FUORITEMPO – DAL SILENZIO – NOTA PRIMA!

Rientro. Per lasciare un pensiero.

di Prof. Ciro Scognamiglio – CS99

Rientro dal silenzio. Non perché abbia cambiato idea. Rientro perché desidero lasciare un pensiero. Nessuno di noi ha firmato un contratto con il tempo e nessuno può essere certo di ritrovarsi qui a settembre. Se, per motivi che appartengono soltanto alla vita, non doveste più trovarmi, voglio che resti almeno questa riflessione sullo sport e sul calcio.

Ho sempre definito il calcio, con un sorriso, ventidue uomini in mutande che corrono dietro a un pallone. Ma quel pallone, qualche volta, sembra quasi telecomandato da interessi, polemiche, convenienze e passioni che vanno ben oltre il rettangolo di gioco.

In questi giorni il dibattito si è concentrato sul rientro di un calciatore dopo una sospensione. C’è chi ritiene che dovesse tornare subito in campo, chi sostiene il contrario. Le discussioni si sono accese, ma il risultato finale non è cambiato: la nazionale interessata non ha comunque raggiunto il traguardo che si era prefissata.

A noi de Lontani La Traversata, però, questa polemica interessa poco.

Il nostro sguardo vuole andare oltre il titolo del giorno.

Guardiamo,  verso la Norvegia. Non soltanto verso un grande calciatore come Erling Haaland, ma verso il popolo che lo ha generato, educato e formato. È qui che l’antropologia incontra lo sport. Un campione non nasce mai da solo. Dietro ogni talento ci sono una cultura, una scuola, un’organizzazione sociale, una visione del futuro.

Da  Pianura, oggi IX Municipalità della Città Metropolitana di Napoli, una comunità di oltre 115 mila abitanti con una storia complessa e profonda. Anche questo insegna qualcosa: i popoli non si comprendono attraverso gli stereotipi, ma attraverso la loro storia.

Per questo preferisco studiare prima di giudicare. È un’abitudine che mi hanno insegnato la ricerca, la scuola e il giornalismo che ho sempre cercato di praticare.

Se questo significa essere fuori dal tempo, accetto volentieri la definizione.

Perché il tempo passa. La cultura resta.

E il giornalismo, quando è libero, dovrebbe lasciare soprattutto domande. Non slogan.

Per cui entriamo nel merito:

DAL SILENZIO

IL GIORNALISMO LIBERO NON APPARTIENE A NESSUNO

REDAZIONE –  Lontani La Traversata- Napoli Pianura 07 luglio 2026 #addC

Esco dal silenzio. Non per cercare applausi, né per aggiungere una voce al coro. Esco dal silenzio perché appartengo a un’altra idea di giornalismo. Sono figlio di una scuola che mi ha insegnato che il primo dovere del cronista è studiare, verificare e avere il coraggio di cambiare idea quando i fatti lo impongono. Oggi, invece, ho la sensazione che troppo spesso il commento abbia preso il posto della ricerca e la battuta quello dell’analisi.

Ho letto il giudizio espresso da Sandro Sabatini su Erling Haaland e il modo in cui quelle parole sono riemerse dopo l’evoluzione della carriera del calciatore. Non mi interessa trasformare un collega nel bersaglio di una polemica. Mi interessa ciò che quell’episodio rappresenta. Il punto non è Haaland. Il punto è il metodo. Quando il giornalismo smette di interrogarsi e preferisce le sentenze, perde una parte della propria autorevolezza.

Io continuo a credere in un giornalismo libero: libero dai governi, libero dai partiti, libero dagli interessi economici, libero dagli editori ogni volta che la coscienza del giornalista impone di raccontare un fatto senza piegarsi a convenienze di alcun genere. Forse è un’idea antica. Ma è quella che ho imparato e che continuo a difendere.

Ho vinto i miei concorsi con lo studio. Vivo del mio lavoro accademico e della mia ricerca. Per questo posso permettermi il lusso più grande: scrivere ciò che penso, assumendomene ogni responsabilità. Non pretendo che tutti condividano le mie idee. Pretendo soltanto che il diritto al pensiero libero non diventi un reperto da museo.

Qualcuno dirà che sono fuori tempo. Può darsi. Ma preferisco essere fuori tempo che fuori coscienza.

E permettetemi una nota satirica. Alla mia età so bene che il treno corre verso il deposito: sono già al primo terzo del binario e non ho alcuna intenzione di fingere di essere immortale. Proprio per questo sorrido quando sento ancora trombe, fanfare e tromboni annunciare verità assolute. Il tempo, più di qualsiasi opinionista, ha il vizio di rimettere ogni cosa al proprio posto.

Chi scrive sa che ogni parola ha un prezzo. Io quel prezzo l’ho sempre pagato di persona, con il mio nome, la mia faccia e la mia firma. È l’unico patrimonio che un giornalista non dovrebbe mai cedere.

Direttore e ViAnSA99 confronto al vertice!

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