Tra inclusione, rispetto e regole della democrazia

QUALE APPARENZA C’È?
Tra inclusione, rispetto e regole della democrazia
Napoli – Redazione Pianura 30 giugno 2026
Ci sono battaglie che non appartengono né alla destra né alla sinistra. Appartengono alla coscienza civile.
Parlo da uomo che ha conosciuto il limite. Da quando ero bambino cammino con scarpe ortopediche. Se dovessi entrare in una moschea togliendole, avrei non poche difficoltà. Non lo dico per contestare una religione, ma per spiegare che ogni regola, quando incontra la vita concreta delle persone, deve saper dialogare con la realtà.
Sono sempre stato l’uomo dell’inclusione. Inclusione, però, non significa che ogni Paese debba rinunciare alla propria identità civile. Significa riconoscere il diritto di ogni persona ad essere rispettata e, nello stesso tempo, il dovere di rispettare le regole democratiche della comunità che la ospita.
Quando chiediamo una carta d’identità, un documento, il volto visibile nei casi previsti dalla legge o il rispetto delle norme di sicurezza, non stiamo dichiarando guerra a una religione. Stiamo difendendo un principio semplice: davanti alla legge non devono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Questo vale anche per noi italiani quando siamo ospiti di altri Paesi. Il rispetto non è mai a senso unico.
Il caso che ha coinvolto Silvia Sardone sarà valutato dalla magistratura, ed è giusto che sia così. I tribunali servono proprio a stabilire se siano stati superati i limiti del diritto di critica o se, invece, sia stata esercitata una legittima libertà di espressione. Non spetta ai social emettere sentenze.
Ma la domanda che resta è un’altra.
Possiamo continuare a confondere il rispetto delle persone con l’assenza di regole?
Credo di no.
Una democrazia forte difende la libertà religiosa, combatte ogni discriminazione e rifiuta ogni violenza. Allo stesso tempo pretende che le proprie leggi valgano per tutti. Senza eccezioni. Senza privilegi. Senza paure.
Perché quando le regole vengono annacquate, come si diceva una volta “con la gassosa”, non cresce la libertà. Cresce soltanto la confusione.
La forza della nostra civiltà non è il machete. Non è l’intimidazione. Non è il silenzio imposto. È la parola, il confronto, il diritto di discutere e perfino di dissentire, sempre nel rispetto della dignità di ogni persona.
Chi difende la democrazia non deve avere paura del dialogo. Ma non deve avere nemmeno paura di ricordare che la libertà esiste proprio perché esistono regole comuni.
Ciro Scognamiglio – CS99
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