LONTANI – LA TRAVERSATA | COSTUMI

NON TOCCATEMI IL CONOCAL. NON TOCCATEMI LA DE FILIPPO

Due ragazzi, 12 e 13 anni. Un coltello. E una domanda che viene da lontano: che cosa è successo dal 2019 a oggi?

FONDO — di Ciro Scognamiglio

NAPOLI, 7 AGOSTO 2026 — Ho letto la pagina de Il Mattino. L’ho letta una volta. Poi un’altra. Una preside, Concetta Stramacchia, che stimo, chiede aiuto dopo l’accoltellamento di un dodicenne. Scrive che la sua scuola non può essere lasciata sola nella lotta all’illegalità. E allora qualcosa dentro di me si è riaperto. Non perché voglia dire: io c’ero. Non mi interessa una medaglia. Non la volli allora e non la voglio oggi. Mi interessa un’altra cosa. Quei ragazzi. Un tredicenne e un dodicenne. Due ragazzi che nel 2019 erano bambini. Bambini dell’età di quelli che vedevo attraversare il cortile della De Filippo, entrare nella mia stanza, incontrarmi nei corridoi. Quelli davanti ai quali potevo perfino mettermi alla batteria o girare in bicicletta nella scuola, perché il Preside, al Conocal, non poteva essere soltanto quello seduto dietro una scrivania. Doveva essere riconoscibile. Doveva esserci.

NON È UN RICORDO. CI SONO GLI ATTI.

Sono andato a cercarli. E ci sono. Il 20 ottobre 2018, proprio nell’aula magna della Eduardo De Filippo, davanti al procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, alla direttrice dell’Ufficio scolastico regionale Luisa Franzese, agli assessori, all’Università e alla stampa, dissi: «Oltre il muro del rione Conocal c’è la scuola. Non lasciateci soli». Non è memoria deformata dal tempo. È scritto nella cronaca dell’epoca. Tre mesi dopo qualcosa accadde davvero. Il campo sportivo abbandonato da quindici anni venne recuperato grazie alla Fondazione Santobono-Pausilipon: circa 50 mila euro e 61 giorni di lavoro. Il 19 gennaio 2019 tornammo su quel campo insieme ai ragazzi, alle istituzioni, a de Raho, al cardinale Sepe, ai rettori Lucio d’Alessandro e Gaetano Manfredi. Quello fu un nastro che aveva un senso: dietro c’erano una richiesta, una rete e una risposta. Ma già allora avevamo subito furti e devastazioni. Nel marzo 2018 la sede centrale della De Filippo fu saccheggiata; nel dicembre dello stesso anno venne colpito ancora il plesso Petrone. La stessa assessora comunale Annamaria Palmieri parlò dell’impegno della scuola, del dirigente e dei docenti e della necessità di fare «cordone» intorno alle scuole pubbliche. E nel febbraio 2019 lasciai una lettera. Oggi rileggerla mi fa male. Scrivevo che il plesso E. De Filippo, ex CO.NA.CO., dell’88° Istituto Comprensivo di via Il Flauto Magico, viveva problemi socioeconomici gravissimi. Chiedevo il tempo pieno: 40 ore di scuola invece di 27, perché sapevo che, in un territorio così, tre ore in più a scuola non sono un numero amministrativo. Possono essere tre ore in meno consegnate alla strada. Denunciavo infiltrazioni, muffe, caduta di calcinacci, anni di mancata manutenzione. Ma soprattutto scrivevo una cosa che oggi, sette anni dopo, pesa come una pietra: bisognava difendere «il rapporto fiduciale tra Stato e la comunità deprivata di questo quartiere». Era il 2019. Oggi è il 7 agosto 2026.

E ALLORA DOMANDO: CHE COSA È SUCCESSO?

Non cerco un colpevole da mettere alla gogna. Cerco una responsabilità collettiva. Perché nel gennaio di quest’anno la De Filippo era ancora alle prese con infiltrazioni, problemi idraulici e una chiusura iniziata il 19 dicembre. I bambini sono potuti rientrare trasferendosi temporaneamente nel plesso accanto, dopo che le mamme avevano persino occupato la scuola per quattro giorni e tre notti. Eppure qualcosa intorno alla scuola si sta muovendo: negli spazi comunali di via Flauto Magico è previsto un Centro polifunzionale per la famiglia, destinato ai bambini dai 3 ai 10 anni e alle loro famiglie; nell’aprile 2026 è stata inoltre annunciata l’apertura dello Spazio Famiglie Ponticelli, con ingressi da via Flauto Magico e via Carmen. Benissimo. Ma una struttura non basta. Un progetto non basta. Un nastro non basta. La comunità educante deve bussare alla porta della scuola ogni giorno. E la scuola deve bussare alla porta del territorio. Perché se arriviamo a incontrarci soltanto dopo che un ragazzino di dodici anni viene ferito, abbiamo già perso troppo tempo.

CONCETTA, IO CI STO

Alla collega e sorella di scuola Concetta Stramacchia non voglio insegnare niente. Conosce il suo mestiere e porta oggi un peso che conosco. Le dico soltanto: Concetta, non restare sola. E alle istituzioni dico qualcosa di ancora più semplice: non lasciatela sola. Io oggi non ho più la forza fisica di allora. Non posso più attraversare il Conocal come facevo quando entravo nelle case, cercavo i genitori, bussavo alle porte delle istituzioni, parlavo con Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco e con chiunque potesse restituire alla scuola ciò che apparteneva ai ragazzi. Ma la voce ce l’ho ancora. La memoria pure. E soprattutto ho conservato gli atti. Per questo non racconto un film. Racconto fatti. Non chiedo incarichi, compensi o passerelle. Se serve un vecchio educatore per sedersi davanti a quei ragazzi e ascoltarli, chiamatemi. Prima di giudicare il tredicenne voglio sapere chi è. Prima di trasformare il dodicenne soltanto nella vittima di una cronaca voglio sapere chi è. Voglio sapere che cosa abbiamo dato loro e che cosa non siamo riusciti a dare. Vorrei domandargli: «Ragazzi, che cosa è successo?» Non: che cosa avete fatto? Che cosa è successo? Perché tra quelle due domande passa tutta la differenza tra un tribunale e una scuola.

NON TOCCATEMI IL CONOCAL

Non toccatemelo con la retorica. Non chiamatelo soltanto quartiere difficile. Non fotografatelo soltanto quando arriva una pattuglia. Non raccontate i suoi ragazzi soltanto quando compare un coltello. Io lì ho conosciuto madri, padri, nonni, bambini. Ho conosciuto povertà e contraddizioni, ma anche una dignità che non entra nelle statistiche. Nel 2018 gridammo: NON LASCIATECI SOLI. Nel 2026 una nuova dirigente è costretta, con parole diverse, a gridare ancora la stessa cosa. Ed è questo che mi fa male. Non il fatto che io sia diventato vecchio. Mi fa male che sia invecchiato anche il nostro grido d’aiuto senza diventare inutile. Sette anni dopo serve ancora. Allora eccomi. Con quello che resta delle gambe, con il bastone, con la penna, con la macchina fotografica, con la tessera da giornalista e soprattutto con la mia storia di uomo di scuola. Sono ancora reperibile al vicolo. Sono ancora cittadino. Sono ancora Ciro. E finché avrò una voce continuerò a dirlo:

NON TOCCATEMI IL CONOCAL. NON TOCCATEMI LA DE FILIPPO. TOCCATE, PIUTTOSTO, LE COSCIENZE.

E ai due ragazzi — tutti e due — non consegno una condanna. Consegno una domanda. Figli miei, dove eravamo noi adulti mentre voi crescevate? Questa volta, prima di pretendere la vostra risposta, dobbiamo rispondere noi.

Prof. Ciro Scognamiglio — già Dirigente scolastico dell’I.C. 88° “Eduardo De Filippo” – Ponticelli — Giornalista – “Giornalaio” del vicolo — Lontani – La Traversata | COSTUMI — Napoli, 7 agosto 2026

Inizio modulo

Fine modulo

Lascia un commento