COSTUMI
Spiagge, specchio sociale :- agosto 2026 oggi -che scriviamo 2 agosto :-
Dal 1958 al 2026: il corpo racconta la società
di Ciro Scognamiglio
Giornalismo di Strada
Erano undici anni che l’antropologo di strada non frequentava una spiaggia. L’ultimo sguardo risaliva al 2015. Tornarvi nel 2026 non ha significato cercare svago, ma osservare un laboratorio umano dove il corpo è diventato il principale mezzo di comunicazione.
Dal 1958 fino agli anni del boom economico la spiaggia rappresentava la conquista del tempo libero. Il costume da bagno seguiva il cambiamento dei costumi sociali, ma rimaneva un semplice indumento funzionale. Oggi non è più così. Il costume comunica appartenenza, identità, desiderio di apparire e di essere riconosciuti. È un linguaggio.
La riflessione nasce anche da un ricordo personale. Nel 2015, a Noto, nella Sicilia ancora legata a una cultura del rigore, osservai una giovane che indossava una fascia con la scritta “Miss”. Mi domandai allora: libera di cosa? Di mostrarsi? Di rappresentare un modello? Oppure di aderire a un nuovo conformismo? Undici anni dopo quella domanda è ancora più attuale.
Il sociologo Zygmunt Bauman descriveva la nostra come una società liquida, nella quale le identità diventano fragili e mutevoli. Proprio per questo il corpo assume oggi il ruolo di archivio permanente. I tatuaggi non sono soltanto ornamenti: raccontano affetti, lutti, passioni, figli, simboli religiosi, appartenenze. La pelle diventa una biografia visibile.
Anche il beachwear cambia funzione. I confini tra l’abbigliamento urbano e quello balneare si dissolvono. Il costume esce dalla spiaggia ed entra nella quotidianità. Non distingue più il momento del bagno dal resto della giornata. Diventa parte dell’immagine pubblica della persona.
La nudità, infine, vive una contraddizione evidente. Da una parte il naturismo propone un rapporto più autentico con il corpo e con la natura; dall’altra cresce l’ossessione dell’immagine perfetta alimentata dai social network, dalla fotografia continua e dal confronto permanente con gli altri. Mai si è parlato tanto di libertà del corpo, e mai il corpo è apparso tanto osservato, valutato e giudicato.
Le fotografie raccolte non vogliono accusare nessuno. Sono appunti antropologici. Inquadrano dettagli, posture, tatuaggi, gesti e modi di abitare uno spazio comune. La spiaggia, osservata con attenzione, diventa uno specchio della nostra civiltà.
Forse il vero cambiamento non riguarda il costume da bagno, ma il modo in cui ciascuno costruisce e offre la propria immagine agli altri. Il corpo è diventato un messaggio, e la spiaggia una grande piazza della comunicazione contemporanea.
La domanda resta aperta: stiamo davvero conquistando una maggiore libertà oppure stiamo soltanto cambiando il modo di esporci allo sguardo degli altri?
“L’antropologia non giudica i corpi; osserva le culture che attraverso quei corpi si raccontano.”
Ciro Scognamiglio
Rubrica COSTUMI – Estate 2026

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