FOTOGRAFIA VAGABONDA

Sostengo questa battaglia creativa.

Condivido la riflessione di Claudio Ciccarone.

L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario, ma non può diventare un alibi per rinunciare alla creatività. Una copertina non deve essere soltanto bella: deve raccontare un’identità, lasciare un’impronta, avere un’anima.

Da anni lavoro sulle mie fotografie, le trasformo, le elaboro, le faccio dialogare con il testo. Ogni immagine nasce da una scelta, da un ricordo, da un punto di vista. Non è un prodotto in serie.

Se proprio si decide di utilizzare l’IA, allora lo si faccia con intelligenza: affidando il progetto a giovani grafici, illustratori e creativi capaci di guidarla, interpretarla e darle uno stile. L’idea deve restare umana.

Un libro merita un volto. E ogni volto deve essere diverso.

Fuoritempo – CS99

Ciro Scognamiglio

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Il Leggilibri della Tgr Campania

25 giugno alle ore 15:17 ·

MANNAGGIA ALLA CAPA VOSTRA, EDITORI !!!

Smettetela di usare l’IA per creare le copertine dei libri che pubblicate. Sono fredde, senza carattere, senza uno stile riconoscibile. Sembrano un po’ come le automobili di oggi: tutte perfette ma tutte uguali.

I libri devono avere un volto. Un volto che li distingua, come accade alle persone che li leggono. Una copertina deve far venir voglia di prendere proprio quel libro, non deve essere una maschera prodotta in serie.

Ah… come sono belle le copertine degli editori che si affidano ad artisti dell’immagine che creano la loro opera ispirati dal testo. Essere editore è un mestiere fatto di scelte, di gusto, di riconoscibilità. Pensateci su.

Saluti carerrimi dal Ciccarone

@follower

@fanpiùattivi

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