EXTRA CATENACCIO

PIANURA — REDAZIONE, 10 AGOSTO 2026

AD CÆSARIS ROMANOS! MA L’AREA FLEGREA ESISTEVA GIÀ

Prima delle nostre mappe, prima dei confini amministrativi, prima delle sigle e delle appartenenze politiche, questa terra esisteva già. L’Area Flegrea non nasce con noi e non finirà con noi: è geologia, storia, comunità, lavoro, paura e speranza. È una terra antica che oggi ci presenta il conto della modernità e ci pone una domanda semplicissima: siamo capaci di custodirla e di consegnarla a chi verrà dopo di noi?

Da Pianura, porta orientale di questo grande territorio umano e flegreo, continuiamo a raccontare ciò che vediamo. Non per stabilire chi abbia ragione, ma perché nessuno possa dire: non sapevamo.

OGGI È LA MIA PIAZZA. LA NOSTRA PIAZZA

Il Professore dice: non ha ragione l’uno o l’altro.
Maurizio porta il suo pensiero. Giorgio porta il suo. Io porto il mio.

Sono giorni che scriviamo, osserviamo, discutiamo di Pozzuoli e dell’Area Flegrea. Oggi non voglio aggiungere un’altra sentenza. Voglio portare una sedia in piazza.

Anzi, tre sedie e un tavolo.

Maurizio Mirarchi, Giorgio Birra e Ciro Scognamiglio. Tre, dicasi tre, vecchi — con rispetto dell’anagrafe e soprattutto dell’ironia — seduti davanti alla nostra palestra.

Per un momento fermiamo idealmente il traffico.

Non con le barricate. Con le parole.

Intorno mettiamo bandiere di pace, il mercato, le persone, i colori, qualche sorriso, la vita quotidiana che continua. Perché una città non è soltanto amministrazione, emergenza o comunicazione. Una città è soprattutto la gente che la abita.

Maurizio dice: nei giorni della sofferenza vorrei sentire direttamente la voce del primo cittadino, la sua emozione, le sue parole.

Giorgio risponde: attenzione, proprio nei giorni difficili bisogna evitare le speculazioni e ritrovare unità.

Il Professore aggiunge: io non devo decidere chi dei due abbia ragione.

La mia idea è un’altra.

In un momento di paura abbiamo bisogno certamente di una buona comunicazione istituzionale. Abbiamo bisogno della voce del sindaco. Abbiamo bisogno di competenza, responsabilità, protezione civile, scienza e amministrazione.

Ma abbiamo bisogno anche di qualcosa che nessuna agenzia di comunicazione può costruire artificialmente:

la presenza.

Stare tra le persone.
Ascoltare prima di parlare.
Spiegare senza politichese.
Dire ciò che si sa e avere il coraggio di dire ciò che ancora non si sa.

E soprattutto riconoscere la paura senza trasformarla né in propaganda né in spettacolo.

Questa è la mia sintesi.

Non chiedo al sindaco di diventare un attore della sofferenza. Non gli chiedo una frase perfetta. Gli chiedo, come cittadino e giornalista, di far percepire che istituzione e popolo stanno dalla stessa parte del tavolo.

Perché nei momenti difficili la fascia tricolore non dovrebbe essere una barriera tra amministratore e cittadini. Dovrebbe essere il segno visibile della responsabilità che li unisce.

Ed eccoci allora noi tre davanti alla palestra.

Maurizio, Giorgio e Ciro.

Ci conosciamo nel confronto quotidiano, nella strada e persino negli attrezzi utilizzati per conservare quel poco o tanto di salute che gli anni ci concedono. Possiamo pensarla diversamente e continuare a dividerci il pane.

Compagni di divisione del pane, della strada e della parola.

Questa per me è politica prima ancora dei partiti.

Discutere senza cancellarsi.

Contraddirsi senza diventare nemici.

Avere idee differenti e, finita la discussione, ritrovarsi ancora allo stesso tavolo.

Forse vorrei vedere proprio questo anche nella grande piazza della politica.

Un tavolo.

Sedie diverse.

Idee diverse.

La gente intorno.

E nessuno che scappi.

Oggi quella davanti alla palestra è la mia piazza. La nostra piazza.

C’è il mercato. C’è il traffico che vorrei fermare soltanto per il tempo necessario ad ascoltarci. Ci sono le bandiere della pace. Ci sono uomini e donne che passano. Ci siamo noi, tre vecchi navigati che continuano ostinatamente a discutere.

E se domani Maurizio continuerà a pensarla come Maurizio, Giorgio come Giorgio e Ciro come Ciro, avremo comunque ottenuto qualcosa:

saremo rimasti seduti allo stesso tavolo.

Questo è il confronto che difendo.

Questa è la strada che parla.

Questa è la piazza che vorrei consegnare ai giovani:

non una piazza dove tutti la pensano allo stesso modo, ma una piazza dove nessuno deve andarsene perché la pensa diversamente.

Ciro Scognamiglio – CIROSCO99
La Strada che parla – Domenica del Decumano
10 agosto 2026

ABSTRACT – FUORITEMPO :

Non cerchiamo chi ha ragione. Cerchiamo il confronto.
Maurizio Mirarchi, Giorgio Birra e Ciro Scognamiglio: pensieri diversi, un solo tavolo, la stessa strada. La politica torna ad avere senso quando sa ascoltare, comunicare, discutere e soprattutto restare tra la gente. Tre vecchi navigati, compagni di pane, strada e salute, dimostrano che si può dissentire senza diventare nemici.

Il resto su “Lontani – La Traversata”: oggi la piazza parla. E noi restiamo seduti al tavolo.

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Ciro Scognamiglio – CIROSCO99
Lontani – La Traversata | COSTUMI

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