LONTANI — LA TRAVERSATA

COSTUMI | 7 AGOSTO 2026

Sopralluogo fotografico: 6 agosto 2026

POZZUOLI, DOPO LO SGOMBERO: CHI RISPONDE AI CITTADINI?

Quattro fotografie, una città ferita e una domanda alle Istituzioni

Sono arrivato ieri fin dove potevo arrivare. Sono rimasto nella mia automobile e da lì ho fotografato.

Non è una scelta estetica né un espediente narrativo. È semplicemente il punto dal quale ho potuto osservare e documentare una piccola parte di ciò che sta accadendo a Pozzuoli.

Quattro fotografie. Soltanto quattro.

Sono quelle che pubblico. Nessuna immagine aggiunta, nessuna ricostruzione, nessuna volontà di trasformare un’emergenza in spettacolo. Persino il volante che compare in uno degli scatti resta lì: è la testimonianza del luogo dal quale il giornalista ha potuto guardare.

Davanti al mio obiettivo c’è il Rione INA–Olivetti. Si vedono gli edifici, l’accesso, le cancellate e il grande muro adiacente all’area del complesso progettato dall’architetto Luigi Cosenza. Oltre quel muro ci sono terreni e vegetazione.

Alcune porzioni presentano alterazioni e cedimenti visibili.

Questo posso scriverlo perché questo ho fotografato.

Non posso invece stabilire, guardando una fotografia, la stabilità delle strutture, la proprietà delle singole opere, la dinamica dei dissesti o eventuali responsabilità. A dircelo devono essere gli atti e le verifiche dei tecnici competenti.

Ed è proprio da qui che nasce questa pagina di COSTUMI.

NON CERCO COLPEVOLI. CERCO RISPOSTE.

Quando esiste un pericolo, sgomberare significa proteggere una vita. E la tutela della vita viene prima di ogni altra considerazione.

Ma uno sgombero non può essere la conclusione dell’intervento pubblico.

Deve esserne l’inizio.

Dopo il provvedimento devono arrivare informazioni, assistenza, indicazioni sui tempi, verifiche tecniche e procedure comprensibili. Una famiglia che lascia la propria casa deve sapere chi sta controllando quell’edificio, che cosa è stato riscontrato, quali interventi saranno necessari e quale percorso dovrà affrontare per poter tornare alla normalità.

E c’è una domanda che nasce direttamente dalle fotografie di ieri.

Quel muro che oggi vediamo ancora in piedi è stato verificato?

Non sto dicendo che cadrà.

Non possiedo gli elementi tecnici per dirlo e non intendo alimentare paure.

Sto chiedendo esattamente il contrario: che siano i tecnici a dirci se è sicuro, quali controlli siano stati effettuati sul muro e sui terreni sovrastanti e quali eventuali interventi siano stati prescritti.

Perché la sicurezza non può essere affidata alle impressioni di chi passa.

Deve essere certificata da chi ne ha responsabilità e competenza.

NON PARLO DI UNA FAMIGLIA. PARLO DI POZZUOLI.

Questa pagina non contiene nomi di persone sgomberate.

È una scelta precisa.

Non utilizzo il giornale per chiedere attenzione su una singola famiglia. Dietro una cancellata chiusa possono esserci bambini, anziani, lavoratori, persone sole, famiglie intere.

La domanda vale per tutte e per tutti.

Pozzuoli conosce il bradisismo. Conosce le scosse, le verifiche, le attese. Ma abituarsi all’emergenza sarebbe la sconfitta più grave.

Una città non può vivere permanentemente sospesa tra una scossa e un’ordinanza.

Per questo alle Istituzioni non chiediamo rassicurazioni generiche. Chiediamo atti.

Quale provvedimento è stato adottato? Quale verifica tecnica lo sostiene? Quali edifici e quali strutture sono interessati? Il muro e le opere di contenimento sono stati controllati? Quali interventi sono necessari? Quali sono i tempi? Quale assistenza viene assicurata agli sgomberati? Chi informa quotidianamente quelle persone?

E soprattutto:

che cosa succederà domani?

Sono domande, non accuse.

Se dagli atti emergerà che tutto ciò che doveva essere fatto è stato fatto, questo giornale lo scriverà.

Se emergeranno problemi, ritardi o omissioni documentabili, scriveremo anche quelli.

Perché la denuncia civile non consiste nel trovare anticipatamente un colpevole.

Consiste nel pretendere che nessun cittadino venga lasciato solo davanti a una cancellata chiusa.

La sicurezza protegge la persona oggi.

La trasparenza le permette di comprendere.

La presenza delle Istituzioni deve restituirle dignità e futuro domani.

ABSTRACT

Quattro fotografie scattate il 6 agosto dall’interno di un’automobile documentano lo stato visibile dei luoghi nell’area del Rione INA–Olivetti di Pozzuoli. COSTUMI non formula accuse e non racconta una vicenda familiare: chiede per tutti gli sgomberati atti comprensibili, verifiche tecniche, assistenza, tempi e risposte. Il muro visibile negli scatti, adiacente all’area del complesso progettato da Luigi Cosenza, pone una domanda semplice: è stato verificato? Non chiediamo allarmismi. Chiediamo trasparenza.

FOTO DI RISCONTRO

POZZUOLI, 6 AGOSTO 2026 — Quattro scatti originali effettuati dall’autore dall’interno della propria automobile nell’area del Rione INA–Olivetti. Il muro visibile nelle fotografie è adiacente all’area del complesso progettato dall’architetto Luigi Cosenza; anche nuclei residenti nell’area risultano oggi interessati da provvedimenti di sgombero. Le immagini vengono pubblicate esclusivamente come documentazione dello stato dei luoghi visibile al momento dello scatto. Cause, proprietà delle strutture interessate, condizioni statiche e responsabilità non vengono dedotte dalle fotografie e saranno ricostruite attraverso gli atti delle autorità competenti.

Foto © Ciro Scognamiglio – DPF CS99/2026

Prof. Ciro Scognamiglio
Giornalista — Direttore Lontani La Traversata
CIROSCO99

Pozzuoli, 7 agosto 2026

SICUREZZA OGGI. DIGNITÀ DOMANI. TRASPARENZA SEMPRE.

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