DOMENICA DEL DECUMANO

CHI ACCHITTA IL PALLINO?

di Ciro Scognamiglio – CIROSCO99
9 agosto 2026

I colleghi fanno il loro mestiere: raccontano la giornata, registrano le dichiarazioni, riportano gli interventi annunciati. Oggi Roberto Fico parla dei Campi Flegrei, della necessità di una legge speciale, dei finanziamenti, degli edifici sgomberati e delle difficoltà che ancora impediscono a molte famiglie di vedere una soluzione concreta.

Io parto da lì, ma poi scendo per strada.

Perché dentro la cronaca c’è una frase che rischia di passare quasi inosservata e che, invece, racconta molto più di quanto sembri: in alcuni casi le difformità urbanistiche hanno bloccato i finanziamenti per interi edifici, anche quando l’irregolarità riguarda una sola abitazione.

E allora fermiamoci qui.

Può accadere che una famiglia abbia rispettato le regole per tutta una vita e che, nel momento dell’emergenza, scopra di essere legata all’irregolarità commessa da un altro. Il comportamento del singolo finisce così per produrre conseguenze sulla collettività.

Non è soltanto una questione urbanistica. È una questione politica, amministrativa e perfino antropologica.

Per troppo tempo abbiamo pensato alla nostra cuccia, dimenticando il canile. Ognuno ha difeso il proprio piccolo spazio, il proprio interesse, la propria soluzione. Ma una comunità non può funzionare così. E soprattutto non può accorgersene quando arriva un terremoto.

Le difformità non le ha create il bradisismo. Gli abusi non sono comparsi con l’ultima scossa. Il terremoto, semmai, sta facendo emergere anche una faglia costruita dagli uomini: anni di controlli insufficienti, tolleranze, rinvii, responsabilità individuali e collettive mai definitivamente affrontate.

Non servivano le forche del West. Serviva lo Stato.

E lo Stato non è quello che arriva soltanto dopo la scossa con il finanziamento, il contributo o il commissario. Lo Stato è quello che dovrebbe garantire prima il rispetto delle regole, proprio perché nell’emergenza chi quelle regole le ha rispettate non diventi ostaggio di chi non lo ha fatto.

Ecco perché non basta domandare quanti soldi arriveranno. Bisogna chiedere anche perché siamo arrivati fin qui.

Il cittadino flegreo oggi sembra un pallino da biliardo. Viene colpito dal sisma, rimbalza sull’inagibilità, incontra il vincolo urbanistico, urta contro una difformità magari non sua, torna verso il Comune, passa alla Regione, arriva allo Stato e poi riparte verso una nuova pratica, un nuovo ufficio, una nuova attesa.

Sempre pallino. Sempre sullo stesso tavolo.

E allora la domanda del giornalista di strada diventa inevitabile:

CHI ACCHITTA IL PALLINO?

I soldi possono arrivare. Le leggi possono cambiare. I commissari possono essere nominati. I contributi possono passare dal 70 al 100 per cento. Ma prima o poi qualcuno dovrà rispondere a una domanda semplice: perché il torto del singolo è stato lasciato crescere fino a diventare il problema di tutti?

Non cerco colpevoli per riempire una pagina. Cerco responsabilità perché questo territorio possa finalmente uscire dal rimbalzo continuo tra emergenza, burocrazia e promesse.

Il popolo flegreo non può continuare a essere il pallino.

Vogliamo sapere chi ha acchittato il tavolo.
E, soprattutto, con quali regole intendiamo giocare da domani.

Ciro Scognamiglio – CIROSCO99
Giornalista di strada

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