CAPPELLO

PORTA DELLA PACE E DELL’ACCOGLIENZA

Siamo con voi… 4 luglio 2026

Siamo con la pace e con l’accoglienza che Papa Leone ha riportato a Lampedusa, proseguendo il cammino indicato da Papa Francesco in un luogo divenuto simbolo del dolore, della speranza e della coscienza dell’Europa. Anche dalla nostra chiusura estiva di Studio Giornale sentiamo il dovere di far giungere una voce semplice: non facciamo distinzioni davanti a una mano tesa. Crediamo che ogni uomo possa essere, nello stesso tempo, debitore e creditore della stessa fraternità universale. Nessuno è più straniero degli altri, perché tutti condividiamo la stessa terra e lo stesso destino umano. Grazie, Papa Leone, per aver ricordato al mondo che la pace nasce dall’incontro, l’accoglienza dalla dignità della persona e la fede diventa credibile soltanto quando si trasforma in carità. Da cronisti della strada scegliamo di stare dalla parte dell’uomo, della pace e della speranza. Questo articolo è il nostro piccolo contributo a una memoria che vorremmo consegnare ai giovani del 3000.

PORTA DELLA PACE E DELL’ACCOGLIENZA

Lampedusa, tredici anni dopo. Il mare continua a interrogare la coscienza dell’uomo.

di Ciro Scognamiglio – CS99
4 luglio 2026
Fuoritempo

Tra 974 anni, se ci saranno ancora uomini capaci di leggere le tracce della nostra civiltà, forse questo quadro parlerà più delle nostre parole. Racconterà di una piccola isola, Lampedusa, divenuta negli anni il confine morale dell’Europa; di un mare che ha unito popoli e civiltà ma che troppe volte si è trasformato in un cimitero senza lapidi; racconterà di un Papa che, tredici anni dopo il viaggio profetico di Francesco, è tornato nello stesso luogo del dolore per ricordare che il Vangelo non conosce confini quando incontra una persona in difficoltà.

La Porta della Pace e dell’Accoglienza, scolpita sullo scoglio di Lampedusa, non è soltanto un monumento: è una domanda rivolta all’umanità. Da quale parte vogliamo stare? Da quella dei muri o da quella delle mani tese?

Noi, uomini del XXI secolo, abbiamo costruito intelligenze artificiali, satelliti e reti globali, ma troppo spesso abbiamo smarrito il linguaggio più semplice: quello dei neuroni a specchio, la capacità di riconoscere nell’altro una parte di noi stessi. Abbiamo imparato a comunicare con il mondo intero, ma abbiamo dimenticato come guardarci negli occhi.

Per questo la visita a Lampedusa non appartiene soltanto alla cronaca religiosa: appartiene alla storia dell’uomo. Le immagini del Papa in preghiera, gli abbracci, la Madonna di Porto Salvo, i volontari, le famiglie, i giovani sacerdoti e quanti ogni giorno soccorrono chi arriva dal mare raccontano un’unica parola: umanità.

Sant’Agostino scriveva che la vita dell’uomo è una navigazione e che il suo destino è trovare un porto sicuro. Lampedusa continua a ricordarcelo. Non esistono porti sicuri se l’indifferenza governa il cuore; non esiste pace se l’economia dimentica la fraternità; non esiste fede autentica se non diventa accoglienza, integrazione e promozione della dignità umana.

Accogliere non significa rinunciare alla sicurezza. Significa costruire una società capace di distinguere la paura dalla responsabilità. Le istituzioni hanno il dovere di governare i fenomeni migratori con giustizia e legalità; la Chiesa, il volontariato, la scuola e ogni cittadino hanno invece il compito di non lasciare morire la coscienza.

La Porta della Pace diventa così una lente attraverso la quale osservare il mondo. Dentro quella porta entrano i naufraghi, i pescatori, i volontari, i turisti, i bambini e ogni uomo che cerca una speranza. Fuori dovrebbe restare soltanto ciò che l’umanità deve avere il coraggio di abbandonare: l’odio, la guerra, il disprezzo e l’indifferenza.

Io continuo a credere nella fede non attraverso gesti clamorosi, ma attraverso le parole, il racconto della strada e del mio vicolo. Può sembrare poca cosa, ma ogni civiltà è nata quando qualcuno ha avuto il coraggio di raccontare il bene prima ancora del male.

Se i giovani del 3000 vivranno finalmente in pace, questo quadro sarà soltanto memoria. Se invece conosceranno ancora guerre e naufragi, comprenderanno che qualcuno, nel nostro tempo, aveva già indicato una strada diversa. La Porta della Pace resterà allora non soltanto un monumento, ma una coscienza di pietra affacciata sul Mediterraneo, capace di porre a ogni generazione la stessa domanda:

Saremo capaci di riconoscere nell’altro un fratello?

Ciro Scognamiglio – CS99
Fuoritempo – Lucido Folle – Nessuno
ViAnSa99Noi

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