FUORITEMPO
L’ALTRA GUANCIA. E POI? 18 LUGLIO 2026
Dalla Genesi fino a oggi l’uomo porta dentro di sé la stessa domanda. Caino e Abele. Le guerre. Le vendette. La forza. La paura. Poi arriva il Vangelo con una delle parole più sconvolgenti della storia: «Se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra.» È una frase che attraversa duemila anni e continua a interrogare il padre, la madre, il magistrato, il poliziotto, il professore e il cittadino. Perché la domanda nasce subito dopo: e poi? Se il violento continua? Se la vittima resta sola? Se la pace diventa rassegnazione? La giustizia non può trasformarsi in vendetta, ma la pace non può significare abbandonare gli innocenti. È su questo confine che cammina la civiltà.
Forse è per questo che un ricordo di ragazzo non mi ha mai lasciato. Correva il 1968-1969. Frequentavo il Volta di San Giorgio a Cremano. Avevo quattordici o quindici anni. Ero presente a un episodio che ancora oggi riaffiora nella mia memoria. Non intendo trasformare un ricordo in una cronaca, né attribuire certezze che il tempo ha cancellato. Racconto soltanto ciò che un ragazzo vide e ciò che quell’episodio lasciò dentro di lui. Ricordo un giovane considerato un bullo. Ricordo l’intervento del sacerdote don Ciro Borriello. Ricordo il clamore, le discussioni e poi il silenzio. Allora non esistevano telefonini, fotografie digitali o social network. Molti fatti finivano nella memoria di chi li aveva vissuti e lì restavano, senza prove, senza filmati, senza tribunali mediatici.
Quello che non ho mai dimenticato è il significato di una frase che mi rimase impressa. Non posso garantire che siano state le parole esatte, ma il senso sì: «Dopo l’altra guancia, il Padreterno non ha scritto altro. Il resto lo affida alla coscienza dell’uomo.» Da quel giorno mi portai dentro una domanda semplice e terribile: «Se fossi uomo, che cosa farei?»
Oggi, dopo una vita trascorsa nella scuola, nella famiglia, nello sport, nel giornalismo e nella ricerca, quella domanda è ancora davanti a me. Sono padre. Credo nella Costituzione. Credo nella parola Shalom. Sono nato con una zoppia e avrei potuto scegliere la rabbia come compagna di viaggio. Mio padre, invece, mi insegnò un’altra strada: «Vivere per servire e non servire per vivere.» Faceva pugilato e mi ripeteva sempre: «Conta fino a tre.» Poi sorrideva, perché sapeva che io, a uno e mezzo, ero già una belva. Forse tutta la civiltà si misura proprio in quel mezzo secondo che separa l’istinto dalla coscienza.
Dal Giurassico abbiamo imparato a costruire città, ponti, satelliti e intelligenze artificiali. Forse non abbiamo ancora imparato a governare la bestia che ciascuno porta dentro di sé. Per questo non voglio distribuire sentenze. Vorrei ascoltare costituzionalisti, teologi, filosofi, magistrati, educatori, uomini delle istituzioni e chi ha conosciuto il dolore senza trasformarlo in odio. Il professore, quando torna nel vicolo, non può consegnare certezze assolute. Può soltanto consegnare una domanda che attraversa la Genesi, il Vangelo e la nostra Costituzione.
L’altra guancia. E poi?
Prof. Ciro Scognamiglio
Già Preside – Professore – Giornalista di Strada Oggi
Direttore “Lontani La Traversata”
ABSTRACT
IL MONDO È AL CONTRARIO DAL GIURASSICO?
Un ricordo del 1968-1969, una frase che non ha mai smesso di interrogare la coscienza, l’insegnamento di un padre pugile e il dubbio di un professore che, dopo una vita nella scuola e nel giornalismo, continua a chiedersi dove finisca il perdono e dove cominci il dovere di difendere gli innocenti. Questo Fuoritempo non offre risposte facili e non giustifica la violenza. Propone una riflessione civile, cristiana e costituzionale sul significato dell’«offrire l’altra guancia» nel mondo di oggi. Perché Shalom non è arrendersi al male, ma costruire una pace capace di custodire la dignità dell’uomo e la forza della giustizia.
Prof. Ciro Scognamiglio
Già Preside – Professore – Giornalista di Strada Oggi
Direttore “Lontani La Traversata”
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