COSTUMI
COSA STIAMO PENSANDO? 01 agosto 2026 AREA FLERGREA!
Tra la terra che trema e il silenzio delle coscienze
Editoriale di Ciro Scognamiglio
Forse non ci resta che piangere. Il titolo richiama il celebre film, ma oggi non è una citazione cinematografica: è lo stato d’animo di molti cittadini che vivono ogni giorno con lo sguardo rivolto al sottosuolo e al cielo.
La terra continua a parlare. Lo fa con il linguaggio che le appartiene: quello delle scosse, del bradisismo, dei vulcani, delle deformazioni del suolo. Non sono parole, ma segnali. E quando la natura parla, l’uomo dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare.
Le cronache raccontano numeri, magnitudo, rilevazioni scientifiche, mappe e bollettini. Tutto necessario. Ma accanto ai dati esiste una realtà meno misurabile: quella delle persone. C’è chi dorme con la paura, chi si sveglia di soprassalto, chi osserva ogni minimo rumore chiedendosi se sia l’inizio di qualcosa di più grande.
La domanda che attraversa le famiglie è semplice e drammatica nello stesso tempo: siamo davvero pronti?
Le istituzioni hanno il compito di informare, prevenire, organizzare, rassicurare senza minimizzare e senza creare allarmismi. È un equilibrio difficile, ma indispensabile. La fiducia dei cittadini nasce dalla presenza concreta, dalla chiarezza delle informazioni e dalla capacità di condividere responsabilità e decisioni.
Molti, invece, avvertono una distanza. La sensazione è che chi decide non sempre viva la quotidianità di chi abita queste aree. Non è un’accusa, ma una percezione che merita ascolto. Perché amministrare un territorio significa anche comprenderne le emozioni, oltre che governarne le emergenze.
Madre Natura non firma accordi. Non conosce confini politici, appartenenze ideologiche o calendari amministrativi. Segue esclusivamente le proprie leggi, che l’uomo può studiare, ma non dominare.
Per questo il dibattito non dovrebbe limitarsi all’emergenza del momento. Occorre investire nella cultura della prevenzione, nelle esercitazioni, nella conoscenza del rischio e nella costruzione di comunità consapevoli. Un popolo informato affronta la paura con maggiore lucidità; un popolo lasciato nell’incertezza finisce per alimentare sfiducia e disorientamento.
La vera sfida non è soltanto convivere con il rischio naturale. È conservare la fiducia reciproca tra cittadini, scienza e istituzioni. Quando questo legame si indebolisce, il terremoto più difficile da ricomporre non è quello della terra, ma quello delle coscienze.
Noi non possiamo fermare un vulcano. Non possiamo impedire che la terra si muova. Possiamo però scegliere come prepararci, come informarci e come prenderci cura gli uni degli altri.
È questa la differenza tra una comunità che subisce gli eventi e una comunità che, pur nella paura, rimane unita.
Come giornalisti abbiamo il dovere di raccontare i fatti con equilibrio, senza spettacolarizzare il dolore e senza inseguire il sensazionalismo. La cronaca deve informare, ma anche contribuire a costruire una coscienza collettiva capace di affrontare il futuro con responsabilità.
Perché il vero interrogativo non è soltanto che cosa farà la natura.
Il vero interrogativo è che cosa faremo noi, prima che la natura ci costringa a scegliere.
“La prudenza non elimina il destino, ma rende più degno il cammino dell’uomo.”
Ciro Scognamiglio
Giornalista – Direttore “Lontani – La Traversata”
Rubrica COSTUMI
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