suo lavoro.

Non trovo mai il “raccontino”. Trovo la cronaca attraversata dagli uomini. Trovo l’inviata che non usa il luogo come scenografia della notizia, ma cerca di comprenderlo prima di raccontarlo.

Ed è precisamente qui che vorrei incontrarla.

Sono Ciro Scognamiglio, giornalista, già uomo di scuola e oggi, per mia scelta, giornalista di strada. Intorno a Lontani La Traversata continuo una ricerca che prova a tenere insieme giornalismo e antropologia del quotidiano.

Con me cammina anche un piccolo “NOI99”: persone e generazioni diverse alle quali vorrei lasciare soprattutto una cosa: la curiosità di attraversare la soglia, incontrare l’altro e scoprire che il mondo è sempre più grande della nostra prima opinione.

Per farle comprendere da dove parto, le consegno direttamente un mio articolo. Non glielo propongo per chiederle un giudizio e certamente non per metterlo a confronto con il suo lavoro.

È soltanto il senso dei miei pensieri.


DOMENICA DEL DECUMANO

CHI ACCHITTA IL PALLINO?

di Ciro Scognamiglio – CIROSCO99
9 agosto 2026

I colleghi fanno il loro mestiere: raccontano la giornata, registrano le dichiarazioni, riportano gli interventi annunciati. Oggi Roberto Fico parla dei Campi Flegrei, della necessità di una legge speciale, dei finanziamenti, degli edifici sgomberati e delle difficoltà che ancora impediscono a molte famiglie di vedere una soluzione concreta.

Io parto da lì, ma poi scendo per strada.

Perché dentro la cronaca c’è una frase che rischia di passare quasi inosservata e che, invece, racconta molto più di quanto sembri: in alcuni casi le difformità urbanistiche hanno bloccato i finanziamenti per interi edifici, anche quando l’irregolarità riguarda una sola abitazione.

E allora fermiamoci qui.

Può accadere che una famiglia abbia rispettato le regole per tutta una vita e che, nel momento dell’emergenza, scopra di essere legata all’irregolarità commessa da un altro. Il comportamento del singolo finisce così per produrre conseguenze sulla collettività.

Non è soltanto una questione urbanistica. È una questione politica, amministrativa e perfino antropologica.

Per troppo tempo abbiamo pensato alla nostra cuccia, dimenticando il canile. Ognuno ha difeso il proprio piccolo spazio, il proprio interesse, la propria soluzione. Ma una comunità non può funzionare così. E soprattutto non può accorgersene quando arriva un terremoto.

Le difformità non le ha create il bradisismo. Gli abusi non sono comparsi con l’ultima scossa. Il terremoto, semmai, sta facendo emergere anche una faglia costruita dagli uomini: anni di controlli insufficienti, tolleranze, rinvii, responsabilità individuali e collettive mai definitivamente affrontate.

Non servivano le forche del West. Serviva lo Stato.

E lo Stato non è quello che arriva soltanto dopo la scossa con il finanziamento, il contributo o il commissario. Lo Stato è quello che dovrebbe garantire prima il rispetto delle regole, proprio perché nell’emergenza chi quelle regole le ha rispettate non diventi ostaggio di chi non lo ha fatto.

Ecco perché non basta domandare quanti soldi arriveranno. Bisogna chiedere anche perché siamo arrivati fin qui.

Il cittadino flegreo oggi sembra un pallino da biliardo. Viene colpito dal sisma, rimbalza sull’inagibilità, incontra il vincolo urbanistico, urta contro una difformità magari non sua, torna verso il Comune, passa alla Regione, arriva allo Stato e poi riparte verso una nuova pratica, un nuovo ufficio, una nuova attesa.

Sempre pallino. Sempre sullo stesso tavolo.

E allora la domanda del giornalista di strada diventa inevitabile:

CHI ACCHITTA IL PALLINO?

I soldi possono arrivare. Le leggi possono cambiare. I commissari possono essere nominati. I contributi possono passare dal 70 al 100 per cento. Ma prima o poi qualcuno dovrà rispondere a una domanda semplice: perché il torto del singolo è stato lasciato crescere fino a diventare il problema di tutti?

Non cerco colpevoli per riempire una pagina. Cerco responsabilità perché questo territorio possa finalmente uscire dal rimbalzo continuo tra emergenza, burocrazia e promesse.

Il popolo flegreo non può continuare a essere il pallino.

Vogliamo sapere chi ha acchittato il tavolo.

E, soprattutto, con quali regole intendiamo giocare da domani.

Ciro Scognamiglio – CIROSCO99
Giornalista di strada


Lucia Goracci, ecco perché le ho consegnato questo pezzo.

Per me il punto non è avere ragione. È andare a vedere.

La cronaca ci consegna il fatto; il mestiere dovrebbe obbligarci a cercare gli uomini che stanno dentro quel fatto.

Ed è qui che il suo lavoro incontra la mia ricerca.

Vorrei riuscire a portare i miei NOI99 di Lontani La Traversata verso una vera scuola dell’incontro e del racconto. Non una scuola con cattedre, attestati o lezioni frontali. Una scuola nella quale qualcuno che il mondo lo ha attraversato possa raccontare agli altri come lo si incontra.

Come si arriva in un luogo senza avere già scritto la storia nella propria testa.

Come si ascolta prima di fare la domanda.

Come si riconosce l’uomo dietro una guerra, una migrazione, una periferia, una tragedia o semplicemente dietro una notizia.

E soprattutto: come si torna da un luogo senza ridurlo a ciò che già pensavamo di sapere.

È questo l’incontro che vorrei proporle.

Non le chiedo un’intervista.

Le chiedo, se un giorno tempi e strade lo consentiranno, un incontro.

Lei, il suo mestiere, la sua esperienza di inviata e i nostri NOI99.

Perché continuo a credere che il giornalismo abbia ancora bisogno di strada, scarpe consumate, occhi, silenzi e persone.

E continuo a credere che, anche dopo una vita trascorsa nella scuola e nel giornalismo, si possa ancora tornare alunni.

Forse è proprio questa la nostra Traversata: andare lontano non per poter dire di esserci stati, ma per tornare con un orizzonte più largo di quello con cui eravamo partiti.

Se questa idea incontrerà anche soltanto per un momento la sua curiosità, noi saremo lì ad ascoltare.

Con stima e rispetto per il suo lavoro,

Ciro Scognamiglio – CIROSCO99
Giornalista di strada
Lontani La Traversata
NOI99

Napoli, 12 agosto 2026

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