DOMENICA DEL DECUMANO MINORE
Napoli, 28 giugno 2026

LONTANI LA TRAVERSATA
LEGGE ELETTORALE: LA BUFALA DELLA FALSITÀ
Non è qualunquismo. È una domanda che viene dalla strada.
Il dato reale, a destra come a sinistra, sembra essere uno soltanto: non perdere il potere di scegliere chi debba essere candidato. Un potere concentrato nelle segreterie e nei capibastone, mentre il cittadino continua a votare senza poter incidere davvero sulla selezione della propria rappresentanza.
Chi, negli anni, ha delegato ad altri la difesa dei diritti, convinto che qualcuno lavorasse per il popolo, oggi ha il diritto di chiedere conto dei risultati.
Assistiamo a capipopolo che raccontano l’irraccontabile, assumono atteggiamenti da uomini forti e riescono comunque a raccogliere consenso. Un’Italia così, nel 1861, difficilmente avrebbe trovato la forza di costruirsi come Nazione.
Troppo spesso non si è lavorato per il popolo, ma per il potere. C’è stato chi ha coltivato stagioni di contrapposizione permanente: lotte di classe da una parte, slogan identitari dall’altra. E oggi la domanda resta una sola.
Dove siamo arrivati?
Intanto si discute ancora di una nuova legge elettorale e dell’ipotesi di votare anticipatamente, già nel novembre 2026. Il dibattito politico continua mentre restano aperte questioni istituzionali e costituzionali di grande rilievo.
Non vorrei essere nei panni del Presidente della Repubblica. In questi anni è passata davvero molta acqua sotto i ponti.
E allora mi rivolgo alla gente della strada.
Lo capite che oggi basta fondare un partito, superare la soglia di accesso al Parlamento e ritrovarsi con uno stipendio pubblico che molti cittadini chiamano amaramente “paghetta”, mentre tanti giovani faticano perfino a costruirsi un mestiere?
Che cosa racconterò domani, 29 giugno, ai ragazzi che mi chiedono certezze? Che il caldo ci ha fatto perdere la lucidità? Oppure che è arrivato il momento di restituire alla politica il senso del servizio?
Ho ascoltato parlare di piccoli partiti che raccolgono percentuali minime ma continuano a vivere del valore storico di simboli appartenuti ad altre stagioni della nostra democrazia.
E allora torno con il pensiero a mio padre.
«Papà, dopo essere uscito dai campi di sterminio, dove mi hai fatto nascere?»
È una domanda che non cerca nostalgia.
Cerca verità.
Fuoritempo.
Forse è davvero arrivato il tempo della verità.
Ciro Scognamiglio
Giornalista di Strada@
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