STORIE DI TERRITORI CILENTANI
Da San Mauro, guardando il Monte Stella
Dalla preistoria all’eredità bizantina: viaggio nella memoria di un territorio attraverso la voce di Roberto Volpe, agricoltore e storico locale
di Ciro Scognamiglio
San Mauro Cilento, 31 luglio 2026
Nel centro di San Mauro Cilento, seduti al Bar ex Stalla, mentre il Monte Stella domina il paesaggio e sembra custodire silenziosamente secoli di storia, nasce un incontro che diventa racconto del territorio.
Sono le ore 11:10 del 31 luglio 2026 quando comincia il mio dialogo con Roberto Volpe, agricoltore, coltivatore, agronomo e appassionato studioso della storia locale.
Non è soltanto un’intervista. È un viaggio nella memoria del Cilento, condotto attraverso le parole di un uomo che lavora la terra e, nello stesso tempo, ne ricerca le radici.
«Il territorio che oggi chiamiamo Cilento ha una storia antichissima», racconta Volpe. Prima dell’arrivo dei Greci, queste terre furono abitate dalle popolazioni lucane. Ma le tracce della presenza umana ci riportano ancora più indietro nel tempo.
Sul Monte Stella sarebbe stata rinvenuta una selce attribuita alla Cultura del Gaudo, testimonianza di una frequentazione preistorica dell’area. Il reperto, secondo quanto riferisce Volpe, venne consegnato alle autorità competenti e successivamente destinato al Museo di Paestum.
Il Monte Stella, dunque, non è soltanto una montagna. È un archivio naturale, una presenza che domina il territorio e conserva segni, racconti e misteri.
Tra questi vi sarebbe anche una grande formazione megalitica, studiata da archeologi e astronomi, che sarebbe stata modificata dall’uomo e utilizzata come una sorta di calendario solare, capace di indicare il solstizio d’inverno.
Una pietra che segna il tempo.
Una testimonianza che collega l’uomo, la terra e il cielo.
Accanto ai megaliti emergono i palmenti, antiche vasche scavate direttamente nella roccia e utilizzate per la lavorazione dell’uva e la produzione del vino.
Roberto Volpe ha dedicato proprio ai palmenti una parte importante delle sue ricerche. Ha promosso anche un gruppo di studio internazionale dedicato all’archeologia della vite e alla storia della vinificazione.
Per molto tempo, racconta, alcuni studiosi hanno dubitato della reale funzione di queste strutture. Le analisi condotte sui residui presenti nelle rocce avrebbero però confermato tracce riconducibili alla produzione vinicola.
Il vino, dunque, non rappresenterebbe soltanto una risorsa agricola del Cilento contemporaneo. Sarebbe il risultato di una tradizione antichissima, nata dal rapporto tra le comunità e una terra difficile ma generosa.
La geografia, del resto, spiega molte cose.
Il Monte Stella si alza alle spalle del mare. I paesi sorgono spesso tra i cinquecento e i seicento metri di altitudine. La montagna offriva legname, pascoli, acqua e terreni coltivabili.
«Dove finisce l’olivo comincia il pascolo», ricorda Volpe, ripetendo un’antica espressione popolare.
È in questa frase che si concentra una parte importante dell’economia storica del territorio: più in basso la coltivazione degli ulivi, più in alto la pastorizia.
I primi insediamenti si svilupparono soprattutto lungo i corsi d’acqua, chiamati in alcuni documenti antichi “acque vive”, perché mantenevano una portata anche nei mesi estivi.
In montagna sono stati rinvenuti resti attribuiti alle popolazioni lucane e frammenti di ceramica a vernice nera di età campana. Gli studi sono ancora aperti, ma indicano una presenza umana diffusa e molto antica.
Alla storia documentata si affianca la tradizione orale.
Da bambino Roberto Volpe ascoltava raccontare la leggenda dei Giganti del Monte Stella.
Giganti che avrebbero abitato la montagna e spostato enormi massi. Figure simboliche, nate forse davanti alla difficoltà di spiegare la presenza di grandi opere in pietra.
Quando gli uomini del passato osservavano rocce gigantesche collocate in posizioni particolari, immaginavano che soltanto esseri dotati di una forza sovrumana potessero averle trasportate.
La leggenda, in questo modo, diventava uno strumento per interpretare ciò che ancora non si comprendeva.
Ma il Monte Stella non racconta soltanto la preistoria.
Dal Medioevo in poi la documentazione diventa più consistente. Intorno all’anno Mille, negli archivi della Badia di Cava, compaiono atti che testimoniano l’esistenza dei paesi del territorio.
Resta aperto anche il dibattito sull’origine stessa del nome Cilento: se indicasse inizialmente una città, un centro preciso oppure un territorio che, nel corso dei secoli, assunse progressivamente una propria identità geografica e culturale.
Un capitolo fondamentale riguarda le migrazioni provenienti dall’Oriente.
La prima grande presenza greca è legata naturalmente alla Magna Grecia. Successivamente giunsero monaci orientali in fuga durante le lotte iconoclaste.
Un’altra migrazione importante, secondo la ricostruzione proposta da Volpe, avvenne dopo la caduta di Costantinopoli.
Famiglie appartenenti all’aristocrazia bizantina avrebbero raggiunto anche quest’area del Cilento, seguendo esponenti legati alla dinastia dei Paleologi. Alcune ottennero terre sulle quali stabilirsi.
Fra queste famiglie viene ricordata quella dei Mazza, dalla quale sarebbero poi derivati cognomi come Mazza e Mazzarella.
Con loro sarebbe giunta anche una preziosa icona bizantina, ancora oggi conservata nella chiesa del paese.
La presenza greca e orientale non sarebbe rimasta soltanto nelle opere religiose. Sarebbe riconoscibile ancora oggi nei cognomi, nei nomi dei luoghi, nei riti e in alcuni elementi della cultura popolare.
San Mauro Cilento appare così come un punto d’incontro tra civiltà diverse.
Lucani, Greci, monaci orientali, famiglie bizantine, pastori, agricoltori e coltivatori hanno attraversato o abitato questo territorio, lasciando tracce nella pietra e nella memoria.
Roberto Volpe si definisce con semplicità un agricoltore con la passione per la storia. Ma il suo lavoro dimostra che la conoscenza non appartiene soltanto alle università o agli archivi.
La storia vive anche nelle campagne, nelle montagne, nei racconti degli anziani, nelle parole tramandate, nei frammenti di ceramica trovati lungo un sentiero e nelle vasche di pietra che per secoli hanno raccolto il mosto.
Guardando il Monte Stella da San Mauro si comprende che un territorio non è soltanto uno spazio geografico.
È il risultato di uomini, migrazioni, lavori, paure, leggende e speranze.
È una stratificazione continua.
Raccontarla significa impedire che le nuove generazioni perdano il contatto con le proprie radici.
L’incontro con Roberto Volpe si conclude nel centro del paese, ma la ricerca resta aperta.
Il Monte Stella continua a osservare il Cilento, come un antico custode.
Sotto la sua ombra rimangono ancora pietre da interpretare, documenti da leggere e storie da riportare alla luce.
Ciro Scognamiglio
Giornalismo di Strada – Storie di territori cilentani
San Mauro Cilento, 31 luglio 2026


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