LETTERA DAL DECUMANO MINORE
A Enzo Caporale. La memoria che non divide
di Ciro Scognamiglio – CS99 – 6 luglio 2026 -:STORIA di Amicizia:- !
Caro Enzo, ricostruire il passato non significa riaprire le ferite, ma comprendere quale memoria ci abbia fortificato e quale strada ci abbia insegnato a percorrere. Eravamo giovani in una stagione difficile, attraversata da grandi passioni, forti contrapposizioni e ideali vissuti con intensità. Ognuno seguiva le proprie convinzioni. Io c’ero, come oggi, con lo sguardo dell’osservatore e del cronista, convinto che una stampa libera dovesse raccontare i fatti senza diventare prigioniera delle appartenenze politiche o ideologiche. Anche quella scelta ebbe le sue conseguenze, meno visibili delle tue, ma non per questo meno profonde. Chi sceglie la libertà di raccontare spesso paga un prezzo che non compare nei libri di storia.
Le tue conseguenze, invece, sono rimaste impresse negli atti, nella memoria civile di Napoli e nella coscienza di quanti hanno vissuto quegli anni. Il 21 febbraio 1973 eri uno studente del primo anno di Medicina quando, durante il corteo che attraversava il centro cittadino, nei pressi della Questura di Napoli, fosti gravemente colpito alla testa. Iniziň una lunga lotta tra la vita e la morte. Seguirono interventi chirurgici, mesi di sofferenza, una lenta riabilitazione e una forza d’animo che pochi avrebbero saputo trovare. Sopravvivesti e, contro ogni previsione, tornasti a studiare, conseguisti la laurea e diventasti medico.
È qui che la tua storia cambia significato. Non resta imprigionata nella cronaca di una giornata di violenza, ma diventa testimonianza di una vita capace di trasformare il dolore in servizio. Hai scelto di curare gli altri, di mettere la tua esperienza al servizio della persona, vivendo quel principio che da sempre sento anche mio: vivere per servire e non servire per vivere.
Gli anni ci hanno insegnato molto. Lo studio della medicina, della biofisica e della ricerca ci ha fatto comprendere che ogni fenomeno va osservato prima di essere giudicato, che la conoscenza nasce dall’analisi rigorosa e non dal pregiudizio, che la verità non appartiene agli slogan ma al paziente lavoro dell’intelligenza. Per questo oggi credo ancora di più che non esistano nemici da odiare, ma idee diverse da comprendere, discutere e, quando necessario, contrastare con gli strumenti della cultura, della scienza e della libertà.
La tua vita è la dimostrazione concreta che la memoria può diventare una forza costruttiva. Per molti resterai il giovane ferito di quel febbraio del 1973; per me sei soprattutto il medico che ha saputo trasformare una tragedia personale in una missione di servizio verso gli altri. È questa la vittoria più grande, quella che nessuna violenza avrebbe mai potuto cancellare.
Oggi, guardando al nostro passato, non sento il bisogno di dividere o di cercare colpevoli. Sento invece il dovere di custodire una memoria che aiuti le nuove generazioni a comprendere quanto sia preziosa la libertà, quanto sia importante il dialogo e quanto valore abbia una vita dedicata agli altri. La memoria, quando è autentica, non alimenta rancori: costruisce coscienze. Ed è questo, caro Enzo, il lascito più bello che possiamo consegnare a chi verrà dopo di noi.
Prof. Ciro Scognamiglio – CS99
Lettera dal Decumano Minore

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