ALLA RESA DEL PANE
Domande ai costituzionalisti, non ai partiti
di Prof. Ciro Scognamiglio – Giornalista di Strada – 17 luglio 2026
Scusate.
Noi cittadini vi ascoltiamo. Leggiamo le vostre analisi, seguiamo i confronti televisivi, studiamo le interviste. Eppure, quando il dibattito finisce, restano più domande che risposte.
C’è chi sostiene il ballottaggio, chi difende il sistema proporzionale, chi chiede il ritorno delle preferenze e chi ritiene sufficienti le liste bloccate. Tutti richiamano la Costituzione, ma spesso giungono a conclusioni profondamente diverse.
È qui che arriva la resa del pane.
Non quella della politica, ma quella della chiarezza.
Come giornalista di strada non mi interessa stabilire chi abbia ragione prima che il confronto sia concluso. Mi interessa capire. E, soprattutto, aiutare i cittadini a comprendere.
Per questo rivolgo alcune domande a tutta la comunità dei costituzionalisti.
Qual è oggi il sistema elettorale che meglio realizza i principi della Costituzione? Perché studiosi autorevoli sostengono tesi opposte? Dove termina l’interpretazione giuridica e dove inizia la valutazione politica? Le sentenze della Corte costituzionale conducono davvero a un’unica soluzione? Il ballottaggio rappresenta una necessità istituzionale oppure una scelta politica? Il sistema proporzionale è davvero un ritorno al passato o costituisce una diversa concezione della rappresentanza democratica?
Sono domande semplici. Sono domande che appartengono ai cittadini.
Forse è arrivato il momento di discutere senza pregiudizi tutte le possibili soluzioni, compreso il sistema proporzionale, senza trasformare ogni proposta in una battaglia ideologica. La democrazia non vive di verità assolute, ma del confronto tra idee, culture giuridiche e visioni istituzionali differenti.
Nessuno può considerarsi il depositario esclusivo del verbo costituzionale.
Ottant’anni di Repubblica ci hanno insegnato che la forza della Costituzione non consiste nell’imporre un’unica interpretazione, ma nel consentire un confronto libero, rigoroso e rispettoso tra opinioni diverse.
Il compito del giornalismo non è scegliere quale scuola costituzionale debba prevalere. Il suo dovere è un altro: verificare i fatti, distinguere ciò che è dimostrato da ciò che è opinione e pretendere che il dibattito sia comprensibile a chi, con il proprio voto, continua a dare forza alle istituzioni democratiche.
FUORITEMPO
Non siamo più quelli che ascoltavano a bocca aperta i comizi nelle piazze del dopoguerra. Erano gli anni delle grandi contrapposizioni, dei simboli, delle appartenenze assolute, di un Paese che usciva dalla guerra e cercava una nuova strada.
Oggi l’Italia è diversa.
Abbiamo attraversato la ricostruzione, la Guerra fredda, il terrorismo, la fine della Prima Repubblica, la globalizzazione, Internet e l’Intelligenza Artificiale.
Ho settantadue anni. Nel mio studio convivono libri di storia scritti da autori di orientamenti diversi. Li leggo tutti. Non per trovare una verità di parte, ma per comprendere quanto la realtà sia più complessa degli slogan.
Per questo oggi diciamo, con rispetto ma anche con fermezza, ai costituzionalisti, agli studiosi, ai politici e agli opinionisti: aiutateci a capire.
Non chiedeteci soltanto di schierarci.
La democrazia adulta non vive di tifoserie. Vive di cittadini informati, capaci di ascoltare opinioni diverse e di scegliere con la propria testa.
Noi non siamo più il pubblico che applaude sotto un palco.
Siamo cittadini della Repubblica.
E vogliamo capire.

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